Il crollo del muro di Berlino ha segnato un cambiamento epocale non solo a livello politico, economico e sociale, ma anche culturale. Il decennio successivo al collasso del Blocco Orientale, avvenuto tra il 1989 e il 1991, ha visto l’avvento di profonde trasformazioni nei Paesi post-comunisti dell’ est Europa.
Anche a livello cinematografico ci sono state delle rivoluzioni vere e proprie. Registi e pellicole che venivano contrastate dal regime, hanno avuto modo di essere conosciuti a livello mondiale. Altri, hanno avuto finalmente modo di esprimersi liberamente.
Quali sono i registi che ogni cinefilo dovrebbe conoscere dell’era post comunismo nell’ Europa dell’est?
Kira Muratova

Continuo a essere stupita dalla varietà e diversità degli esseri umani
Kira Muratova
Regista e sceneggiatrice moldava naturalizzata ucraina, Kira Muratova ha esplorato nei suoi film le passioni e le ossessioni individuali. Dotata di una grande capacità di osservazione dell’animo umano, la Muratova è stata una figura importante del cinema sovietico e ucraino. Agli inizi della sua carriera si dedicò a filmare la classe povera con uno stile lontano dai canoni estetici dell’epoca, finendo subito sotto il mirino dell’autorità sovietica. Già dai suoi primi filmati, emerge un grande senso critico e un forte realismo che caratterizzeranno la sua filmografia.
A causa della censura del regime, le opere della Muratova prima della caduta del muro di Berlino erano sconosciute ai più. Solo con l’avvento della perestroïka del 1986, le opere della cineasta sono riuscite a circolare liberamente nei festival internazionali.
Il suo primo importante lungometraggio è Brevi Incontri (1967), la storia di un triangolo amoroso in cui si fa notare subito per il suo stile.
Bianco e nero, ricerca dell’inquadratura, utilizzo di flashback e libertà di tono.
Il film strizza l’occhio alla Nouvelle Vague, pur mantenendo una propria identità. Il suo film successivo, Lunghi addii (1971), racconta la storia di un difficile rapporto tra madre e figlio. Uscì solo nel 1987 e vinse il premio Fipresci al Festival di Locarno.
Nei suoi film non c’è spazio per la retorica, bensì solo per lo sguardo sarcastico di Kira Muratova. La realtà che ci mostra nelle sue opere è cupa e degradata.
Nel 1979 realizza La scoperta della vita che racconta la quotidianità all’interno di uno squallido cantiere in cui vengono celebrati dei matrimoni collettivi.
Il film che fa da spartiacque nella produzione di tutto il movimento russo è: Sindrome Astenica (1989). Grazie a quest’opera vincerà l’Orso d’argento al Festival di Berlino. Al centro del racconto c’è la crisi esistenziale provocata dal passaggio alla perestroïka, una melanconia nera contagiosa che affliggerà l’intera società. Un film disturbante, inquietante e iperrealista girato a metà a colori e a metà in bianco e nero. Imperdibile.
Tengiz Evgen’evič Abuladze

Regista e sceneggiatore sovietico di nascita georgiana, Tengiz Evgen’evič Abuladze , ha lavorato molto nel mondo televisivo e documentaristico.
Nel 1956 si fa notare al Festival di Cannes ricevendo il Prix du film de fiction con il suo mediometraggio Magdans lurdja(“L’asinello di Magdana”) che vincerà anche al Edinburgh International Film Festival. Quest’opera rappresenta una svolta per il cinema georgiano di allora, sia per la tematica trattata che per lo stile del regista.
Le sue principali fonti d’ispirazione sono la cultura e la letteratura del suo Paese ricche di leggende, misticismo e folklore contadino. Come la Muratova, anche Tengiz Evgen’evič Abuladze ha un forte senso del realismo.
Le sue opere sono intrise di umorismo e tradizioni popolari.
Sia il film Figli altrui (1958) che Io, la nonna, Ilico e Ilarion (1963), raccontano il mondo rurale in cui sono protagonisti la terra, le radici, la moralità e la famiglia. Uno dei film più amati dalla critica estera e pluripremiato anche in patria è L’albero dei desideri(1977). La particolarità di questo lungometraggio è la sua struttura ad albero con una ramificazione di racconti sullo sfondo di un villaggio caucasico all’ inizio del ‘900. Tengiz Evgen’evič Abuladze ci regala un affresco poetico senza cadere nel naïf, utilizzando vari registri, dal grottesco al tragico, dal drammatico al comico.
Il film più significativo della sua carriera è Pentimento (girato nel 1981, ma proiettato solo nel 1987), un dramma filosofico che racconta in forma allegorica la storia di un dittatore locale (tale Varlam Aravidze).
Sia il suo aspetto che il suo comportamento rimandano a Stalin, Hitler e Mussolini. Le sue vittime vengono paragonate a Gesù Cristo nelle loro sofferenze mortali. Questa pellicola di Tengiz Evgen’evič Abuladze è una dura denuncia dei crimini staliniani e del loro occultamento. Vinse sia il premio speciale della giuria al Festival di Cannes e anche il premio Fipresci.
Sergei Solovyov

Regista, sceneggiatore, produttore e attore sovietico ha trascorso la sua vita sia davanti che dietro la macchina da presa, ma anche nell’ambito teatrale.
Sergei Solovyov è molto amato sia in patria che all’estero tanto che i suoi film sono apprezzati da generazioni diverse.
Dopo aver esordito con dei cortometraggi, The Proposal e From nothing to do, è passato a dirigere dei lungometraggi.
Solovyov è noto per i suoi film che rappresentano la trasformazione della società russa avvenuta negli anni ’80 durante la perestroika e le riforme politiche di Gorbachev.
Ha realizzato più di trenta pellicole. Il suo primo grande successo fu Cento giorni dopo l’infanzia, un dramma a sfondo romantico che vinse l’Orso d’argento a Berlino nel 1975 per il miglior regista. Invece, grazie a Colombo Selvatico vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Venezia nel 1986. Il protagonista del lungometraggio è Ivan, un bambino che si trova a lottare contro la mala a costo della sua stessa vita, pur di recuperare il suo colombo selvatico.
Il suo capolavoro è senza ombra di dubbio Assa, divenuto un vero e proprio cult.
Questa pellicola del 1985 è diventata un punto di riferimento per la controcultura giovanile.
È stato definito “il film che ha rovesciato l’Unione Sovietica”. Ispirandosi a Bollywood, Sergei Solovyov racconta una storia d’amore tra danze e musica: quella tra un giovane musicista innamorato di una bellissima infermiera, Alika, l’amante di un gangster.
Assa è un manifesto vero e proprio, che porta sul grande schermo i gruppi underground degli anni ’80 (Kino, Aquarium, Bravo) diventando, così, il principale film del rock russo.
Assa è ambientato a Jalta, sul Mar Nero, ed è ricco di colpi di scena. E’ il simbolo del cambiamento di un’era e di un popolo. Venne presentato per tre settimane all’Art Rock Parade e le persone facevano code di giorni per poterlo vedere. Tutto merito di un grande regista e del potere della settima arte e della musica.
Questa pellicola di Sergei Solovyov è assolutamente da guardare… e ascoltare!
Stanislav Sergeevič Govoruchin

Attore e regista russo, Stanislav Sergeevič Govoruchin è stato insignito dell’onorificenza di Artista del Popolo della Russia nel 2006.
Nella sua carriera ha realizzato più di cinquanta film, a partire dagli anni ’60. Era un grande amante della politica. Iniziò a interessarsene durante la perestroika, quando girò il documentario Non possiamo vivere così e i film critici dell’ Unione sovietica Aleksandr Solzhenitsyn e La Russia che abbiamo perso.
Negli ultimi anni della sua vita è stato un forte sostenitore di Vladimir Putin, per cui ha anche diretto la campagna elettorale nel 2011-2012. Nel 2013 è diventato un esponente di spicco del Fronte Popolare di tutta la Russia, la nuova forza putiniana in alternativa a Russia unita.
Nella sua lunga carriera artistica, il regista Stanislav Sergeevič Govoruchin ha diretto film dai generi più disparati.
Uno degli adventure più amati è sicuramente Verticale, un affresco della dura vita degli scalatori. Sempre su questo genere, il cineasta ci regala un grande elogio alle gesta degli alpinisti sovietici nel film L’esplosione bianca.
La sua opera più famosa è sicuramente L’appuntamento non può essere cambiato del 1979, tratta dall’opera Era of Mercy, scritta dai fratelli Weiner. Ambientato a Mosca dopo la Seconda Guerra Mondiale, è una miniserie di cinque puntate per la televisione russa, divenuta un vero e proprio cult.
In occasione del 85° anniversario di Stanislav Govorukhin è stato presentato il suo capolavoro «tardivo», la sua ultima opera cinematografica: La fine di un’epoca meravigliosa.
Basato sulla novella biografica di Serghey Dovlatov Il compromesso, racconta l’epoca del controllo globale. Un mondo fatto di divieti e di lotte che, una volta caduto, era diventato fonte di paura e di attese. Un’epoca che, nonostante tutto, era bella.

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