Dopo l’impattante Revenge, in cui la vendetta diventava un mezzo di piena lotta al maschilismo e all’affermazione di un cazzutissimo empowerment femminile, Coralie Fargeat torna a farci aprire gli occhi e la mente scrivendo e dirigendo il suo secondo film, dal titolo The Substance.

Presentato in concorso lo scorso maggio per la 77esima edizione del Festival di Cannes, The Substance è un trascinante body-horror prodotto da Working Title Films e A Good Story Productions, mentre è distribuito da I Wonder Pictures. Proiettato in anteprima il 18 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, The Substance arriva nelle sale dal 30 ottobre.

The Substance: Trama

Con un nome sulla Walk of fame, Elisabeth Sparkle (Demi Moore) è una celebrità che presta il suo volto per condurre un programma televisivo dedicato al fitness. Da attrice a personaggio televisivo, Elisabeth fa la sua vorticosa discesa verso il baratro nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, quando il suo produttore Harvey (Dennis Quaid) le comunica di essere fuori dal programma poiché troppo vecchia per la tv.

Elisabeth in preda allo sconforto si imbatte nella notizia dell’esistenza di una sostanza che può garantire una versione migliore di te. Dopo qualche esitazione la Sparkle accetta di buon grado di testare su di sé la sostanza e, in poco tempo iniziano a manifestarsi gli effetti.

Dalla schiena dell’ex volto hollywoodiano viene fuori la giovane e bellissima Sue (Margaret Qualley), che in breve tempo diventa il volto della tv raggiungendo la fama. Tutto sembra aver funzionato, anche se è necessario che le due donne si alternino ogni settimana per rinnovare le proprie cellule. Ad un certo punto Sue decide di voler rimanere sveglia, andando a sovvertire le rigide regole previste dalla sostanza, causando degli irrimediabili effetti collaterali su Elisabeth, che sceglie di andare contro la versione più giovane di sé…

The Substance: Quando l’ossessione ti uccide

“Hai mai sognato una versione migliore di te. Più bella, più giovane, più perfetta”.

È questo lo slogan che precede il caos.
In un mondo in cui non c’è più posto per una donna che compie cinquant’anni, una sostanza sconosciuta sistema le cose ricreando una giovinezza da rivivere solo dall’esterno.

Con un’atmosfera fin troppo patinata, il personaggio di Elisabeth viene sbattuto fuori dal suo programma mentre ascolta le “frasi fatte” pronunciate dal suo produttore Harvey per addolcirle la pillola. Quest’ultimo personaggio è uno spiazzante ritratto dell’ideologia secondo cui una donna di cinquant’anni non può più prestare la sua immagine all’intrattenimento perchè ormai vecchia. Attraverso un continuo passaggio di primi piani, Fargeat incornicia il faccione di un personaggio detestabile esagerandolo al massimo, mentre divora sguaiatamente un pranzo a base di gamberi all’interno di un ristorante di Beverly Hills.

In The Substance ogni personaggio è ben definito, sebbene la storia sia principalmente focalizzata su Demi Moore e Margaret Qualley. Le interpretazioni sono equilibrate senza essere sopra le righe, anche il personaggio interpretato da Quaid riesce a trasmettere un convincente maschilismo patologico e una completa assenza di umanità.

The Substance travolge lo spettatore col suo ritmo narrativo serrato, sviluppando tematiche quali l’odio per sé stessi e l’autodistruzione.
Più dettagliatamente, Fargeat strizza l’occhio al body-horror di Cronenberg trasportando la trama verso un finale in cui il corpo muta il suo stato e le protagoniste subiscono deformazioni fino a trasformarsi in un irriconoscibile accumulo di carne e parti umane.

È chiaro fin da subito come la bellezza debba rappresentare una caratteristica fondamentale per i due personaggi che agiscono come un doppio esternando due personalità sempre più diverse, ma comunque aggressive. Sue sempre più avida e affamata di libertà non lascia spazio alla Elisabeth che l’ha generata e che allo stesso tempo è sempre più debole e relegata in uno stato marginale.

Tutto ciò è accentuato maggiormente da una fotografia pop dai colori vividi e da inquadrature ben studiate, in cui si avverte attenzione alla prospettiva all’interno di ambientazioni chiuse – per certi versi anche asettiche- che accrescono lo stato claustrofobico e ad inquadrature che trasmettono fisicità.

In The Substance l’unica violenza che vediamo è quella che Elisabeth e Sue si infliggono a vicenda come metafora di una psicologica violenza sociale dove essere belle e giovani è necessario, ma purtroppo per loro dalla situazione generata non è previsto un reset.