Il noir detiene il suo eterno fascino per film come L’isola di corallo (Key Largo), che ne gettano le fondamenta: nel 1948, il regista John Huston porta sullo schermo una pellicola che esplora un nuovo concetto di eroe.
Nell’ imprimere un pezzo importante nella storia del cinema, si fa accompagnare da un cast di spicco, formato da Edward G. Robinson e dalla coppia su schermo e nella vita composta da Humphrey Bogart e Lauren Bacall.
L’isola di corallo (Key Largo), di cosa parla il film

La storia gira attorno a Frank McCloud (Humphrey Bogart), ex veterano che fa visita alla vedova Nora Temple e al padre James Temple (rispettivamente Lauren Bacall e Lionel Barrymore) del suo amico George, commilitone morto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Frank soggiorna nel loro albergo a Key Largo, un’isola al largo della Florida. Qui arriva lo sceriffo Ben Wade (Monte Blue) con il suo vice per cercare dei nativi americani in fuga, ma dopo che se ne sono andati, Frank si ritrova coinvolto in una situazione pericolosa insieme ai due gestori e agli altri ospiti che si rivelano essere gli scagnozzi e l’ex Gaye Dawn (Claire Trevor) del gangster Johnny Rocco (Edward G. Robinson).
Il tutto mentre incombe un uragano e in Frank nascono sentimenti per Nora.
Il post noir di John Huston
In che modo una storia di gangster e ostaggi può diventare un messaggio di speranza?
È la sfida di John Huston, che si sposta dal noir dopo averlo precedentemente codificato con il suo esordio intitolato Il mistero del falco. In L’isola di corallo, in effetti, i classici elementi del genere ci sono, come la disillusione nel futuro, la sfiducia nelle istituzioni e l’atmosfera tesa e claustrofobica, però mancano le inquadrature angolate e i chiaroscuri sono molto piatti.
Ma soprattutto, l’ambiguità tra il bene e il male non è più evidente, e il protagonista non è un anti eroe. Il finale, in aggiunta, è adrenalinico ma positivo, e va a simboleggiare che per il regista nonostante tutto c’è speranza.
L’isola di corallo (Key Largo) e l’abbandono dell’antieroe

C’è un solo Johnny Rocco.
– Frank McCloud
A proposito della questione dell’antieroe, Frank è un personaggio principale che si distacca da questo thopos. È vero che evade alle domande sulla guerra proprio perché non crede più nella causa per cui ha combattuto, però non si tira indietro nel momento del bisogno. È una figura triste, ma non torbida.
Tutto ciò diviene ancora ancora più chiaro se si fa un paragone con l’antagonista Johnny Rocco, che personifica un male evidente su cui puntare il dito. Lui è il cattivo e sogna un eden per i criminali, non è spinto da altre emozioni se non il piacere di essere come è. Questa è una svolta importante per il genere, che solitamente si immerge in una scala di grigi di valori morali e non fa nette distinzioni tra bene e male.
C’è una scena in particolare in cui ciò si evince, dove Frank esce fuori come un personaggio moderno per l’epoca, che rifiuta un certo machismo e che si accorge delle bassezze del gangster: quando Gaye viene costretta da Rocco a cantare Moanin’ Low per un bicchiere e per poi negarglielo comunque, il protagonista reagisce non per sfidare il criminale, ma per mettere fine all’umiliazione della donna. Tra l’altro, questa scena è stata il veicolo diretto per l’Oscar come miglior attrice non protagonista a Claire Trevor.

Il supporto all’abbandono dell’antieroe in L’isola di corallo (Key Largo) è coadiuvato anche da una revisione di alcuni archetipi, tra i quali c’è un vero e proprio rifiuto della femme fatale che porta l’uomo a peccare. Nora Temple, ad esempio, è una donna onesta e che fa da catalizzatore morale di Frank senza essere passiva, che reagisce e non si sottomette, superando perfino il suo status di vedova e dunque di “donna finita”.
Ciò è un segnale positivo di come il film sia contemporaneo. Anzi, si può aggiungere che supera perfino il “Principio di Puffetta”, la teoria coniata dall’autrice americana Katha Pollitt, che nel 1991 pubblica un articolo sul New York Times dove individua come nella maggior parte delle storie, ci sono tanti uomini e tutti diversi, mentre c’è una sola donna (da qui l’esempio dei Puffi e Puffetta) e solitamente è un po’ svampita, che ha la funzione di personaggio di supporto o di interesse amoroso.
In Key Largo le donne sono due, non sono in competizione per un uomo e sono molto diverse da loro e difficilmente inscatolabili nei soliti cliché. Le due donne e l’anziano James Temple, che ha perso un figlio in guerra, ricordano a Frank di non farsi sopraffare dal male del mondo, diventando così le sue bussole morali per affrontare i demoni propri e degli altri, senza abbandonarsi al nichilismo tipico di quegli anni.
L’isola di corallo (Key Largo): ci vuole sempre la retta via
Houston voleva un finale “hollywoodiano” per L’isola di corallo (Key Largo), una conclusione di effetto che desse giustizia allo spettatore. E questa deviazione dal noir rende tale pellicola un tesoro del cinema d’oro. Per recuperarlo, è disponibile su Prime Video.
