Il buio e il silenzio di una fredda e lunga notte avvolge una città di provincia che diventa spazio rappresentativo di vite, timori, fallimenti e frustrazioni. Con questa poetica premessa Simone Aleandri, al suo primo film, racconta un ventaglio di vite nel suo La Notte più Lunga dell’Anno.

Scritto da lo stesso regista insieme ad Andrea Di Consoli e Cristina Borsatti, il film presentato alla 39esima edizione del Torino Film Festival lo scorso novembre è in sala dal 27 gennaio.

Sono le luci della città di Potenza a fare da scenario ad una rosa di esistenze differenti ma accomunate da un sentimento di pervasiva delusione. Tutto avviene nel corso della notte tra il 21 e il 22 dicembre, la più lunga dell’anno appunto.
La macchina da presa guarda ad una città di palazzi e strade in cui si muovono i protagonisti che sembrano quasi sospesi nella loro condizione.

La Notte più Lunga dell’Anno inizia dalla pompa di benzina di Sergio (Mimmo Mignemi) che – come dice lui stesso – “la vita l’ha vista solo passare“. Mentre Francesco è un politico corrotto (Massimo Popolizio) che non accetta l’idea che sarà arrestato, Luce (Ambra Angiolini) è una cubista che vive con il padre malato (Alessandro Haber) e a quarant’anni vorrebbe abbandonare la sua condizione, il giovane Johnny (Luigi Fedele) ha una relazione con la sua ex insegnante Isabella (Anna Ammirati) molto più grande di lui e i tre ragazzi Damiano (Francesco Di Napoli), Pepè (Nicolo Galasso) ed Enzo (Michele Eburnea) vagano per una città vuota in cerca di divertimento, poiché in assenza di obiettivi di vita.

Seguiti dall’occhio della macchina da presa, ogni protagonista durante la notte vive ed elabora il proprio tormento, facendo i conti con la costante incertezza della propria realtà personale.

La Notte più Lunga dell’Anno mostra e racconta solo il presente di ciò che viene vissuto dai personaggi. Tutto il resto è lasciato intendere, così come la condizione di persone che quasi come fossero delle tristi anime destinate a restare impresse in un limbo per colpa – pare – di un passato non meglio noto.

Attraverso un cast corale, il film gioca su atmosfere cupe in cui regnano luci artificiali e ombre, che non sono solo i corpi parzialmente esposti alla luce.
Tutto è incentrato sulla più astratta dimensione dei sentimenti umani che, però non appaiono poi così sfaccettati anche per la presenza di dialoghi forse troppo semplici che non esaltano i contesti così differenti. Gli attori sono credibili e ogni interpretazione nella sua naturalezza riesce ad acuire l’aspetto più emotivo e tormentato di ogni personaggio.

In La Notte più Lunga dell’Anno lo spettatore è trasportato in un mondo quasi sospeso, dove ogni avvenimento viene esposto per ciò che è, senza offrire allo spettatore ulteriori spunti che lo possano coinvolgere. La storia, relativa ad ogni personaggio, si distribuisce attraverso varie parentesi che in un primo momento procedono non troppo speditamente, salvo poi arrivare a giusta conclusione.
La Notte più Lunga dell’Anno mostra ed espone poeticamente uno stallo esistenziale di vite differenti attraverso disuguali stati emotivi presenti nella vita umana.