«Qualcuno è morto» dice Hercule Poirot agli ospiti del Karmek. In un periodo cinematografico denso di remake, dal 10 febbraio ritorna al cinema Assassinio sul Nilo.
Dopo Assassinio sull’Oriente Express, un nuovo capitolo diretto da Kenneth Branagh che veste ancora i panni e i baffi dell’ormai immortale investigatore creato dalla mente di Agatha Christie, apparso per la prima volta nel romanzo giallo datato 1920 con il titolo The Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court in italiano).

Assassinio sul Nilo è la trasposizione – a tratti modificata – del classico della Christie risalente al 1937, ma è anche una versione più attuale rispetto al film del 1978 diretto da John Guillermin, con le musiche del celebre compositore Nino Rota e che nel cast vantava nomi quali Mia Farrow, Angela Lansbury, Bette Davis, Jane Birkin, Maggie Smith e molti altri.
Anche questa volta Hercule Poirot si trova inevitabilmente coinvolto in un caso di omicidio e dovrà utilizzare le sue straordinarie doti deduttive per giungere alla soluzione.
La storia semplice e alquanto geniale ruota attorno ad un triangolo amoroso: la ricca ereditiera Linnet Ridgeway (Gal Gadot) ha appena sposato lo squattrinato Simon Doyle (Armie Hammer) che precedentemente era stato promesso sposo di Jacqueline de Bellefort (Emma Mackey), vecchia amica di Linnet.
I neosposi hanno paura di eventuali ripercussioni durante la luna di miele, da parte della donna e chiedono a Poirot (Kenneth Branagh) di aiutarli a gestire la cosa.
Quando apparentemente tutto sembra sistemato, in realtà iniziano una serie di omicidi e la prima vittima è proprio la giovane Linnet trovata morta all’interno della sua cabina.
In un’ambientazione tipicamente anni Trenta, l’investigatore migliore del mondo deve sbrogliare la matassa e rivelare il nome dell’assassino (o degli assassini) anche se, a prima vista tutti i presenti sembrano avere un buon alibi… e un buon movente!

In Assassinio sul Nilo tutti i personaggi hanno il loro peso poiché ogni legame – diretto o indiretto – incide sulle dinamiche comportamentali relative all’omicidio. Nessuno sembra essere innocente e questo Branagh lo mostra molto chiaramente.
Lo spettatore si lascia attirare dagli indizi disseminati – come il tubetto di colore rosso – percependo una certa diffidenza nei confronti dei personaggi. Sicuramente il passato e il presente della protagonista emergono molto di più, rispetto al resto dei presenti, insieme ad una piccola parentesi dedicata a Poirot che in preda alla nostalgia si lascia andare ad un triste ricordo personale mentre parla con Jacqueline.
Branagh rende il personaggio di Poirot molto più sfaccettato rispetto al precedente film (Assassinio sull’Oriente Express) tanto da inserire all’inizio di questo episodio un importante scorcio del suo passato: una guerra che lo ha segnato nell’anima e sul volto.
La maggior parte della storia di Assassinio sul Nilo si svolge sul lussuoso battello Karmek sulle acque del fiume egiziano. Il luogo circoscritto diventa cornice in cui si sviluppa – passo dopo passo – la deduzione, quasi un palcoscenico.

La fotografia – sebbene sembri troppo artificiosa in alcuni brevissimi tratti – si lega coerentemente al periodo storico di riferimento trascinando lo spettatore in uno scenario esotico. Il tutto legato ad una scelta dei costumi ben studiata e che rende alla perfezione il lusso che circonda la vita di Linnet.
Nonostante le difficoltà legate prima agli scandali con al centro l’attore Armie Hammer e poi alla pandemia, Assassinio sul Nilo è un film ben riuscito.
Anche se un po’ più artificioso rispetto al precedente film di Branagh, la narrazione scorre fluidamente sotto gli occhi di uno spettatore curioso e affascinato dalla perfidia e dai profitti personali che si celano dietro il volto dissoluto dell’eleganza e dell’opulenza.
