Crimine, amore e mistero. Alla sapiente fusione di questi tre elementi si deve la riuscita di Il segreto dei suoi occhi, firmato dal regista argentino Juan José Campanella e vincitore di un Oscar come miglior film straniero. Dentro una cornice da legal thriller dall’impianto tradizionale la storia si arricchisce di tonalità da noir esistenziale e di aperture romantiche rese con la giusta distanza grazie ad uno sguardo ironico che sa raffreddare la sostanza drammatica della narrazione.

Nella sua vita trascorsa il commissario in pensione Esposito ha mancato due grandi occasioni, una riguardante la sua dimensione professionale, l’altra quella privata. Venticinque anni prima, infatti, all’epoca della dittatura dei militari in Argentina, egli si è lasciato sfuggire il sadico autore dell’uccisione di una giovane donna, da lui rintracciato dopo una ingegnosa ricerca ma rimesso in libertà dagli scherani dei colonnelli. Inoltre, non ha saputo dichiarare il suo amore alla bella procuratrice Irene, alle cui dipendenze egli lavorava diviso tra gli obblighi della gerarchia e il sogno di una impossibile relazione sentimentale. Ma adesso, dopo tanti anni, Esposito decide di scrivere un romanzo sull’atroce delitto con la speranza di poterne chiudere i punti irrisolti guidato da una saggezza che non poteva avere da giovane e impulsivo funzionario. Le memorie del passato lo aiutano a mettere ordine nel presente e a scoprire che l’omicida dato per morto vive tuttora tenuto prigioniero del marito della defunta e che l’irraggiungibile Irene, ormai divorziata, non aspetta altro che egli le dichiari il suo amore.

L’incastro dei piani temporali è eseguito con una perizia che ricorda quella mostrata da Losey in Messaggero d’amore e rende inavvertibili gli slittamenti cronologici con il risultato di consentire alla narrazione di procedere compatta e lineare nonostante la continua dialettica tra presente e passato che connota l’intero film. Il personaggio di Esposito è uno di quei “lucidi folli” di cui è ricca la letteratura argentina, un uomo oscillante tra disillusione e impeto vitale (“Non si può vivere una vita vuota”, ripete spesso all’Irene ritrovata), un malinconico resistente dinanzi al clima di corruzione del paese e alla vigliaccheria dei colleghi d’ufficio. La sua passione per la ricerca della verità è un sentimento totalizzante che si incrocia con un’altra passione meno nobile ma altrettanto assoluta, quella calcistica nutrita dall’omicida, in un serrato pedinamento che conduce all’arresto dello sconosciuto introvabile in una sequenza dall’impatto shocker (la carrellata aerea sullo stadio di Buenos Aires che piomba sui giocatori e devia sulle gradinate gremite e sui corridoi sottostanti fino a cogliere il giovane braccato)

Oltre al tema dell’amore perduto e poi ritrovato per Irene, il regista tratta con grande sensibilità pure il motivo dell’amicizia virile che lega Esposito al suo aiutante Pablo, un ubriacone assai perspicace grazie al cui contributo riesce a risolvere il caso (ma non a impedirne l’uccisione da parte dei sicari del regime). Anche questo secondo (o terzo) filo narrativo è condotto con mano sicura da Campanella e dallo sceneggiatore Eduardo Sacheri ( autore del romanzo La pregunta de sus ojos da cui il film è tratto) e si inserisce senza forzature nel contesto della vicenda che scorre avvolgente e avvincente fino all’atteso ma sempre rinviato bel finale.

Quanto al titolo Il segreto dei suoi occhi, esso ha una pregnanza che corrisponde alla complessa sostanza narrativa, visto che gli occhi di cui parla possono essere sia quelli dell’omicida ritratto in una vecchia foto mentre fissa adorante la futura vittima sia quelli di Irene che attende da Esposito le parole che lui tarda troppo a dirle. In questa ambiguità sta forse il merito maggiore del film, quello di ricordarci la verità che i film, tutti i film, in fondo altro non sono che “staffette di sguardi” carichi di significati inespressi.

Angelo Moscariello