Mario Bava è conosciuto per essere, insieme a Dario Argento e Lucio Fulci, uno dei maestri dell’horror italiano e un grandissimo artigiano del cinema low-budget. Genio indiscusso dell’horror gotico (celeberrimi i film “La maschera del demonio” o “I tre volti della paura”) si è cimentato anche con altri generi, basti pensare che è sua la trasposizione cinematografica del fumetto “Diabolik” e forse il suo miglior film è un thriller: “Cani arrabbiati” del 1973.

Quattro rapinatori scappano dopo una rapina a un furgone portavalori e durante l’inseguimento l’autista, detto “Fangio” viene colpito e muore. Il Dottore (Maurice Poli), Bisturi (Don Backy) e Trentadue (George Eastman) rallentati nella fuga, prendono in ostaggio due donne. Bisturi visto che la situazione non si sblocca e rischiano di essere catturati, uccide una delle due donne lasciando viva Maria (Lea Krueger); prendono l’auto delle donne e riprendono la fuga. Cani arrabbiatiPer sviare i sospetti rubano un’altra auto, a bordo della quale c’è Riccardo (Riccardo Cucciolla), costretto a guidare sotto la minaccia di morte. Presto si rendono conto che Riccardo non è solo, ma con lui c’è un bambino malato che deve portare in ospedale. La tensione durante il viaggio si taglia con il coltello, o meglio con il bisturi con il quale vengono minacciati gli ostaggi. Trentadue cerca di stuprare Maria, i banditi litigano furiosamente, e proprio quando Trentadue è ad un passo dal commettere la violenza viene colpito dal Dottore che gli spara al collo. Si fermano a fare benzina, caricano un autostoppista, lo uccidono, le condizioni di Trentadue si aggravano, Bisturi è costretto dal Dottore a sopprimerlo. Quando i fuggiaschi arrivano in un casolare e stanno per ottenere un po’ di tranquillità, Riccardo estrae una pistola dalla coperta che avvolge il bambino malato e uccide i due banditi superstiti e anche Maria. Si allontana con l’auto e appena giunto ad una cabina telefonica, telefona alla ricca famiglia del bambino chiedendo il riscatto per la vita del bimbo.

Mario Bava ci mette di fronte ad un primo esempio di Pulp cinematografico: efferata violenza, dialoghi sopra le righe, personaggi tanto imprevedibili quanto cattivi e sadici, sangue, inseguimenti e colpi di scena sono gli ingredienti di questa pellicola iper-relistca ed esagitata diventata cult. A distanza di anni a far rivalutare il successo di questo adrenalinico road-movie è stato Quentin Tarantino che ha sempre dichiarato di essersi ispirato proprio a questo film per il suo “Le iene”.

L’aggettivo che meglio descrive le scelte registiche di Bava è claustrofobico: infatti le riprese sono quasi interamente in automobile, anche per contenere le spese. Il largo uso di primi piani contribuisce a dare incisività alla violenza del film, i tre rapinatori hanno sempre una smorfia crudele e folle, in contrapposizione con Lea Krueger che invece è ogni volta spaventata. Memorabili la sequenza iniziale con un ritmo serratissimo e quella del beffardo finale.cani arrabbiato 2

La pellicola ha avuto grosse difficoltà ad arrivare sul grande schermo, infatti, a causa del fallimento della casa di produzione, il film uscì solo nel 1995, grazie alla spinta dall’interprete femminile. La versione però ancora non era quella originale: i dialoghi erano stati ridoppiati e cambiati e soprattutto il finale era diverso. Nel ’98 uscì negli Stati uniti col titolo “Rabid dogs” ed ebbe un grandissimo successo, quindi, solo nel 2004, grazie al sostegno economico di Sky, potè uscire la versione definitiva e originale, alla quale però venne dato il titolo di “Semaforo rosso”. A causa di queste rocambolesche vicende di post produzione intorno al film si è sviluppata la leggenda che esistono anche altre versioni segrete di “Cani arrabbiati”.