Entrato nell’Olimpo dei grandi interpreti internazionali con il capolavoro La Dolce Vita, Marcello Mastroianni (1924-1996) è riuscito con la sua grande versatilità espressiva a ricoprire i ruoli più disparati mettendo quasi sempre d’accordo critica e pubblico.

Si tratta di un’icona che si investe di un’aura diversa per ogni personaggio che interpreta, per non parlare poi del suo status di divo italiano ricco di fascino e carico di molteplici sfaccettature. Essere un attore dalla grande naturalezza ha consentito a Mastroianni di lavorare nel cinema per cinquant’anni (recitando in circa 160 pellicole) e diventando in molti casi personaggio di punta per registi come Fellini e Scola.

Il volto di Mastroianni, però, non è circoscritto soltanto alle commedie all’italiana.
Molti dei suoi personaggi sono vittime di struggenti storie sentimentali, surrealistici racconti felliniani e inermi soggetti calati nella caotica e disturbante cornice storica degli anni Trenta e Quaranta.

Nello specifico, il bel Marcello recita in alcuni film ambientati in periodi pre e post conflitti bellici, riuscendo camaleonticamente ad incarnare personaggi incredibilmente diversi tra loro, ma che risultano estremamente credibili e carichi di intensità.

Quali sono i ruoli di Mastroianni nei film di guerra?

Penne nere di Oreste Biancoli (1952)

I personaggi di questa storia sono uomini e cose

con questo preambolo inizia la narrazione di Penne Nere, in cui una voce fuori campo ci descrive il paesaggio della Carnia e ci addentra all’interno del film diretto da Oreste Biancoli e scritto da lui stesso insieme a Paola Ojetti e Alberto Albani Barbieri.

Nel borgo friulano ai piedi delle Alpi, troviamo un Marcello ventottenne che interpreta il giovane Pieri Cossutti amato da Gemma (Marina Vlady) e costretto ad andare a combattere in Albania, insieme a suo fratello Olinto (Guido Celano), durante il secondo conflitto mondiale.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, però, i due fratelli cominciano un lungo e impervio viaggio per tornare verso casa. Mentre Pieri ce la fa, non si può dire lo stesso per il povero Olinto che muore lungo il tragitto.
Una volta giunto a casa, Pieri deve continuare la sua missione scongiurando il tentativo tedesco di far esplodere la diga e salvando così l’intero villaggio al confine tra Italia e Austria.

Penne Nere è una storia che funziona per il suo lieto fine, anche un po’ forzato se vogliamo. Infatti, nel tentativo di salvare il paese Gemma viene colpita e quando tutto sembra muovere al peggio, un miracolo sul finale ci rivela che lei è ancora viva lasciando allo spettatore un soddisfacente “vissero felici e contenti”.

Penne Nere è interamente girato in bianco e nero probabilmente per ragioni produttive, dato che il primo film italiano a colori esce quello stesso anno, e comunque trasmette la giusta dose di drammaticità e suspense. Il cast è ben coeso e Mastroianni, che porta già tredici anni di esperienza artistica sulle spalle, è un protagonista investito di semplicità rispettando coerentemente lo status del suo personaggio. Il film ci pone di fronte ad una narrazione scorrevole e realistica in cui si affrontano i temi della resistenza e dell’amore al tempo della guerra.

I Girasoli di Vittorio De Sica (1970)

Nel caso di I Girasoli ci si trova di fronte a qualcosa di diverso e sicuramente travolgente.
Il film diretto da Vittorio De Sica nel 1970 è un dramma sentimentale girato con tanta maestria e con un ritmo narrativo costante, che crea con lo spettatore un coinvolgimento empatico e lo trasporta fino alla fine.

Con un inizio che fa respirare fin da subito aria di melodramma, la pellicola mostra uno sconfinato campo di girasoli mossi dal vento, mentre la macchina da presa, muovendosi lentamente, inquadra due fiori in primo piano sulle note di una struggente musica composta proprio da Henry Mancini (lo stesso di Colazione da Tiffany).

Nel film Sophia Loren e Marcello Mastroianni sono Giovanna e Antonio, due innamorati che decidono di sposarsi prima che per Antonio arrivi il momento di andare sul fronte russo.
A guerra finita l’uomo viene dato per disperso, ma Giovanna ferma della sua convinzione decide di andare a cercarlo finché non scopre che Antonio è stato salvato da una donna e che si è rifatto una vita.
Completamente scioccata, Giovanna torna a Milano per ricominciare anche lei, anche se tra i due avviene un ultimo incontro: Antonio raggiunge Giovanna, ma senza alcuna possibilità di ricominciare, risalirà sul treno e si allontanerà definitamente.

Giocato tutto sull’uso del flashback, I Girasoli racconta con grande realismo sensibilità la nascita di un amore al tempo della guerra.
L’uso sapiente della musica fa il resto: nello specifico accentua ogni scena toccante ed enfatizza la tristezza senza essere troppo presente. Inutile dire che De Sica riesce a spiazzare lo spettatore che non può non fare i conti col magone di un finale amaro e struggente.

Con una straordinaria forza espressiva i due protagonisti esternano la caparbietà, il dolore della perdita e l’accettazione del cambiamento, adeguandosi ad una vita che non ha più nulla a che fare col passato.

Accanto alla sublime disperazione della Loren si posiziona quello sguardo vuoto e sofferente di Mastroianni che con lo sguardo è perfettamente in grado di comunicare tutto, compresa la rassegnazione, mentre la penombra di una fotografia realistica gli copre il volto fino a farlo sparire.

Rappresaglia di George Pan Cosmatos (1973)

Nello stesso anno di Mordi e Fuggi e La Grande Abbuffata, Mastroianni appare anche in Rappresaglia di George Pan Cosmatos.
Il regista greco sceglie l’attore nostrano per vestire i panni di padre Antonelli in un film che attinge dal libro Morte a Roma, scritto dal giornalista Robert Katz alla fine degli anni Sessanta.

La storia è ambientata nel 1944, quando un gruppo di partigiani e allievi di padre Antonelli prendono parte all’agguato esplosivo di via Rasella, nel quale muoiono una trentina di soldati tedeschi. L’esplosione genera malcontento tra i nazisti e il colonnello Herbert Kappler (Richard Burton) è incaricato, insieme al questore fascista Pietro Caruso (Renzo Montagnani), di stilare una lista di italiani da uccidere.
Viene stabilita una rappresaglia in cui vengono condotti alla fucilazione delle Fosse Ardeatine 335 persone (cinque vengono prelevate casualmente). Padre Antonelli, nel tentativo di salvarli si associa ai prigionieri e muore per mano di Kappler, non prima di averlo guardato negli occhi.

Rappresaglia è un film verboso e forte, ma che non vuole essere inutilmente crudo, riuscendo bene nell’intento di comunicare la tragedia per un periodo storico che ancora oggi fa rabbrividire.

Qui Mastroianni- insieme ad un ricco cast di attori inglesi e italiani – interpreta un personaggio di poche parole, ma di grande risolutezza. Un prete che non vuole sottomettersi alla violenza nazista e tenta disperatamente di fare ciò che può. Egli tenta di scuotere la coscienza di Keller sacrificando sé stesso aggiungendosi alle vittime.

Con una performance convincente, Mastroianni ci mostra un uomo di valori, un restauratore e preservatore dell’arte oltre che della vita umana che tiene alla sua fede senza compromessi. Ad aumentare il tono di austerità del contesto si aggiunge una musica (curata da Ennio Morricone) che accresce la forza drammatica e si inserisce nei momenti più tesi della storia.

Una giornata particolare di Ettore Scola (1977)

Verso la fine degli anni Settanta Mastroianni lavora nuovamente con Ettore Scola (dopo Dramma della gelosia – tutti i particolari in cronaca girato sette anni prima) che lo sceglie come protagonista di Una giornata particolare, oggi disponibile a pagamento su Chili ed Apple TV.

Per questa storia Mastroianni è Gabriele, un ex radiocronista dell’EIAR isolato perché omosessuale, che attende il confino e che conosce per caso Antonietta (Sophia Loren), casalinga folgorata dal fascismo e svilita dal proprio marito Emanuele (John Vernon). Ambientato nella data storica del 6 maggio 1938 durante la visita di Hitler a Roma, Una giornata particolare è un capolavoro del cinema italiano raccontandoci l’incontro e l’intesa di due protagonisti estremamente soli.

Basta il piano sequenza iniziale a chiarire che siamo in un enorme complesso condominiale in cui tutti all’alba sono in fermento per un evento che, di lì a poco distruggerà le loro esistenze. Un secondo, invece, ci accompagna dentro la casa di Antonietta contestualizzando più approfonditamente il ruolo che la donna ricopre all’interno della famiglia. La macchina da presa si muove lentamente e agisce indisturbata nel mostrare prima la quotidianità di un momento storico e poi le poche ore che precedono il fatidico incontro.

Donne fasciste, voi dovete essere le custodi del focolare” è la frase che Gabriele legge nell’album – e che leggiamo anche noi – in cui Antonietta ha inserito foto e ritagli dedicati al Duce. È lei quella custode del focolare inadatta a presenziare alla parata dedicata al Fuhrer perché deve restare tra le mura domestiche a ricoprire il ruolo che le è stato assegnato.

Similarmente anche Gabriele è rimasto nella sua abitazione a preparare qualche avere prima di essere allontanato dalla sua casa e per un attimo medita se sia il caso di uccidersi. Con una recitazione che va ben oltre la perfezione Mastroianni e la Loren sono il centro di una storia in cui si consumano scambi di battute rapidi e diretti, in cui c’è posto per il litigio e anche per una parentesi d’amore che allontanerà entrambi dalla realtà.
Qui Mastroianni riesce delicatamente a comunicare fragilità e smarrimento esaltando la parte più umana e sensibile di un essere umano.

Il testo, scritto dallo stesso Scola insieme a Ruggero Maccari e Maurizio Costanzo, è un una perfetta sintesi tra emotività e riflessione dove si respira forte la drammaticità di un periodo in cui basta la radiocronaca a sovrastare le voci di Gabriele e Antonietta come segno di sopraffazione alla libertà.

La Pelle di Liliana Cavani (1981)

Sceneggiato da Robert Katz e Liliana Cavani, diretto da quest’ultima, il film è liberamente tratto dal romanzo La Pelle di Curzio Malaparte, pubblicato nel 1949. Prodotto da Opera Film e Gaumont, La Pelle è stato presentato in concorso al 34esimo Festival di Cannes ed oggi è disponibile in streaming su Prime Video.

Ambientato nella Napoli del 1944, La Pelle ha come protagonista un Mastroianni che veste i panni di Curzio Malaparte, capitano del Corpo Italiano di Liberazione, incaricato di fare da mediatore tra gli alleati americani e la popolazione napoletana attanagliata dal conflitto, dalla dilagante violenza e dalla fame.

La Pelle rappresenta un viaggio nei meandri più oscuri e disumanizzanti di un popolo distrutto da una guerra prossima alla fine. Non c’è posto per fermarsi a rispettare ed onorare a lungo i caduti, poiché c’è chi passa a raccogliere i morti nella stessa strada in cui donne mercificano il proprio corpo in cambio di cibo.

L’immaginario è a tratti disturbante e la macchina da presa segue situazioni in cui si vendono “a peso” i soldati tedeschi, o in cui madri povere danno via i propri figli ai soldati nordafricani. Con un’attenzione verso il realismo, la regista non si risparmia nel mostrare l’orrore attraverso scene che rivelano un soldato sviscerato dalle mine e un civile in festa schiacciato brutalmente da un carrarmato.

Nel film è presente anche una tendenza all’esaltazione dell’immagine data da cambi di luce pensati prevalentemente per le ambientazioni al chiuso, a differenza della più naturale luce riservata ai momenti all’esterno.

Con La Pelle Mastroianni dà nuovamente prova della sua abilità recitativa nei panni di un personaggio che manifesta da un lato una empatica sofferenza per ciò che lo circonda e dall’altro si attacca ad una visione più distaccata e osservatrice, traducendo la ritualità popolare e giustificando la disperazione più nera.
Quella dello scrittore e capitano è una parte che Mastroianni mantiene con grande disinvoltura senza eccedere in un’espressività superflua e poco credibile.