Nel 2015 Robert Zemeckis sceglie di raccontare una sbalorditiva impresa avvenuta quarantun anni prima dirigendo The Walk e curandone anche la sceneggiatura insieme a Christopher Browne.

Uscito nelle sale italiane il 22 ottobre di dieci anni fa, il film è l’adattamento cinematografico del libro Toccare le nuvole. Fra le Twin Towers, i miei ricordi di funambolo scritto da Philippe Petit nel 2002, la stessa persona che nell’agosto 1974 fissa una fune d’acciaio tra le Twin Towers compiendo una traversata a 417 metri d’altezza senza alcuna protezione.

Prodotto da Tristar, LStar Capital e ImageMovers Pictures, The Walk è disponibile su Apple TV, Rakuten e Prime Video a noleggio.

The Walk di Robert Zemeckis: trama del film

Siamo nel pieno degli anni Settanta, quando il funambolo e artista di strada Philippe Petit (Joseph Gordon-Levitt) vede per la prima volta la maestosità delle Twin Towers. La visione delle Torri Gemelle marca un segno profondo nell’anonima vita di Philippe che sceglie proprio quel posto per compiere l’impresa che lo avrebbe iscritto nella storia dell’arte di strada: percorrere un cavo d’acciaio, sospeso a 417 metri d’alterzza tra una torre e l’altra.

A raccontare lo sviluppo della straordinaria impresa è proprio Philippe con la sua verve istrionica: fin da bambino si interessa al mondo del funambolismo iniziando da autodidatta e successivamente lasciandosi insegnare i trucchi del mestiere dal suo mentore e navigato equilibrista Rudy Omankowsky Senior (Ben Kingsley), conosciuto dopo essersi furtivamente introdotto sotto un tendone circense.

Il temperamento ribelle di Philippe lo porta successivamente di trasferirsi a Parigi nella speranza di trovare una strada. Qui il giovane e ancora impreciso funambolo, durante un’esibizione a mezz’aria incontra l’artista di strada Annie (Charlotte Le Bon) con cui instaurerà un forte legame amoroso. Di lì a poco, incontrerà anche il fotografo Jean Louis (Clément Sibony), che insieme ad Annie sarà di fondamentale importanza nel pianificare la mirabolante impresa.

Dopo un primo fallimento Philippe tenta la sua prima “passeggiata urbana” tra le due torri della Cattedrale di Notre Dame per poi approdare a New York e iniziare a dar vita al suo sogno.
La tanta pratica, la tensione e la pericolosità del gesto passano in secondo piano quando Philippe sale e percorre il suo filo d’acciaio immerso in un’atmosfera quasi onirica, lasciando tutti col fiato sospeso per 45 interminabili minuti.

Il racconto di un’impresa straordinariamente riuscita

È il 7 agosto del 1974, la luce crepuscolare domina sulla città di New York mentre la macchina da presa inquadra il lungo cavo d’acciaio ben teso e il primo piano del piede di Philippe pronto a fare il primo passo. Lo sguardo del protagonista è rivolto in avanti puntando alla riuscita di quella camminata tanto desiderata.

Bastano circa venti minuti per sospenderci nel tempo, lasciandoci sbalorditi ed emozionati, di fronte al coraggio di un funambolo caparbio e sognatore. Con The Walk Zemeckis porta sullo schermo una storia che non merita di finire nel dimenticatoio, raccontandola con forza e dignità senza sfociare nella banalità.

Con una sceneggiatura ricca di dialoghi e di monologhi interiori, sia il regista che Browne si concentrano non solo sull’impresa in sé, ma focalizzano l’attenzione sugli innumerevoli pensieri e sensazioni che si annidano nella mente del protagonista.
La trama procede senza intoppi, e la scelta di adoperare una narrazione in prima persona conferisce spessore al personaggio di Petit, oltre che ampliare quella sensibilità artistica che ritroviamo anche nella scena clou della camminata sospesa.

Quest’ultima rappresenta il compimento dell’intera incredibile impresa che il regista sceglie di affrontare prima attraverso delle riprese più dinamiche e poi attraverso inquadrature ravvicinate e stabili in cui il tempo si dilata tanto da sembrare fermo, per una interminabile manciata di minuti.

The Walk, non è solo il racconto di una storia vera, ma è anche una pellicola biografica focalizzata – come è giusto che sia – su Philippe Petit e sul suo passato.
In veste di protagonista Gordon-Levitt riesce perfettamente a trasmettere la giusta determinazione ed emotività senza risultare eccessivo, ma bilanciando la sua interpretazione in modo credibile, anche nei momenti più drammatici.

The Walk si allontana dall’inserire immagini di repertorio (che invece troviamo nel documentario Man on Wire del 2008) mettendoci di fronte ad una rappresentazione che non tenti di mostrare semplicemente i fatti, ma che vada più ad approfondire il rapporto di un uomo che mette alla prova sé stesso, realizzando il suo sogno e tenendo testa agli ostacoli che trova lungo il suo percorso.

In The Walk si respira l’aria dell’Heist movie, anche se non ci sono rapine da organizzare. La scelta di ibridare un sottogenere risulta, però, estremamente funzionale a contestualizzare l’avvincente organizzazione che precede il vero fulcro della vicenda. Così, con una CGI tendenzialmente convincente e realistica le Torri riprendono vita, solo per un paio d’ore, giusto il tempo di tornare indietro di qualche decennio per raccontare un poetico e audace colpo del secolo!