On the Job: The Missing 8, ultima fatica del regista filippino Erik Matti può essere tranquillamente paragonato a un giro sulle montagne russe o a un tortuoso labirinto da cui uscire sembra pressoché impossibile. Già, perché, di fatto, questo appassionante – e adrenalinico – lungometraggio, ispirato a fatti realmente accaduti e presentato in concorso alla 78° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, ci conduce per mano in una realtà a noi apparentemente molto lontana. Una realtà che, tuttavia, riguarda non soltanto le Filippine, ma può facilmente assumere connotazioni universali, sebbene, in alcuni casi, molto meno “colorate”.

Sisoy è un acclamato conduttore radiofonico che per anni ha sostenuto il sindaco di La Paz, Pedring Eusebio, un uomo corrotto e privo di scrupoli. Roman, invece, è un detenuto che saltuariamente lavora come sicario per il governo e che viene rilasciato per brevi periodi quando deve commettere qualche omicidio. Un giorno scompaiono misteriosamente sette giornalisti – più il figlio di uno di loro – che lavorano insieme a Sisoy. Da quel momento in avanti l’uomo inizierà a indagare per conto suo e sarà costretto a rivedere le sue posizioni. Nel momento in cui, al contempo, Roman verrà incriminato per qualcosa che non ha commesso, le strade dei due protagonisti saranno destinate a incontrarsi inevitabilmente.

Erik Matti, il cui talento è stato finalmente riconosciuto in tutto il mondo, sa benissimo dove vuole arrivare e cosa vuole mostrarci. Al contempo, però, non vuole rinunciare a divertirsi, nel momento in cui bisogna mettere in scena un film. E tale straordinaria passione è particolarmente palpabile nel presente On the Job: The Missing 8.
Ritmi serratissimi, un montaggio dinamico, un’accurata selezione musicale, una macchina da presa che si muove agile per gli angusti corridoi del carcere e per le strade di La Paz fanno da leit motiv all’intero lungometraggio.

Non finisce qui. On the Job: The Missing 8, infatti, si distingue immediatamente per un linguaggio cinematografico ricco e variegato, dove titoli di giornali si alternano a sapienti split screen e canzoni nostalgiche stanno a fare da riuscito contrappunto a momenti di spietata violenza, dando vita a sequenze a dir poco memorabili.

In questo suo lungometraggio Erik Matti non ci risparmia proprio nulla. Sangue, spari, percosse sembrano essere, in determinate realtà, quasi all’ordine del giorno. Ma nel volerci mostrare un paese corrotto, in cui nulla sembra andare per il verso giusto, il regista è riuscito anche a mantenere una gradita ironia, una certa lucidità e un dovuto distacco. Un distacco necessario a dare vita a un ricco e variopinto affresco di un mondo crudele, impietoso, in cui a pagarne le conseguenze sono soprattutto i più deboli.

Fatta eccezione per quanto riguarda la parte centrale del lungometraggio, questo suo On the Job: The Missing 8 coinvolge e appassiona fin dai primi minuti, riesce complessivamente a mantenere un buon ritmo per tutta la sua durata (tre ore e mezza che scivolano via come una sorsata d’acqua fresca) e si rivela una vera e propria chicca all’interno del programma di questa particolarmente variegata 78° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.