Un meta-racconto sul cinema francese che riflette su remake, industria e dissoluzione dei confini tra realtà e finzione

Si può giudicare una serie dalla sua sigla? Forse no. Eppure quella di Irma Vep – La vita imita l’arte riesce quasi a ipnotizzare lo spettatore. In quella sequenza, sospesa tra lo stile da fumetto franco-belga e le sonorità arabe, fa la sua prima comparsa la figura algida di Irma Vep che, dopo aver attraversato i tetti parigini, li sorvola nelle vesti di un vampiro.

La miniserie prodotta da HBO e A24 di Olivier Assayas dichiara molto già nella sua suggestiva sigla, fin da subito richiamando dall’aldilà la vampiresca figura del serial del muto francese di Louis Feuillade, Les Vampires, qui portata significativamente sul piccolo schermo come sorta di continuazione del lungometraggio dello stesso Assayas del 1996.

La trama di Irma Vep

Se già il film dell’autore metteva in scena il tentativo da parte di un regista di filmare un remake del capolavoro di Feuillade, nella serie si fa un passo metanarrativo ulteriore: il cineasta René Vidal (un nevrotico Vincent Macaigne) tenta di girare sotto forma di serie televisiva il rifacimento di Les Vampires, dopo aver già realizzato anni prima una versione filmica.

Per il ruolo di protagonista, ingaggia la sensuale Mira Harberg (Alicia Vikander, già corpo spettrale in Ex Machina), una star hollywoodiana da blockbuster in cerca di riscatto dopo uno scandalo mediatico. Ma, come il titolo italiano sottolinea, il confine tra cinema e vita si assottiglierà, arrivando a fondere le due dimensioni.

Il passato tra Hollywood e l’Europa

A distanziare nettamente la mini-serie rispetto all’omonimo film di Assayas è la tensione costante che si percepisce tra due modelli culturali, quello europeo e quello hollywoodiano. E non solo perché al centro delle vicende c’è una diva che cerca una sorta di legittimazione nel cinema del Vecchio Continente (una dinamica che il cinema europeo sembra mettere in scena sempre più spesso, quasi come rivendicazione silenziosa della propria superiorità artistica), ma anche e soprattutto perché Irma Vep è una lucida riflessione sulla settima arte tout court.

Quello che l’autore ritrae, infatti, è un cinema che i vampiri non li rappresenta più soltanto, ma nelle cui fila prende posto, assumendone i connotati. Così sembra sopravvivere nutrendosi del passato, riesumando continuamente forme, icone e narrazioni attraverso remake, reboot, sequel e infinte riproduzioni.

Assayas non esclude da questa dinamica neanche il cinema europeo, tracciando però una profonda differenza nel rapporto che questo instaura con il passato rispetto a quanto fa quello hollywoodiano. Se quest’ultimo opera una vera e propria necrofagia, consumando e riproponendo in un infinito presente nostalgico ciò che è stato, il cinema continentale cerca di stabilire con esso un legame nuovo in una sorta di rituale negromantico.

Gli spettri di celluloide

D’altro canto, la serie stessa nel suo rapporto con l’omonimo film di Assayas e con quello di Feuillade è costruita come una vertigine di riflessi. Ogni immagine contiene il fantasma di un’altra immagine: dalla Nouvelle Vague di Effetto Notte, all’immaginario di Les Vampires, fino al cinema dell’autore stesso (l’assistente di Mira non ricorda la Stewart di Personal Shopper?).

I fantasmi e i doppi, che infatti attraversano da sempre il cinema di Assayas (non da ultimo quello del comunismo in Il mago del Cremlino), sembrano qui contaminare ogni livello della rappresentazione. La pellicola dialoga con il digitale, gli schermi degli smartphone vengono ripresi durante la riproduzione dei vecchi serial muti come se si fosse in una seduta spiritica, mentre le immagini del passato riaffiorano continuamente nel presente quali presenze ectoplasmatiche.

In questa possessione spiritica che il cinema attua sulla realtà, Irma Vep appare come l’opera più teorica e apertamente critica del regista, autore non a caso cresciuto nei Cahiers du cinéma. Una riflessione sul passato quale presenza infestante da non cannibalizzare, ma verso cui poter costruire ancora un rapporto dialettico, anche se per farlo ci fosse bisogno di una seduta medianica postmoderna come sembra esserlo la serie.

FAQ su Irma Vep

Chi ha interpretato Irma Vep nelle precedenti versioni?

Ne Les Vampires di Feuillade il ruolo è interpretato dalla diva del muto Musidora, mentre nel film del 1996 Irma Vep di Assayas dall’attrice hogkongese Maggie Cheung.

Dove posso guardare la serie?

Irma Vep è disponibile su Sky e su HBO Max.

Qual è la trama di Les Vampires di Feuillade?

Composto da dieci episodi, Les Vampires non parla di vampiri soprannaturali, ma di una misteriosa organizzazione criminale parigina. Sebbene la storia segua soprattutto il giornalista Philippe Guérande che cerca di smascherare e distruggere la banda di fuorilegge, la figura più celebre del serial è proprio Irma Vep (anagramma di “vampire”), femme fatale enigmatica e seducente.