A sud ovest del Regno Unito, in un piccolo paesino vive il solitario Brian che si diletta ad inventare e costruire di tutto e di più. Inizia senza troppe pretese Brian e Charles, la commedia made in U.K. scritta da David Earl e Chris Hayward e diretta da Jim Archer. Dopo la presentazione al Sundance Film Festival, Brian e Charles sarà proiettato durante la 52esima edizione del Giffoni Film Festival e uscirà al cinema il prossimo 31 agosto, distribuito da Lucky Red e Universal Pictures International Italy.

Nell’inospitale clima invernale del Galles, Brian (David Earl) è un bislacco e creativo inventore che, in preda alla solitudine, decide di dare una svolta alla propria vita. Così inizia a lavorare nel suo capanno degli attrezzi e crea un robot tutto per sé per sconfiggere la tristezza, d’altronde è proprio Brian ad affermare mentre si rivolge allo spettatore: “chi non vorrebbe costruire un robot?!” .

L’uomo di latta che entra nella vita dell’inventore verrà chiamato Charles (Chris Hayward), i problemi, però, sono dietro l’angolo: Brian dovrà fare i conti con Eddie (Jamie Michie), il bullo del paese per salvare Charles. Gran parte del coraggio è frutto dell’amicizia, ma la vera forza che spinge Brian a combattere sta nel legame con Hazel (Louise Brealey).

A metà strada tra il dottor Frankenstein e Geppetto, Brian anima la sua creatura composta da oggetti ormai fuori uso: basti pensare al busto di Charles fatto con una lavatrice, o alla testa presa da un manichino. Brian e Charles si basa interamente sull’omonimo cortometraggio di qualche anno prima. Il film sfrutta i meccanismi dello humor inglese conducendo lo spettatore verso un’atmosfera a tratti malinconica.

La commedia dolce-amara si evolve attorno alle debolezze del protagonista e sembra adoperare l’escamotage del falso documentario. L’espediente narrativo, però, è attuato solo nei confronti di Brian che interagisce col suo “amico artificiale”. Quest’ultimo diventa un personaggio chiave da cui si sviluppano dinamiche secondarie.
È proprio lui ad innescare dei conflitti col suo creatore, dovuti all’acquisizione di una propria identità e da una forte voglia di scoprire il mondo che lo circonda: primo fra questi andare ad Honolulu. Charles è l’innesco per quanto riguarda l’interesse reciproco tra Brian ed Hazel, oltre che per l’audacia del protagonista nel portare in salvo un robot che è diventato un vero e proprio amico.

Brian e Charles è una storia leggera e divertente che si lascia contaminare da tematiche importanti quali la solitudine, l’amicizia e il rapporto uomo-macchina.
Il legame rappresentato, nonostante i numerosi conflitti, viene narrato in prima persona attraverso dichiarazioni rivolte ad una troupe che in realtà non c’è. Al massimo si può immaginare che le affermazioni siano rivolte allo spettatore, che entra in sintonia con una comicità che non è mai demenziale.

La risata è il risultato di un’ironia semplice, dettata dalla quotidianità e dai caratteri dei due protagonisti. Brian e Charles si impernia completamente questa dinamica per poi lasciare spazio ad un “aspettato” lieto fine.