Il rapporto lavorativo tra Marcello Mastroianni ed Ettore Scola è stato uno dei più fruttuosi del cinema italiano espresso in opere di impegno sociale con storie intime e personali

La collaborazione tra Marcello Mastroianni ed Ettore Scola ha portato alla creazione di film iconici che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema mondiale.
Il loro rapporto è stato uno dei più fruttuosi del cinema italiano, fondato su una straordinaria sintonia artistica e su una profonda comprensione reciproca.

Scola aveva una grande ammirazione per Mastroianni che considerava uno degli attori più completi e sensibili del cinema italiano.
Il divo, d’altra parte, trovava nel regista la capacità d’esplorare i lati più profondi della condizione umana ed era in grado di spronarlo a dare sempre il meglio.
Il loro legame era caratterizzato da una reciproca stima e da una profonda intesa creativa.

Le opere che hanno creato insieme sono state fondamentali nel definire il cinema italiano degli anni ’70 e ’80, con un forte impegno sociale e politico, ma anche con una profonda attenzione per le storie personali e intime.
Mastroianni, con il suo stile di recitazione unico, e Scola, con la sua sensibilità registica, hanno creato film che ancora oggi sono considerati tra i capolavori del cinema mondiale.  

Se si pensa al binomio tra attore e regista, viene quasi automatico associare Mastroianni a Federico Fellini. In fondo, è grazie ai suoi ruoli ne La dolce vita e in 8 1/2 che ha raggiunto la fama mondiale. Però, se si dà un’occhiata alla sua filmografia, si resta sorpresi nello scoprire che non è il maestro di Rimini il suo più longevo compagno nella settima arte… ma Ettore Scola.

La coppia ha lavorato insieme in ben nove film, oltre all’episodio presente nel film collettivo Signore e signori, buonanotte. Ettore Scola è il cineasta che ha diretto il celebre attore più di chiunque altro.

Quali sono le pellicole in cui Marcello Mastroianni ed Ettore Scola hanno lavorato insieme?

1 – Dramma della gelosia (Tutti i particolari in cronaca) (1970)

Ce so’ cose che nun se spiegano, Ughe’, però te dico che Adelaide nun è più la donna de prima. Che è cambiato, dirai te. Eh, so’ cosette imparpabili. Che te devo dì? È come quando che l’estate sta pe’ finì. Sì, er sole ce sta sempre ma nun ce sta niente da fa, nu’ lo senti.

Oreste (Mastroianni)

Questa commedia brillante scritta magistralmente da Age, Scarpelli e lo stesso Scola, mescola abilmente il grottesco e il tragico, esplorando il tema della gelosia con un tocco di satira sociale. Il film è uno degli esempi più brillanti della commedia all’italiana e ha come protagonisti tre interpreti d’eccezione: Marcello Mastroianni, Monica Vitti e Giancarlo Giannini.

Al centro della storia c’è Oreste (Marcello Mastroianni), un muratore romano sposato e sindacalista, che si innamora perdutamente di Adelaide (Monica Vitti), una fioraia solitaria.
La relazione tra i due sembra andare bene fino a quando Adelaide non incontra Nello (Giancarlo Giannini), un giovane pizzaiolo timido, ma affascinante, e inizia a dividersi tra i due uomini. La trama prende una piega drammatica quando la gelosia comincia a consumare Oreste, portandolo a gesti sempre più estremi…

Presentato in concorso al 23º Festival di Cannes, Dramma della gelosia valse a Mastroianni il premio per la migliore interpretazione maschile.
La sua interpretazione è straordinariamente sfumata: riesce a bilanciare la tragicità del personaggio con un’ironia sottile, rendendo Oreste allo stesso tempo patetico e simpatico. Riesce a esprimere la confusione emotiva del suo personaggio, combattuto tra l’amore per Adelaide e la sua incapacità di accettare la situazione.

La forza narrativa di Scola, invece, sta nella capacità di rappresentare la gelosia non come un semplice sentimento romantico, ma come un’ossessione distruttiva, alimentata da insicurezze personali e da tensioni sociali.

Il film ha una struttura narrativa vivace, arricchita da dialoghi brillanti e da un’ambientazione vivace che rispecchia l’Italia popolare e proletaria di quegli anni. Ettore Scola utilizza il linguaggio della commedia per affrontare temi sociali, mostrando la fragilità delle relazioni umane e delle dinamiche di potere all’interno della coppia.

L’uso del grottesco è centrale nella narrazione: i momenti più drammatici sono trattati con un umorismo cupo, quasi surreale, che sottolinea l’assurdità della gelosia. Tuttavia, questa comicità non cancella mai il dolore dei personaggi, che rimangono incredibilmente umani e vulnerabili. Scola è abilissimo nel bilanciare le due dimensioni, riuscendo a far ridere e riflettere lo spettatore contemporaneamente.

2 – Permette? Rocco Papaleo (1971)

Non per spezzare una lancia a mio favore, ma sono proprio un imbecille!

Rocco Papaleo (Mastroianni)

Questa commedia grottesca e surreale, pur non essendo tra le più note di Scola, merita di essere riscoperta per la sua riflessione sullo scontro tra tradizione e modernità.
Il regista mette in scena una critica sociale sottile e malinconica, ma allo stesso tempo mantiene vivo l’elemento comico.

La narrazione procede attraverso una serie di episodi scollegati, in cui il protagonista Rocco (Marcello Mastroianni) viene continuamente messo alla prova dalla società moderna: il lavoro, le relazioni sociali, l’amore, e l’apparente inutilità del suo passato.

Rocco Papaleo è un ex boxer italiano semplice e ingenuo che, dopo anni passati in una comunità montana isolata in Alaska, decide di trasferirsi a Chicago per cambiare vita. Nonostante le sue buone intenzioni e il suo carattere bonario, si trova spaesato nella modernità urbana e non riesce a integrarsi.
La sua ingenuità lo porta ad affrontare una serie di situazioni paradossali e grottesche, mentre cerca disperatamente di trovare il proprio posto nel mondo.

La pellicola non ha una narrazione lineare, ma è composta da vari episodi grotteschi che amplificano il senso d’inadeguatezza di Rocco.
La scelta di Scola di avere una struttura frammentaria, sottolinea come la vita del suo anti-eroe sia fatta di tentativi falliti d’adattamento.

La performance di Mastroianni è stata essenziale per il successo del film: la sua capacità di dare vita a un personaggio così ingenuo e disadattato, ma allo stesso tempo profondamente umano, rende Permette? Rocco Papaleo una pellicola affascinante e toccante.

Lontano dai ruoli iconici fascinosi e seducenti che lo avevano reso celebre, veste i panni di un uomo semplice e fragile.
La sua interpretazione di Rocco è volutamente sottotono, caratterizzata da una pacatezza che sfiora l’apatia, ma che riesce a trasmettere l’angoscia silenziosa di chi si sente fuori posto. Mastroianni riesce a rendere Rocco un personaggio profondamente umano, facendo emergere la sua dolcezza e la sua goffaggine.

Anche se meno celebrato rispetto ad altre opere di Ettore Scola, questo film rimane una preziosa testimonianza del suo stile unico e della sua capacità di mescolare ironia e malinconia per raccontare storie di grande rilevanza sociale e umana.

3- C’eravamo tanto amati (1974)

Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi

Nicola (Stefano Satta Flores)

Il capolavoro di Scola, dedicato a Vittorio De Sica scomparso durante la lavorazione, esplora le vicende di tre amici dal dopoguerra agli anni Settanta e racconta le trasformazioni sociali e politiche dell’Italia attraverso la loro amicizia.

Percorrendo quasi trent’anni di storia italiana, la pellicola rende omaggio ad altri generi cinematografici, soprattutto attraverso una serie di intuizioni filmiche in onore di Vittorio De Sica, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini e Alain Resnais.
Marcello Mastroianni appare come un tributo al cinema, in un piccolo cameo, interpretando se stesso. Una sua breve partecipazione che, però, è pregna di significato ed emozioni.

C’eravamo tanto amati racconta le vite di Gianni (Vittorio Gassman), Antonio (Nino Manfredi) e Nicola (Stefano Satta Flores), tre uomini che, dopo aver condiviso gli ideali resistenziali, prendono strade diverse nella vita.
Antonio resta fedele agli ideali del proletariato e lavora come infermiere; Gianni, un avvocato ambizioso, sceglie la via del compromesso sociale per raggiungere il successo e Nicola, un intellettuale di provincia, lotta per i suoi ideali…ma finisce per disilludersi.
Le loro vite si intrecciano a quella di Luciana (Stefania Sandrelli), una giovane donna che diventa oggetto dei loro amori e delle loro illusioni.

Il film è diviso in capitoli che rappresentano diversi momenti della vita dei protagonisti, ciascuno dei quali riflette i cambiamenti sociali e culturali dell’Italia del dopoguerra.
Ettore Scola realizza un film che è al contempo nostalgico e critico, riflettendo sulle promesse mancate della Resistenza e sulla disillusione politica che segna i protagonisti.

Il regista si muove con maestria avanti e indietro nel tempo con eleganza, mescolando flashback e scene del presente, utilizzando tecniche narrative innovative per l’epoca, come la rottura della quarta parete, dove i personaggi si rivolgono direttamente al pubblico. Il tono del film oscilla sapientemente tra la commedia e il dramma, grazie alla solida sceneggiatura che Scola firma con i maestri Age e Scarpelli.

C’eravamo tanto amati è uno dei film più riusciti di Ettore Scola, un racconto potente e commovente che riflette sull’amicizia, gli ideali, l’amore e la disillusione. È una commedia amara che offre uno sguardo affettuoso, ma critico, su trent’anni di storia italiana, mettendo in evidenza i fallimenti personali e collettivi di una generazione.

4. Signore e signori, buonanotte (1976)

Scusi, ma che cacchio sta dicendo?

Paolo T. Fiume (Mastroianni)

Questo film collettivo satirico vede Age, Benvenuti, Comencini, De Bernardi, Loy, Maccari, Magni, Monicelli, Pirro, Scarpelli e Scola, riuniti nella Cooperativa 15 maggio, impegnati a dare ognuno il proprio punto di vista sul mondo dell’epoca. 

La pellicola è una parodia, talvolta greve, di un’immaginaria giornata televisiva, con tanto di pubblicità, inchieste giornalistiche, sceneggiati, TV dei ragazzi e un telegiornale (un TG3 che all’epoca ancora non esisteva), a fare da filo conduttore. A presentare questo notiziario c’è Paolo T. Fiume (un divertente Marcello Mastroianni) che, tra un flirt e l’altro con la sua assistente, riporta le notizie più incredibili e surreali nell’arco della regolare tabella del palinsesto. 

Il titolo del film è una citazione della frase pronunciata dalle signorine buonasera, ossia delle annunciatrici della RAI dell’epoca, al termine del palinsesto giornaliero. Gli autori utilizzano la satira per puntare il dito verso la politica corrotta, l’esercito, la Chiesa e la stessa televisione. I mali moderni vengono portati in scena attraverso delle situazioni paradossali, esasperate e grottesche dai cinque registi e dai dieci sceneggiatori.

Gli sketch sono per lo più riusciti, tranne qualcuno che non brilla per humor. Ma, nel complesso, Signore e signori, buonanotte è un film tuttora godibile e che mostra quanto alcuni mali della nostra società siano immortali. 

5 – Una giornata particolare (1977)

Piangere si puo’ fare anche da soli, ma ridere bisogna farlo in due

Gabriele (Mastroianni)

Presentata in concorso al 30º Festival di Cannes, la pellicola ha ottenuto vari riconoscimenti internazionali vincendo, tra gli altri, il Golden Globe come miglior film straniero e ricevendo inoltre due candidature al Premio Oscar, per il miglior film straniero e per il miglior attore a Marcello Mastroianni.

Considerato uno dei capolavori del cinema italiano, è un’opera di rara sensibilità che mescola temi personali e storici in modo intimo e profondo. Con protagonisti Mastroianni e Sophia Loren, il film si allontana dalle commedie italiane tipiche di quel periodo.
Offre, invece, un ritratto delicato di due persone che trovano un’improbabile connessione in un momento storico cupo.

Ambientato a Roma il 6 maggio 1938, giorno della storica visita di Adolf Hitler nella capitale per incontrare Mussolini, i due protagonisti di Una giornata particolare appartengono a mondi opposti, ma riescono a stringere un legame profondo. Condividono le loro vulnerabilità e frustrazioni. Attraverso il loro incontro, si confrontano con i loro ruoli in una società repressiva e alienante, mentre la città si riempie di cittadini entusiasti che partecipano alla parata. Il teatro della vicenda è la casa vuota di un condominio popolare in cui vive Antonietta (Sophia Loren), una casalinga trascurata e madre di sei figli.

La donna è devota al regime fascista, nonostante sia costantemente soffocata dal suo ruolo domestico e dal marito autoritario. Mentre tutti si recano alla parata, Antonietta rimane a casa. Qui incontra Gabriele (Marcello Mastroianni), un vicino di casa solitario, ex radiocronista e omosessuale, licenziato per il suo orientamento sessuale e in attesa di essere deportato. L’ambientazione in un appartamento modesto e quasi vuoto diventa il microcosmo perfetto per esplorare i sentimenti d’ isolamento e incomunicabilità di due individui ai margini della società fascista.

Sophia Loren, in uno dei suoi ruoli più memorabili, si allontana dall’immagine glamour che l’aveva resa celebre e si trasforma in una donna oppressa dalla sua condizione di moglie e madre in un regime patriarcale. Marcello Mastroianni, d’altro canto, interpreta Gabriele con una delicatezza straordinaria, incarnando un uomo che vive in un profondo conflitto con la società che lo discrimina per la sua identità. Dà vita a un uomo sensibile, intelligente e disperato, ma mai patetico. La sua interpretazione è una delle più vulnerabili e toccanti della sua carriera.

Il film, sebbene sia ambientato in un solo giorno, è denso di significato e offre una riflessione complessa e stratificata sulla solitudine, sulla repressione (sia personale che politica) e sulla natura delle relazioni umane. Il contesto fascista, con la sua esaltazione del conformismo e della virilità, agisce come un contrappunto alla fragilità e alla marginalizzazione dei due protagonisti.

Antonietta e Gabriele sono figure opposte – lei sostenitrice del regime, lui vittima di esso – ma trovano in quell’unica giornata una connessione che trascende le barriere sociali e politiche. Ettore Scola, con la sua regia raffinata e sensibile, riesce a creare una pellicola che non solo commuove, ma che invita a riflettere sulle dinamiche di potere, sull’emarginazione e sull’importanza delle relazioni umane.

Vuoi scoprire quali sono gli altri film che legano Ettore Scola e Marcello Mastroianni? La lettura continua nella seconda parte dell’articolo!

Mastroianni e Scola: c’eravamo tanto amati (seconda parte)