The Blind man who did not want to see Titanic (titolo originale: Sokea Mies, Joka Ei Halunnut Nahda Titanicia) del finlandese Teemu Nikki, presentato nella sezione Orizzonti Extra della 78° edizione del festival di Arte cinematografica di Venezia, è una struggente ed intensa storia raccontata dal punto di un cieco.
Il film è molto lontano dalle solite opere sulla disabilità infatti, senza facili pietisti, la narrazione diventa sempre più thriller e l’angoscia porta nell’inferno e nei problemi della malattia.

Jaakko è affetto da sclerosi multipla, questa patologia lo sta rendendo prograssivamente paralizzato e ha intaccato anche la vista, è quasi totalmente cieco e costretto alla sedia a rotelle.
Jakko ha una storia telefonica con la misteriosa Sirpa, affetta anche lei da SLA, con la quale però non ha mai avuto un incontro faccia a faccia. Vivono in due città lontane della Finlandia, quando Sirpa riceve la notizia sulle sue condizioni fisiche sempre più gravi, Jaakko decide di andare immediatamente da lei nonostante le difficoltà dovute al suo stato.
Jakko è convinto che per raggiungere la sua amata ha solo bisogno dell’aiuto di cinque sconosciuti, ma ben presto si renderà conto che non tutti sono disposti ad aiutarlo e qualcuno cercherà di approfittarsi della sua disabilità.

The Blind man who did not want to see Titanic di Teemu Nikki è un’opera sulla disabilità, l’obiettivo del giovane regista finnico è molto chiaro fin dalle prime scene: parlare di un handicap nella maniera più realista ed onesta possibile senza ricorre a stantie retoriche e a pietose e prolisse drammatizzazioni.

Per Teemu Nikki l’importante è trasmettere il disagio della malattia e il rapporto tra il malato, i familiari e gli estranei che ora sono indifferenti, ora impietositi e in altri momenti quasi spaventati e aggressivi.
Jaakko, prima di perdere la vista era un grande appassionato di cinema (la sua casa piena di DVD che in passato guardava in continuazione, specialmte le opere di Carpenter) e non vive la malattia come un dramma, la combatte costantemente grazie all’ironia e grazie proprio al ricordo delle immagini dei film, associa le voci di chi parla con lui ai volti degli attori e alle personalità dei personaggi da loro interpretati.

Teemu Nikki costruisce The Blind man who did not want to see Titanic esclusivamente sul primo piano del protagonista, Petri Poikolainen realmente affetto da sclerosi multipla. La macchina da presa non si allontana mai dal primo piano di Jaakko, anzi si avvicina quasi eccessivamente rendendo poco distinguibile anche questo. Ogni cosa fuori dal primissimo piano è pesantemente sfocata. L’angolazione delle inquadrature disturba lo spettatore che cerca di vedere di più e istintivamente è portato a muovere la testa, ma non c’è proprio possibilità di vedere in maniera chiara il tutto.

Non allontanandosi mai dal volto del protagonista, il regista riesce a dare allo spettatore il senso di disagio dovuto alla cecità, senza pietismi o retorica spiccia.
The Blind man who did not want to see Titanic
è una storia semplice, ma forse la pellicola che, tra le tante sull’argomento, meglio parla di disabili; non cerca mai la commozione o la pietà dello spettatore, ma grazie ad una messa in scena sorprendentemente efficace e geniale trasmette il senso di impotenza e frustrazione della cecità