L’estate è quel momento dell’anno in cui, staccando la spina dagli assilli della quotidianità, molti di noi si ritagliano dello spazio per sé stessi, tra svago e divertimento. Il cinema, inteso più in senso globale come fonte d’intrattenimento che come puro luogo fisico, è una delle attività più gettonate.
In sala escono i film più attesi, conditi da una nutrita schiera d’appassionati che riempiono le sale (purtroppo, non spesso quanto si vorrebbe). L’estate ci porta sì grandi titoli, ma il tutto non si riduce solo ad un discorso legato al mercato.
Nel corso degli anni, infatti, il fascino dei mesi estivi ha spinto sempre più cineasti ad ambientare le loro storie in questo periodo magico, fatto di speranze, di sogni ma anche di sorprese.

La narrazione e l’estetica che lo contraddistingue fanno sì che, soprattutto al livello visivo e di colori, ci siano dei pattern ridondanti che spesso e volentieri si ripetono, diventando così caratteri distintivi.
Lontano dall’opulenza e dal disordine, possiamo fare l’esempio di Chiamami col tuo nome (2017), di Luca Guadagnino, una pellicola incredibilmente armonica e delicata. La storia d’amore struggente ambientata a Crema, in Lombardia, oscilla tra piazze silenziose e boscaglia incolta, dove a farla da padrona vi è il fruscio del vento tra il fogliame. Ad accompagnare Timothée Chalamet e Armie Hammer nel racconto vi è una palette pastello con una forte presenza del blu, colore simbolo di serenità in tutte le sue gradazioni.
Tuttavia, se si pensa all’estate, non si può che associare il blu anche al colore del mare. È il caso de Lo squalo (1975) di Steven Spielberg che, tuffandosi nelle torbide acque del New England, terrorizza i bagnanti con una creatura feroce e sanguinaria. In tal caso, risulta inevitabile un largo impiego del rosso, capace di far aumentare nello spettatore sia la velocità del battito che la pressione sanguigna, ideale per un thriller.

Estate però è sinonimo di spiaggia, abbronzatura, sole: in una sola parola, giallo.
È il colore che indica la fuoriuscita dalli schemi, la curiosità e il rinnovamento, un po’ come la sceneggiatura di Little Miss Sunshine (2006). Il road-movie diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris ruota interamente attorno a questo colore, partendo proprio dalla sua locandina.
Dal racconto, infatti, traspare questa voglia di rinascita, capace d’intaccare l’autostima di un individuo e di rimetterne in discussione i valori. Un’opera capace di sottolineare l’importanza dell’avere attorno a sé persone amorevoli e fidate, proprio come un altro film tipicamente estivo, vale a dire Stand by Me (1986).
Quello di Rob Reiner è una splendida parabola sull’adolescenza, sulla caducità dei momenti più belli. Il verde è molto presente, essendo un colore strettamente connesso alle idee di crescita e di natura, entrambi fattori chiave nella trama del film.
