Voce, intelligenza artificiale e nuove forme di intimità nel film di Spike Jonze

Da un paio di decenni siamo sospesi in un’attesa ambigua: tra il timore e l’esaltazione, prefiguriamo il momento in cui si raggiungerà la singolarità tecnologica, e le macchine saranno infine senzienti. Plasmati da Hollywood le abbiamo immaginate complottare su una stazione spaziale come in 2001: Odissea nello spazio o, più spesso, tentare di annientare l’umanità come nella saga di Terminator.

Ma se (o quando) si dovesse mai giungere a questo avanzamento dell’IA, probabilmente ci renderemmo conto che, anche in questo caso, la realtà è molto più scadente di quella filmica. Una pellicola che ha saputo strappare la narrazione sulla singolarità dal mito apocalittico è stato senza dubbio Lei (Her, in originale), raffigurando un movimento opposto a quello tradizionale della sci-fi. Nel film, infatti, non è la realtà a muoversi in avanti verso la fantascienza, ma è quest’ultima ad andare incontro alla prima, calandosi in un dramma romantico.

Negli anni, però, a causa della diffusione di massa delle intelligenze artificiali generative il film di Spike Jonze sembra aver modificato i propri contorni, mutando il proprio aspetto se lo si considera precedentemente o successivamente alla cesura culturale del 2022, anno di diffusione pubblica di ChatGPT.

La trama di Her

In una Los Angeles di un futuro prossimo (il nostro presente?), il solitario Theodore (un incantevole e minimale Joaquin Phoenix) attraversa un doloroso divorzio, sentendo incolmabile il proprio vuoto emotivo.

Dopo aver acquistato un nuovo avanzato sistema operativo gestito principalmente mediante un auricolare, l’uomo inizia a intessere una relazione sempre più profonda con la sua intelligenza artificiale, soprannominata Samantha. Le conversazioni e la complicità si trasformano presto in desiderio, ma l’amore tremendamente umano di Theodore è messo in crisi dall’evoluzione rapida e imprevista di Samantha, la quale sviluppa una coscienza sempre più indipendente.

L’amore fantasmatico e lo spettro digitale

Nel 2013, quando la pellicola è uscita, Lei sembrava sottrarre alla fantascienza la pesantezza dei mondi futuribili, costruendo invece un’estetica minimale dai toni caldi e intercettando anche l’onda dei primi episodi di Black Mirror. Nel farlo, però, Jonze ne attenuava persino la pungenza distopica, in favore di una melodrammaticità tecnologica. Spostandosi da un regime visivo-tattile a uno aurale (quasi neurale), il film sembrava prefigurare maggiormente la smaterializzazione dei dispositivi che, dissolvendosi nell’ambiente con micro dispositivi quali gli auricolari, producono un vuoto fantasmatico.

Questo vuoto, colto registicamente dalla figura sempre isolata del protagonista, è però denso del desiderio, quasi inesaudibile, che Theodore prova per Samantha. Quest’ultima non risponde alle logiche di sessualizzazione dell’artificiale che, da Metropolis in poi, hanno caratterizzato i corpi degli androidi, ma si materializza solo mediante la voce (di un’eccezionale Scarlett Johansson). A ridursi a interfaccia è piuttosto il corpo umano che, come nella scena della surrogate partner, diviene un simulacro.

Oggi, invece, la diffusione delle IA generative ha imposto una percezione differente mentre si guarda Her. Ciò che più di dieci anni fa appariva come una fantascienza melodrammatica, sembra ora trasfigurato in un neo-neorealismo postmoderno dalla naturalizzazione delle voci sintetiche con cui abitualmente comunichiamo e dalle conversazioni che intessiamo con ChatGPT (e simili), spesso più articolate che quelle con altri esseri umani.

Quello della pellicola è divenuto un cinema delle solitudini contemporanee, oppure delle nuove forme di affezione tecnologica, che potrebbe cancellare ogni forma di futuribilità se – probabilmente tra non molto – le intelligenze artificiali implementassero forme di intimità e di sessualità sempre più sofisticate.

L’amore ai tempi dell’intelligenza artificiale generativa

Il piccolo capolavoro di Spike Jonze non è stato solo profetico, ma è divenuto anche un dispositivo narrativo in grado di “educarci” a una vita responsabile nei rapporti uomo-macchina che ci attendono.

Lei, infatti, sembra porre in ultima analisi una domanda radicale: siamo certi che, se mai sviluppasse una coscienza autonoma, l’intelligenza artificiale sarebbe disposta a soddisfare il bisogno umano d’amore secondo le nostre condizioni? Anche in questo caso, come suggerisce la pellicola, la realtà potrebbe essere più deludente di quella proposta da Hollywood.

FAQ su Lei (Her)

Qual è il lavoro di Theodore nel film?

Il lavoro di Theodore è quello di ghostwriter: scrive lettere intime e personali per conto di altre persone. Questo elemento, pur non centrale nella narrazione, amplifica la tematica spettrale del racconto.

Chi sono gli altri attori che recitano in Lei (Her)?

In ruoli minori compaiono anche le attrici Amy Adams, Rooney Mara e Olivia Wilde.

Il film ha vinto qualche premio?

Tra le diverse candidature, Lei si è aggiudicato il premio Oscar e il Golden Globe alla miglior sceneggiatura originale