Ponyo sulla scogliera (titolo originale Gake no ue no Ponyo) è un film d’animazione giapponese prodotto dallo Studio Ghibli.
A dirigerne le fila e il lungo lavoro durato dal 2005 fino al 2008, è stato il celebre regista giapponese Hayao Miyazaki.
Il film fu presentato in Italia al concorso per la 65esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Il film racconta in 100 minuti la storia di di Sōsuke, un bambino di cinque anni che vive con sua madre in una casa sopra una scogliera.
Un giorno come tanti, si imbatte improvvisamente in un pesciolino rosso dal volto umano che decide di chiamare Ponyo.

Nascendo dell’affetto tra i due, Ponyo è sempre più convinta di voler lasciare il mare per vivere sulla terra, ma questo porterà qualche rumoroso tumulto e l’intervento di forze che ostacoleranno questo desiderio.

Il tema della maternità in Ponyo sulla Scogliera

Pur essendo forse il film dello Studio Ghibli più adatto anche a un pubblico in età prescolare, Ponyo sulla Scogliera non rinuncia alle tematiche care a Hayao Miyazaki.
Fin dalle prime inquadrature, il mare – che fa da sfondo alla narrazione (ma non è solo tale!) – appare compromesso: tra pesci, meduse e creature marine si insinuano lattine, bottiglie, rifiuti galleggianti e scarichi oleosi delle navi. Un ambiente naturale liquido invaso dai residui della civiltà. Sebbene l’inquinamento non sia il fulcro della storia, come in altre opere del regista, il messaggio è chiaro per chi conosce la sua poetica: la natura – in linea con lo scintoismo – è viva, ma costantemente minacciata dall’uomo e pronta a rispondere. Miyazaki, con la consueta delicatezza, non perde occasione per ricordarlo.

Ben più preponderante è il tema della maternità.
Lisa (la madre di Sōsuke) ha molto spazio all’interno del film. È una donna forte di quelle che piacciono molto a Miyazaki. Nella sua umiltà infatti, riesce a gestire il lavoro, la casa e la crescita di un bambino. Rientra tra quei personaggi “banali”, ma in qualche modo necessari per la storia. Al pari di Naushika o Mononoke è una figura eroica, ma il campo d’azione è diverso. Mentre per le prime due salvare la Valle del Vento e il Bosco Sacro, preservando la stabilità e l’equilibrio, diventa una lotta a tutti gli effetti con il mondo intero, per Lisa la battaglia è nel quotidiano, per cercare di mantenere la crescita e l’unione della propria famiglia.

Non molto diverso è il discorso per Gran Mammare (Guranmanmāre), la madre di Ponyo, che fa il suo debutto nel film verso due terzi del racconto. Lei non è umana, è una divinità del mare e della misericordia. Due mondi diversi rispetto a Lisa, ma la connessione verso i propri figli e la propria felicità sembra essere condivisa dalle due. Vedo in questa scelta di Miyazaki la voglia di ricordare come nonostante la dicotomia e la lotta tra uomo e natura sia comunque presente un fil rouge che mostra come l’uomo sia parte della natura stessa.

Non mancano i riferimenti al Buddismo e allo Shintoismo. I fan sembrano concordare sulla teoria, mai confermata dallo Studio Ghibli, che ci sia un legame tra Gran Mammare e Kannon, la Dea della Misericordia. Per i riferimenti di questo genere posso concordare e indicare un bellissimo testo, già consigliato dall’amico e collega Luca Cialfi nell’articolo disponibile qui.

Tra Onde e Incantesimi: Ponyo e la Sirenetta, due storie sorelle

Non è un mistero che Ponyo sulla Scogliera tragga ispirazione dalla fiaba Den lille Havfrue (La piccola sirena o La Sirenetta) di Hans Christian Andersen.
Come per Ron Clements e John Musker nel film del 1989 prodotto dalla Walt Disney Feature Animation, il finale tragico di Andersen è stato trasformato nel lieto fine. Se nella storia originale la Sirenetta alla fine diventa spuma di mare, questo non accade né per Ariel né per Ponyo, che in qualche modo sembrano riscattare la povera anderseniana riuscendo entrambe a essere amate.

Nonostante è necessario tenere presente la distanza temporale di produzione dei due film – sono ben diciannove anni – ognuno veste bene i panni e le credenze del proprio sostrato culturale di provenienza.
Ariel incarna la cultura occidentale statunitense dell’American Dream. Il sogno di essere umana, il lavoro duro e costante l’hanno portata a ottenere quello che desiderava. Si trova nell’età giusta per poter iniziare a pretendere da se stessa quei sacrifici che, nell’ottica americana, la porteranno a rompere con il proprio destino, creandone uno migliore.
Ponyo è una bambina, lontana dalle estetiche del corpo femminile perfetto. L’amore che prova per Sōsuke è genuino e disinteressato. Lei non ha la coda da sirena, ma viene presentata come un pesciolino rosso, il kingyo della cultura giapponese. È la figlia di una divinità del mare, di quelle entità che popolano le credenze popolari del Giappone.

Dalla realtà all’animazione: Miyazaki e l’ispirazione di Tomonoura

Per gli appassionati di Cineturismo, una tappa imperdibile è la pittoresca cittadina costiera di Tomonoura, a sud di Fukuyama, nella prefettura di Hiroshima, divenuta celebre grazie a Ponyo sulla Scogliera. Anche in questo film, Miyazaki attinge alla realtà per costruire i suoi mondi: dopo aver tratto ispirazione dal Mar Adriatico in Porco Rosso (1992) e dall’Alsazia ne Il Castello errante di Howl (2004), nel 2008 torna in Giappone.

Nei circa 170mila disegni a matita che compongono Ponyo, inserisce elementi iconici di Tomonoura — le case tradizionali in legno, i sentieri tortuosi e il faro affacciato sul mare — rendendo il paesaggio immediatamente riconoscibile agli occhi dello spettatore.