Dalla graphic novel Killing and Dying del fumettista statunitense Adrian Tomine (in Italia conosciuta come Morire in Piedi) nasce l’ultimo film di Jacques Audiard dal titolo Parigi, 13 Arr. (Les Olympiades) presentato durante il 74° Festival di Cannes e previsto nei cinema per il prossimo 24 marzo.

Quattro vite si incontrano nella contemporanea cornice urbana del 13° arrondissement di Parigi. Émilie (Lucie Zhang) cerca qualcuno con cui condividere l’affitto, quando Camille (Makita Samba) si presenta alla sua porta. Da quel momento in poi i due intraprenderanno una relazione prevalentemente fisica finché lo stesso Camille deciderà di lasciarla. In seguito incontra Nora da cui è molto attratto, ma la ragazza mostra molte insicurezze e stringe un forte legame con la cam-girl Amber (Jehnny Beth).

Parigi, 13 Arr. ha un’ambientazione metropolitana in cui sono i grattacieli a svettare e popolare il paesaggio, Audiard sceglie di girare in bianco e nero, sfruttandolo come un filtro attraverso il quale guardare una realtà intrisa di disillusione. È un espediente con cui trasmettere maggiormente lo straniamento e le contorte inquietudini interne dei protagonisti.

Non ci si ritrova di fronte ad un gruppo di adolescenti che si approcciano alla vita, ma davanti a personaggi adulti che convivono con la loro mancanza di ambizioni e il loro bisogno di sbarcare il lunario. Le loro interazioni e – ancor più – la loro sessualità sono delle azioni semplicemente funzionali, volte a colmare una condizione castrante dalla quale si vuole uscire.

Attraverso una storia dove i personaggi si incontrano quasi casualmente – come Nora che finisce nell’agenzia immobiliare in cui lavora Camille – Parigi, 13 Arr. non va ad approfondire nessuno dei protagonisti che mostra, il regista rimane distaccato dagli eventi e tutto sembra coperto da un velo di oggettività, dove però si percepisce ogni minima insoddisfazione.
Emile, Camille, Nora e Amber sono disillusi e restano tali anche se ad un certo punto modificano la loro visione della vita, dell’amore e del sesso, acquisendo una maggiore consapevolezza di se stessi.

Jacques Audiard sceglie di narrare le vite dei suoi protagonisti circoscrivendoli in un’ambientazione metropolitana, che diventa prigione come ne Il Profeta e si pone all’opposto rispetto al western I fratelli Sisters.

Parigi, 13 Arr. parla certamente d’amore e legami, ma attraverso modalità originali o meno convenzionali. Il film è più allacciato ad una dimensione in cui non c’è posto per l’idealizzazione sentimentale, nonostante ciò è un’opera che scorre brillantemente e che sa, molto vagamente, di Manhattan anche se siamo nella ville lumière.