Sono passati tre anni da quando Pedro Almodovar inaugurava Venezia 78, raccontandoci le Madres paralelas Janis e Ana attraverso un concentrato di maternità, legami e memoria storica. Oggi il regista spagnolo ritorna a calcare il tappeto rosso per la 81esima edizione del Festival di Venezia presentando in concorso il suo The Room Next Door (La Stanza Accanto), che arriverà in sala il 5 dicembre.

Il film in questione è il primo lavoro in lingua inglese per Almodovar che, per la sua sceneggiatura, attinge dal romanzo Attraverso la vita scritto da Sigrid Nunez.
Una storia forte e toccante gestita con grande maestria e un’estetica curatissima che alza nettamente il livello della visione.

The room next door di Pedro Almodovar: sinossi

Ingrid (Juliane Moore) è una scrittrice di romanzi semiautobiografici che, durante la presentazione del suo ultimo libro alla libreria Rizzoli di New York, viene a sapere che la sua amica di gioventù Martha (Tilda Swinton), una giornalista e reporter di guerra, è malata di tumore in stadio terminale. Colpita dalla notizia, decide di rivedere la sua amica raggiungendola nella clinica in cui segue un percorso di cura.

L’incontro tra le due donne diventa presto occasione per riprendere un rapporto sospeso da anni e per dare modo a una delle due di raccontare dolorose parentesi del suo passato: è in questa occasione che Martha racconta il freddo rapporto materno con la figlia avuta in giovane età.

In un primo momento, la donna mostra speranza verso una probabile guarigione ma, quando ogni aspettativa viene smentita, Martha decide di voler porre fine alle sue sofferenze con una semplice pillola. Con grande stupore Ingrid riceve da Martha un invito a trascorrere del tempo insieme in una stilosa casa moderna situata tra i boschi, in cui Martha deciderà di uccidersi. Tutto è calcolato in modo dettagliato e Ingrid verrà messa al corrente della dipartita solo quando troverà la porta della camera di Martha chiusa. Dopo qualche ripensamento, Ingrid accetterà di aiutare la sua amica di gioventù ad affrontare il suo triste destino.

The room next door: Almodovar prende posizione sull’eutanasia

The Room Next Door è un film che mette in scena con estrema dignità il delicato e attualissimo tema dell’eutanasia senza cadere in inutili melodrammi, retoriche e in troppo enfatiche manifestazioni emotive.

La tristezza, la paura, l’incertezza sono rappresentate con autentico realismo ed interpretazioni equilibrate che riescono a coinvolgere anche lo spettatore meno avvezzo al dramma. Almodovar riesce ad arrivare dove molti – probabilmente – avrebbero fallito, definendo passato e presente delle sue protagoniste e scrivendo dei dialoghi diretti ed efficaci. Il flashback, che vediamo nella prima parte di The Room Next Door, malgrado non sia utile allo svolgimento dei fatti c’è da dire che è fondamentale per completare, arricchire e aggiungere complessità al personaggio interpretato da una sempre impeccabile Swinton.

In The Room Next Door Almodovar resta fedele alla sua poetica continuando a costruire intere storie su lunghi e articolati dialoghi, caratterizzati da un linguaggio informale ed estremamente realistico. A definire ulteriormente lo stile, si inserisce molto bene la componente visiva e cromatica – ormai marchio di fabbrica del regista spagnolo fin dai tempi di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, che alleggerisce la visione.

Il colore in The Room Next Door è perfettamente dosato e accostato con attenzione proprio per rimarcare le forti emozioni che sono in ballo, oltre che per attirare la nostra attenzione. Fondamentalmente Almodovar riesce a coinvolgere l’attenzione attraverso giochi cromatici, mettendo in primo piano le interazioni e le emozioni tra le due protagoniste. Anche la fotografia curata da Eduard Grau (lo stesso di A Single Man) fatta di ombre che incorniciano i volti e di prospettive che prendono spunto dal realismo americano di Hopper. È così che la riflessione prende il posto di una vera commozione proprio su un finale in cui Ingrid e la figlia di Martha si incontrano. Due donne ancora una volta insieme creano una perfetta cartolina che ferma il tempo e che fa da ponte tra l’inevitabile mortalità e l’immortalità di un ricordo.