Maccio Capatonda porta in sala un film a tratti  discreto da egli stesso diretto, montato e interpretato, una commedia demenziale tra parodia e satira. Lo scopo è di far ridere seguendo la falsa riga di Limitless criticando la nostra società assuefatta ai media, parodiando anche gli ambientalisti e figli dei fiori dei nostri tempi. Il problema del film non è effettivamente il soggetto, ma il modo d’esecuzione: la satira o lo sberleffo all’Italia odierna rimane un tema ampiamente abusato, trattato in tutte le salse. Maccio non ne fa a meno nel suo polpettone nostrano, misto di citazionismo cinematografico e televisivo, per imbastire un’esile trama alla quale aggiunge le sue gag storiche.

Maccio arriva tardi su tutto, anticipato nel no sense e nella critica sociale in ques
ti toni sia da Antonio Albanese che da Checco Zalone –nettamente superiori sul piano della risata e non di meno su quello del racconto. In Italiano Medio tutto è troppo palese, sequenze e situazioni trascinate all’esSchermata 2015-02-17 alle 16.48.20tremo paradosso, tuttavia giudicabili anche da un bambino.

Sicuramente ben accetta l’apostrofe alla società contemporanea, però al patto che sia degnamente costruita! Per spiegarmi meglio cito la scena dell’anziana signora che sviene sull’autobus davanti l’indifferenza dei passeggeri intenti ad usare lo smartphone, un’ovvia denuncia contro gli zombi moderni volti più alla chat che all’altruismo. Concordo sul messaggio e sul fatto che lo spettatore mediocre intuirà tranquillamente tutto ed esprimerà il proprio giudizio rispetto alla situazione applaudendo Maccio per il buon proposito. Non c’è da stupirsi se il pubblico meno affezionato al comico chietino o comunque più legato al linguaggio cinematografico rifletterà sulla messa in scena effettiva della pellicola. La mia personale riflessione è che i personaggi della risata sopra citati sono ugualmente riusciti a far cogliere il messaggio nell’essenza, senza preoccuparsi di esternarlo troppo. Per me, in questo momento, Zalone è certamente superiore proprio per l’intelligenza nell’affrontare la materia comica nei confini nazionali, dissociandomi definitivamente dal coro di denigratori che lo confondono con il tanghero portato in scena.

In ogni caso, di là dalla lezione di un film e di come questa sia trasmessa, Italiano Medio rimane noioso e ripetitivo. Ne riconosco tuttavia il merito di aver reso palese in che misura il legame tra pubblico e sagoma televisiva spiani la strada al secondo fino a permettergli di presentare al cinema un lavoro inconsistente, inferiore anche al cinepanettone, ricevendo oltretutto scroscianti applausi dal primo.