Era il 2001 quando il Festival di Cannes premiava La stanza del figlio di Nanni Moretti come miglior film in concorso e, a distanza di più di vent’anni, il celebre regista italiano torna a Cannes con la sua ultima opera Il Sol dell’avvenire.

La stanza del figlio, di e con Nanni Moretti, è un film doloroso, è la tragedia di una famiglia, è il prima e il dopo la catastrofe che sconvolge quel piccolo mondo familiare lasciando a chi resta un dramma da gestire.

Nanni Moretti, regista da sempre cerebrale, indaga le emozioni, il modo di affrontare il lutto e l’inevitabile cercare di andare avanti, sempre diverso per ognuno. Il centro de La stanza del figlio è infatti proprio questo, il dolore che ognuno si porta e custodisce come fosse solo suo, condiviso ma vissuto in solitaria, capace di dividere anche chi si vuole bene.

Trama del film di Nanni Moretti

La famiglia di Giovanni e Paola, Moretti e Laura Morante, è una famiglia come tante, hanno due figli adolescenti, Irene e Andrea, interpretati da due giovanissimi Jasmine Trinca e Giuseppe Sanfelice che cercano giornalmente di comprendere. Tra classici pranzi familiari, tutti stretti intorno al tavolo e chiacchiere sullo sport, la vita dei quattro sembra andare come quella di chiunque altro, tra alti e bassi, incomprensioni e quotidianità.

Di colpo un evento, il più terribile, sconvolge la vita della famiglia: Andrea perde la vita in un incidente durante un’immersione subacquea con gli amici e l’esistenza di quella famiglia si pietrifica. Il dolore, il senso di colpa e le lacrime riempiono lo schermo, in questa pellicola semplice e commovente in cui i tre personaggi rimasti cercano di trovare un senso alla disgrazia.

Il film diventa una sorta di domino a cui la morte del figlio ha dato inizio, caduta la prima tessera tutte le altre vengono giù e quello più traballante è proprio Giovanni. Sì, perché è lui che quella mattina doveva uscire con Andrea per fare jogging e, invece, l’ha lasciato andare per correre da un suo paziente in preda a una crisi; è su questo che si arrovellerà per tutta la durata del film, sollevando ogni possibile “se” e “ma” fino ad arrivare ad incolpare il suo paziente e sé stesso, mettendo in dubbio qualsiasi cosa, anche la sua professione.

La stanza del figlio: il racconto di un dolore

Dopo la morte tutto cambia, Giovanni apre gli occhi e quella vita, che gli era sempre sembrata perfetta, è come se avesse perso quella patina felice e si mostrasse per com’è davvero, fatta di tazzine sbeccate, vasi incrinati, teiere rotte e una casa in rovina dove le crepe si fa solo finta di non vederle.

La morte di Andrea travolge tutto, arriva a mettere in dubbio qualsiasi cosa e Giovanni, che di professione aiuta gli altri a gestire il proprio dolore, si domanda come poter continuare se non è in grado neanche a far fronte al suo. Nanni Moretti confessa che il ruolo dello psicanalista voleva interpretarlo da anni, e con La stanza del figlio lo fa, arrivando maturo a questo personaggio che rende comprensivo e prodigo finché la vita non lo trasforma in qualcosa di intollerante, verso sé stesso e gli altri, pervaso da un senso d’impotenza che lo immobilizza totalmente.

E’ un bene che ne La stanza del figlio Nanni Moretti decide di non mostrare il momento della morte, ma si concentra sul dopo, sul dolore che travolge e sconvolge e, soprattutto, su una scena, sulla quale Moretti regista indugia pacato e spietato, con rumori e silenzi di quella bara che si chiude per sigillare un figlio che non tornerà più.

Non tornerà, come dice lo stesso Moretti in un’intervista, perché quella famiglia che lui porta sullo schermo, anche se non ne parla mai, non è credente, non si aspetta di ritrovare Andrea da qualche altra parte, in qualche altra forma, no, l’hanno perso per sempre e non c’è mai modo di convivere serenamente con l’irreparabile.

Con il bravissimo Silvio Orlando e i giovani Stefano Accorsi e Claudio Santamaria La stanza del figlio, a distanza di più di vent’anni rimane una pellicola sempre attuale, perché il dolore, rappresentato nella sua angosciante semplicità non può invecchiare mai. Insomma, con La stanza del figlio Moretti vince la Palma d’oro a Cannes nel 2001, con una pellicola dolce e straziante allo stesso tempo, che sconvolge il pubblico non solo per quello che racconta ma anche per come lo racconta.