A quasi tre anni dalla precoce morte del regista peruviano Óscar Catacora, la 17a edizione de La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano porta in Italia il suo ultimo progetto (terminato dallo zio Tito Catacora), l’acclamato Yana – Wara.

In continuità quasi filologica con la poetica e lo stile già mostrato nel precedente Wiñaypacha (2017), Yana – Wara restituisce limpidamente l’entità della perdita per il cinema latinoamericano (e probabilmente non solo) con la dipartita di Catacora.

Intrecciando dramma sociale, thriller e un realismo magico tinto di orrore, immersi nelle tradizioni millenarie della comunità andina Aymara, si dispiegano le testimonianze dell’anziano Evaristo delle tragiche vicende che lo hanno spinto a uccidere la sua giovane nipote Yana – Wara (da cui il titolo del film). Attraverso gli attori tutti non professionisti (i cui volti rugosamente parlanti sopperiscono a una recitazione inevitabilmente poco incisiva) e mediante la suggestiva lingua indigena si penetra nell’acredine di una società intrisa di misticismo, spiritualità, ma anche nefasta superstizione.

La fotografia (dello stesso Catacora con Julio Gonzales F.) si impernia sull’esclusività di inquadrature fisse che porgono il fianco a una costruzione formale sontuosa, complice una brulla natura ancestralmente affascinante.

Privi di musica, statici, alcuni dei quadri più belli di Yana – Wara in cui il bianco e nero scivola in un’ampia scala di grigi potrebbero quasi confondersi nell’impareggiabile potenza visiva persino di un maestro della fotografia etnica come Sebastião Salgado.

La travagliata vita di Yana – Wara riesce con piglio evocativo (incredibili le sequenze di esorcismo) a rappresentare l’estrema ferocia dei soprusi di una comunità ovviamente (e tremendamente) patriarcale, ma anche pervasa da superstizioni e bigotterie tutte a danno del femminile, che, nelle ovvie e conseguenti aberrazioni, distruggono la vita di una giovane. Ma se la cornice delle Ande peruviane potrebbe farci sentire in una distanza rassicurante verso problemi antropologicamente alieni, alcuni retaggi spesso ancora molto diffusi come la colpevolizzazione della vittima dovrebbero dare da pensare.