Nell’articolo al seguente link Mastroianni e Scola: c’eravamo tanto amati (prima parte) abbiamo già analizzato il rapporto artistico e lavorativo tra Ettore Scola e Marcello Mastroianni che hanno continuato a collaborare anche nel decennio 1980-1990, creando delle opere potenti e indimenticabili.

Quali altri film hanno girato Scola e Mastroianni insieme?

6 – La terrazza (1980)

Quello che c’è di meglio in noi è soltanto quello che gli altri riescono a immaginare di noi

– Luigi (Mastroianni)

Questo affresco corale di Scola mette in scena il disincanto, le crisi personali e la disillusione politica e intellettuale della borghesia italiana post-anni ’70.
Attraverso un gruppo di amici dell’intellighenzia romana che si ritrovano periodicamente su una terrazza per cene e conversazioni, il film esplora i fallimenti e i compromessi della generazione che ha vissuto la stagione delle grandi speranze politiche e sociali.

Strutturato in cinque episodi, ognuno dei quali è dedicato a uno dei protagonisti, la trama ruota attorno a intellettuali, sceneggiatori, giornalisti e produttori cinematografici.
Durante le loro serate sulla terrazza, i personaggi riflettono e discutono di politica, arte e cultura, ma soprattutto affrontano le loro crisi personali, fatte di insoddisfazione, frustrazione e incomunicabilità.

Il film vanta un cast di altissimo livello tra cui Jean-Louis Trintignant, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli e Marcello Mastroianni, che incarna Luigi, un giornalista donnaiolo che ormai non si sente più in sintonia con l’ambiente che lo circonda e che cerca inutilmente di ricongiungersi con l’ex moglie più giovane. Un uomo in crisi professionale e insoddisfatto della sua vita personale.

Uno dei punti di forza del film è proprio la solida sceneggiatura. I personaggi sono complessi e sfaccettati, ciascuno con le proprie debolezze e contraddizioni. Consapevoli della loro età e del fatto che le loro possibilità di cambiare vita sono ormai limitate. Il film è permeato da un senso di nostalgia per un passato in cui le speranze sembravano più realizzabili e, al contempo, da un senso di rassegnazione per il presente. Tutti queste uomini e donne sul grande schermo risultano incredibilmente veri, reali.  Merito delle penne del trio delle meraviglie: Age, Scarpelli e Scola.

Il regista, con il suo stile inconfondibile, mescola sapientemente commedia e dramma, ma questa volta il tono è più amaro e riflessivo rispetto ai suoi lavori precedenti. La terrazza si muove tra dialoghi intellettuali, ironia e malinconia, rappresentando una società stagnante e incapace di comunicare veramente. E’ un’opera importante nel panorama del cinema italiano che invita alla riflessione e che, pur essendo legata a un contesto storico preciso, mantiene una sorprendente attualità.

Qui l’approfondimento su La Terrazza

7 – Il mondo nuovo (1982)

Le corti non sono i giardini pieni di fiori rari che la gente immagina. Ho incontrato soprattutto vecchie contesse e principesse rugose

Casanova ( Mastroianni)

Tratto dal romanzo La Nuit de Varennes ou l’Impossibile n’est pas français (1982) di Catherine Rihoit, Il mondo nuovo è stato presentato in concorso al 35º Festival di Cannes. Questa pellicola storica gli ultimi giorni del regime monarchico francese attraverso una lente intima e filosofica. Ambientato nel periodo della Rivoluzione francese, si concentra sul viaggio di Luigi XVI e della sua corte da Parigi a Varennes, dove tentano di fuggire per sottrarsi alla minaccia rivoluzionaria. Con un cast stellare, tra cui Marcello Mastroianni, Harvey Keitel, Jean-Louis Barrault e Hanna Schygulla, Scola offre un affresco che riflette sul tramonto di un’epoca e sull’ascesa di un “nuovo mondo”.

Il film non è una narrazione convenzionale della Rivoluzione francese, ma piuttosto un ritratto degli uomini e delle donne che ne furono spettatori e protagonisti involontari. Casanova, magnificamente interpretato da Marcello Mastroianni, rappresenta la figura decadente dell’ancien régime: un uomo che ha conosciuto la gloria e il piacere, ma che ora si confronta con la vecchiaia e con un mondo che non riconosce più.

La sua malinconia e il suo senso di inadeguatezza rispecchiano la fine di un’epoca. Mastroianni conferisce al personaggio una dignità nostalgica e una profonda umanità. Riesce a trasmettere il senso di disillusione e rammarico per un mondo che si sta dissolvendo, senza mai cadere nell’eccesso melodrammatico. La sua interpretazione è delicata e struggente, rendendo Casanova una figura tragica e complessa.

Scola adotta uno stile elegante e contemplativo, puntando più sui dialoghi e sulle atmosfere che sull’azione. La ricostruzione storica è meticolosa e affascinante, con un’attenzione particolare ai dettagli delle scenografie e dei costumi, che contribuiscono a immergere lo spettatore nel clima dell’epoca. Sebbene sia un film che richiede attenzione e pazienza, data la sua natura contemplativa e dialogica, Il mondo nuovo è un’opera di grande profondità che invita a riflettere sul senso della Storia e sul destino delle persone che la vivono.

8 – Maccheroni (1985)

Ah, com’è bello perdere tempo!

Antonio Jasiello (Mastroianni)

Questa commedia agrodolce scritta da Maccari, Scarpelli e lo stesso Scola, esplora i temi dell’amicizia, della memoria e del confronto culturale tra Italia e America, attraverso una storia che oscilla tra il presente e i ricordi del passato. Interpretato da due giganti del cinema come Marcello Mastroianni e Jack Lemmon, il film offre uno sguardo intimo sui rapporti umani, condito dall’umorismo tipico della commedia italiana ma con un tocco di malinconia che ne amplifica il messaggio.

La storia ruota attorno all’incontro tra Robert Traven (Lemmon), un uomo d’affari americano e Antonio Jasiello (Mastroianni), un ex militare I due erano diventati amici durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’americano era un giovane soldato di stanza in Italia e si ritrovano a Napoli dopo 40 anni, per caso.

Per Antonio, quell’amicizia non si è mai interrotta. Nel corso degli anni, infatti, ha continuato a scrivere lettere all’amico americano senza mai ricevere risposta. Traven, dal canto suo, ha completamente rimosso quel capitolo della sua vita. Il film racconta il tentativo di Antonio di far riaffiorare quei ricordi e di riaccendere il legame tra i due, spingendo il vecchio amico a stelle e strisce a riscoprire una parte di sé che aveva dimenticato.

Scola gioca molto sul contrasto culturale tra l’italiano passionale e nostalgico e l’americano pragmatico e distaccato. Infatti, Antonio è il cuore del film, un uomo semplice ma generoso, che vive di ricordi e di emozioni, mentre Traven è l’uomo moderno, concentrato sul lavoro e distaccato dal proprio passato.

Questo confronto tra due mondi e due mentalità diventa il fulcro del film, con Napoli a fare da perfetta cornice, città simbolo di vitalità, calore umano e tradizione. Ettore Scola, con la sua consueta sensibilità, adotta uno stile semplice ma efficace, lasciando che siano i dialoghi e le interpretazioni dei due protagonisti a sostenere la narrazione. Mastroianni offre una performance carica di umanità e tenerezza, rendendo Antonio incredibilmente affettuoso e sincero, ma mai patetico.

La sua energia contagiosa è il vero motore del film. Il personaggio di Lemmon evolve lentamente, passando dalla freddezza iniziale alla riscoperta di un calore umano che sembrava aver dimenticato. La chimica tra Mastroianni e Lemmon è palpabile e rende credibile la storia di una vecchia amicizia che si riaccende.

Maccheroni è un film delicato e toccante che esplora la forza delle relazioni umane e la nostalgia del passato, ma senza mai diventare pesante o eccessivamente sentimentale. Con il suo stile sobrio e il suo tono equilibrato, Ettore Scola riesce ancora una volta a raccontare una storia universale attraverso personaggi che restano nel cuore dello spettatore.

9 – Splendor (1989)

No, no, chiudo. Non posso far aprire lo Splendor per un proiezionista pazzo e un critico idiota

Jordan (Mastroianni)

Presentato in concorso al 42º Festival di Cannes, Splendor è una dedica d’amore al cinema e che riflette sul cambiamento dei tempi. Ambientato in una piccola cittadina italiana, il film racconta la storia del declino di una vecchia sala cinematografica, lo Splendor, e dei personaggi che gravitano intorno a esso. Scola evidenzia il contrasto tra un passato glorioso e un presente in cui la magia del grande schermo sembra sbiadirsi. Con un cast di altissimo livello, tra cui Marcello Mastroianni, Massimo Troisi e Marina Vlady, Ettore Scola realizza un omaggio sentito e toccante al cinema e alla sua capacità di unire le persone.

Al centro del racconto c’è Jordan (Mastroianni), proprietario del cinema Splendor, che si batte per tenere aperta la sua sala nonostante la concorrenza dei moderni multisala e la crescente disaffezione del pubblico. Il suo cinema è ormai quasi vuoto, ma lui non si arrende, convinto del valore artistico e sociale dei film che proietta. Al suo fianco c’è Chantal (Marina Vlady), ex ballerina e amante di Jordan, che lavora come cassiera del cinema e Luigi (Troisi), il proiezionista, un giovane sognatore che vede nei film una via di fuga dalla monotonia della vita quotidiana. Mentre Jordan lotta per mantenere in vita il suo cinema, il film mostra attraverso dei flashbacks i tempi d’oro dello Splendor, quando la sala era piena e il cinema era al centro della vita culturale del paese. Tuttavia, con l’avvento della televisione e di nuove forme di intrattenimento, lo Splendor inizia a perdere il suo fascino, costringendo Jordan a prendere decisioni difficili.

Scola usa il cinema Splendor come una metafora del declino della cultura cinematografica tradizionale, vittima del progresso e della modernizzazione. Il tono del film è delicato e struggente, ma allo stesso tempo pieno di affetto per i personaggi che, pur vedendo il proprio mondo crollare, continuano a lottare per mantenere viva la loro passione. Mastroianni è perfetto nel ritrarre un uomo che non vuole arrendersi alla realtà. Riesce a trasmettere una dolce malinconia, bilanciata da una certa tenacia nel difendere quello che per lui rappresenta un patrimonio di inestimabile valore. La sua interpretazione è commovente, ed è in grado di evocare empatia per un personaggio che vive di ricordi e speranze ormai perdute.

Nonostante il tono del film sia nostalgico, non risulta mai pesante. C’è un senso di malinconia costante, è vero, ma anche una speranza latente: quella che il cinema, in qualche modo, possa continuare a vivere… anche se in forme diverse. L’umorismo leggero, caratteristico di Scola, si manifesta in brevi momenti, specialmente attraverso le interazioni tra Mastroianni e Troisi, regalando al film una leggerezza che bilancia la sua componente drammatica. La bellissima fotografia di Luciano Tovoli enfatizza le emozioni dei personaggi e l’atmosfera della pellicola. Splendor è una vera perla per i cinefili che, nell’era in cui lo streaming fa da padrone, è la prova che Scola aveva ragione: la settima arte trova sempre la via per andare avanti e per rendere autori e attori immortali.

10 – Che ora è? (1989)

<< E’ meglio crepare felici piuttosto che piangersi addosso tutta la vita!”>> – Marcello (Mastroianni)

Presentato nel 1989 alla Mostra del Cinema di Venezia, questo film delicato esplora con grande sensibilità le dinamiche familiari e le difficoltà del dialogo intergenerazionale. Le straordinarie interpretazioni di Marcello Mastroianni e Massimo Troisi rendono la pellicola un’opera profonda e universale, capace di toccare corde emotive comuni a chiunque abbia vissuto il complesso rapporto tra genitori e figli. Entrambe le loro prove attoriali furono premiate con la Coppa Volpi.

Che ora è? si basa interamente sulla forza dei dialoghi e sulle interpretazioni. La regia di Scola è sobria e minimale. Dà ampio spazio ai silenzi, agli sguardi e ai piccoli gesti, che rivelano più di quanto le parole possano esprimere. Il film si concentra su temi universali come il rapporto genitori-figli, le aspettative, il tempo che scorre e il senso di inadeguatezza che spesso caratterizza le relazioni familiari.

La storia segue il padre (Mastroianni), un avvocato romano di successo, che visita il figlio Michele (Troisi), un giovane che ha scelto di vivere a Civitavecchia. In provincia, lontano dal mondo ambizioso e frenetico della sua famiglia. Il giovane è un insegnante di lettere che ama la vita semplice. Suo padre, invece, incarna la figura dell’uomo pragmatico, sicuro di sé e desideroso di mantenere il controllo sulla vita del figlio. Nel corso di una giornata trascorsa insieme, i due si confrontano su diversi aspetti della loro vita e della loro relazione. Il padre è critico verso le scelte di Michele, non riuscendo a capire le sue aspirazioni e il suo modo di vivere.  Il ragazzo, invece, è più distaccato e introverso, incapace di esprimere apertamente le sue emozioni. Attraverso le loro conversazioni emergono i conflitti generazionali e le differenze di valori, ma anche un affetto profondo che fatica a manifestarsi.

La domanda del titolo: “Che ora è?”, ricorre più volte nel film e rappresenta simbolicamente il tempo che i due hanno perso nel costruire una vera connessione. Le lancette scorrono e i due uomini sembrano essersi persi di vista, incapaci di comunicare realmente. La giornata che passano insieme diventa un’occasione per riflettere sul passato e sul futuro, ma anche su cosa significhi davvero essere padre e figlio. Il cuore pulsante del film sono le interpretazioni magistrali dei due giganti protagonisti. La combinazione tra la leggerezza e l’ironia di Troisi e la presenza autoritaria, ma affettuosa di Mastroianni crea un equilibrio perfetto, rendendo il loro rapporto credibile e commovente. Questa coppia vale la visione di Che ora è?, che resta un  film indimenticabile e una delle opere più intime di Ettore Scola.