Diventare una icona pop del cinema d’azione non è cosa facile, ma Sylvester Stallone ci è riuscito, vestendo i panni di personaggi differenti, ma sempre ben determinati.

“Lui si crede Rambo”, ma “Rambo è una pulce” come dice lui stesso interpretando Ray Tango.

È innegabile che Sylvester “Sly” Stallone si è imposto come uno degli attori simbolo del cinema hollywoodiano sportivo e d’azione e che ha riportato per decenni sullo schermo quella volontà di ferro che ti porta a vincere tipica dell’ “epica” a stelle e strisce.

Classe 1946, Sylvester Stallone nasce a New York da una famiglia di italiani immigrati negli USA. Dopo essersi trasferito con la famiglia a Philadelphia, e aver conseguito il diploma, si distingue per le capacità sportive guadagnandosi un posto all’American College of Switzerland. Successivamente si iscrive all’Università di Miami dedicandosi allo studio dell’arte drammatica, finché non decide di tornare nella sua città natale. A New York inizia a recitare inizialmente in alcune pellicole porno soft e, dopo qualche tempo, ottiene la sua prima parte da protagonista nel film Fuga Senza Scampo del 1973.

A distanza di soli tre anni arriva il primo vero grande successo da protagonista con Rocky nel 1976, a cui seguiranno altri sei capitoli nel corso di tre decenni (Rocky II, Rocky III, Rocky IV, Rocky V, Rocky Balboa).

Nonostante alcuni intermittenti periodi di assenza dal set, la carriera di Sylvester Stallone è incredibilmente prolifica e in molte occasioni si è cimentato anche nella scrittura e nella regia.

Durante il suo lungo periodo di attività, Stallone ha il merito di aver dato volto a John Rambo, un’altra grande icona degli anni Ottanta del cinema d’azione, con la saga Rambo (Rambo II, Rambo III, John Rambo, Rambo: Last Blood).

In mezzo alla tenacia di Rocky Balboa e all’implacabilità di John Rambo, vanno a inserirsi molteplici personaggi.
Negli anni Ottanta e Novanta Sly (come lo chiamano i fan) rinuncia a progetti come Die Hard e Beverly Hills Cop – per cui vennero scelti rispettivamente Bruce Willis ed Eddie Murphy – per dedicarsi alla “pellicola sportiva” di scarso successo al botteghino (diventata però film cult per chi era adolescente alla sua uscita) Over The Top e a numerosi film polizieschi e d’azione.

Sono anni traboccanti di notorietà per l’attore che, nonostante interpreti protagonisti con storie sempre differenti, egli resta sempre fedele al concetto vincit qui patitur rendendosi coerente ai suoi generi di riferimento senza mai uscire dalla sua “action zone”.

Che si tratti di un poliziotto, di un reduce, di un pugile, in ogni film “di e con” Sly lo spettatore è sempre catapultato verso un lieto fine. Una nota di positività che comunica al mondo che gli ultimi ce la possono fare, che il lieto fine esiste e se ci credi qualcosa cambia. E se non cambia, basta tener duro!

Inserire narrativamente in ogni film un destino favorevole, sembra essere una scelta che trova la sua motivazione nella vita dello stesso Stallone. La sua storia sembra uscita da un copione cinematografico in cui il protagonista persegue con tenacia e sacrificio la sua causa per poi arrivare al successo.

Oltre ad essersi guadagnato il titolo di attore icona del rude action americano, Sly è anche sceneggiatore e regista come dimostrato dal riadattamento del suo romanzo Taverna Paradiso a cui prende parte anche come attore.

Amante dell’arte, tanto da essersi dedicato alla pittura per superare la perdita del figlio, Stallone si prodiga in favore della beneficenza.
Dopo aver interpretato la “reunion action” nei vari capitoli de I Mercenari (The Expandebles) e il seguito della saga di Rocky con Creed e Creed 2 , non resta che attendere un altro grande ritorno del nostro amato Sylvester.