« “Ohana” significa famiglia, famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato. »

– Lilo Pelekai

Il live action di Lilo & Stitch, diretto da Dean Fleischer Camp, è ufficialmente nelle sale e, per l’occasione, non possiamo non parlare del film d’animazione originale (e dei sequel). Uno dei film Disney più belli degli ultimi vent’anni.
Il piccolo alieno blu e la bambina hawaiana, dal 2002, hanno un posto nel cuore di tutti quei bambini e quelle bambine che si sono sentiti/e fuori posto almeno una volta nella vita, poiché strani e irascibili, ma altamente sensibili. 

L’universo Lilo & Stitch ha un’essenza un po’ monella e al tempo stesso da “pecora nera”, quasi come se fosse il riflesso del fatto che non sia un prodotto puramente Disney nel senso classico, anzi viene prodotto da tre entità separate all’interno della società: Walt Disney Animation Studios, Disneytoon Studios e Disney Television Animation. E se si pensa alla scelta di marketing fatta nel 2002, era intenzionale voler far trasparire la stranezza divertente di Stitch, che per pubblicizzare il suo film rompeva la quarta parete di altri classici del Rinascimento Disney (video sottostante). 

Tutto ciò cade a fagiolo, se si pensa che i registi Chris Sanders e Dean DeBlois realizzano la storia per eccellenza di due emarginati che trovano l’amicizia l’uno nell’altro. Viene sviluppato, cosí, un franchise che contiene tre film, tre serie televisive animate, dei manga, dei fumetti, diversi videogiochi, merchandising a non finire e ora un remake cinematografico live-action. 

Rimanendo sui prodotti video, l’ordine va al di là della cronologia e prevede Lilo & Stitch come primo film (2002), Lilo & Stitch 2 – Che disastro Stitch! (2005) come sequel ufficioso, seguito poi da Provaci ancora Stitch! (2003), che fa da pilota alla serie televisiva anch’essa intitolata Lilo & Stitch, andata in onda tra il 2003 e il 2006.
L’ultimo film, Leroy e Stitch (2006), è tecnicamente il finale della serie animata. 

Insomma, c’è un po’ di confusione dovuta proprio al fatto che gli studios coinvolti sono diversi nonostante siano sempre sotto Disney, ma alla fine si riesce a trovare una quadra. In fondo, il franchise risulta anche interessante in un approccio cross-mediale, proprio perché si trovavano molti contenuti episodici anche nei videogiochi di Lilo & Stitch. Si può dire che il flusso tra un progetto e l’altro è organico sia perché collega tutti i pezzi (anche se con un po’ di sovrapposizione temporale), sia per il mantenimento della qualità nell’animazione e alla “recitazione” coerente dei personaggi coinvolti.

Lilo & Stitch, dove tutto è iniziato 

Ancora ignari del successo della critica e del botteghino che riceveranno, Chris Sanders e Dean DeBlois portano sul grande schermo Stitch, un alieno distruttivo e creato in laboratorio, il cosiddetto Esperimento 626, che fugge dalla prigionia e trova la strada per la Terra, precisamente a a Kauai, un’isola delle Hawaii
Il tutto mentre lo scienziato pazzo Jumba Jookiba, creatore del piccolo mostriciattolo e per questo messo sotto processo dalla Federazione Galattica per “sperimentazione genetica illegale”, viene obbligato dalla Presidentessa del Consiglio a rimediare cercando Esperimento 626.

Nel frattempo ci si imbatte in Lilo Pelekai, una bambina hawaiana solitaria e ribelle, la cui sorella maggiore Nani sta lottando per mantenere la sua custodia a seguito della morte dei genitori, facendosi valere con un misterioso assistente sociale di nome Cobra Bubbles. Con questa nuova pressione addosso, Lilo prega di avere un amico, così Nani le permette di adottare un cane. L’esperimento 626 intanto atterra vicino alla casa di Nani e Lilo, ma poco dopo viene portato al canile della città. Ed è proprio qui che i due si incontrano: Lilo lo battezza con il nome “Stitch” e lo mostra agli abitanti dell’isola. Stitch, però, prova a scappare, ma costruirà un bellissimo rapporto fraterno con la bambina.
Tante peripezie si mettono tra loro due, ma la storia finisce benissimo e, grazie ad una piccola scappatoia, si forma una famiglia allargata oltre i confini terrestri.

Lilo & Stitch è indubbiamente un gioiellino dell’animazione, con una cura per i dettagli che fa rimpiangere il 2D sempre di più: le illustrazioni includono splendidi sfondi colorati a mano, che danno giustizia al paesaggio senza risultare “troppo bello per essere vero”. C’è una cura maniacale per i dettagli, specialmente in quelli che aiutano la rappresentazione autentica degli hawaiani.

La cosa più apprezzabile è il character design che brilla sugli sfondi. Gli alieni sono tutti diversi tra loro, mentre gli umani, soprattutto le donne, dopo anni che sono state mostrate con delle fattezze standard, hanno gambe grosse, nasi non caucasici, e sono comunque bellissime. Oltre all’immagine i personaggi comunque hanno un notevole spessore e i protagonisti anche una sufficiente stratificazione.

Partendo da Lilo, la protagonista subito ci mostra com’è senza tanti preamboli. È una bambina dolce, che ama la danza, idolatra Elvis e non disprezza le bambole. Al tempo stesso è eccentrica, ed ha i suoi rituali. Ogni giovedì dà un panino al burro di arachidi a Padge, un pesce che secondo lei controlla il meteo. Dallo sguardo del suo insegnante e delle ballerine più grandi, si intuisce che quel gesto rimanda al triste passato di Lilo e alla morte, in un incidente stradale in una notte tempestosa, dei suoi genitori. Lilo risponde al rifiuto con rabbia, ma finisce per sentirsi peggio perché si sente sola, incompresa e piena di rimorso per le reazioni impulsive che allontanavano le persone.

Ma resta una bambina dolcissima, piena di interessi e con indubbio talento. Quando urla a Stitch «No, quella è del mio Periodo Blu!», Lilo si riferisce al Periodo Blu di Pablo Picasso, una fase della carriera del pittore caratterizzata da depressione e dolore, con dipinti raffiguranti gli emarginati più soli della società e tonalità di blu e verde. Stitch strappa sul cavalletto la tela dipinta da Lilo, una sua versione del “Vecchio chitarrista”, una delle opere più riconoscibili di Picasso di quest’epoca della sua carriera. 

Lilo, dunque, non ha semplicemente degli interessi poco gettonati tra le bambine, tra i quali Picasso, fotografare turisti e il Vodoo, ma utilizza queste cose per esprimere le sue emozioni. E poi, come ulteriore richiamo al Periodo Blu, tutta la stanza è immersa nel blu. 

Lilo, in qualità di personaggio, negli anni è diventata una rappresentazione accidentale dell’autismo. I creatori non hanno mai confermato o smentito tale visione, però il suo essere strana, la pecora nera, con le sue fissazioni uniche e la difficoltà ad esprimere facilmente i suoi sentimenti agli altri e la difficoltà a fare amicizia rientrano tutti nelle esperienze delle persone autistiche. Un altro aspetto interessante di Lilo è che reagisce ad un ambiente altamente feticizzato dai turisti: lei ridá indietro quell’attenzione morbosa tipica del “white savior”, scattando foto casuali ai turisti. 

Nani, dal canto suo, è un’eroina moderna, una giovanissima donna dal cuore d’oro e dalla sensibilità sopraffina. Non è la protagonista, ma per via del rapporto con la sorellina, resta una parte integrante per la crescita di Lilo e dello sviluppo della storia: pur non capendo tutte le stranezze o gli interessi speciali di Lilo, non la giudica e anzi, nei limiti del possibile, non cerca mai di infrangere i suoi desideri. Difatti, sviluppa le strane foto dei turisti per lei, sta al gioco con le sue innocue marachelle e la difende quando altri adulti la vogliono zittire.

Ha sempre dimostrato una maturità, una fermezza e una grande sensibilità con la piccola monella Lilo, in primis non sminuendo mai Lilo e in secundis senza mai darle la colpa dei suoi problemi. Vediamo una rappresentazione veritiera di una donna che, purtroppo, non viene aiutata da chi dovrebbe darle una mano (l’assistente sociale) e che rinuncia alla sua vita per mantenere la custodia della sorella. Ma non è un personaggio passivo, anzi, e lo si vede anche nel come affronta i colloqui e le difficoltà. 

Stitch, invece, è un’estensione di Lilo. La bimba riconosce in Stitch la sua stessa stranezza e dal fatto che nessun altro lo volesse, proprio come lei si sente rifiutata da tutti. 

Stitch migliora con Lilo, che a sua volta applica la stessa pazienza e comprensione ricevuta da Nani. L’alieno blu sente di essere quello strano, sviluppa una sorta di coscienza e consapevolezza che lo porterà a comunicare meglio ciò che vuole, senza distruggere ciò che non capisce. 

Per concludere, attraverso le difficoltà dei personaggi personali e, perché no, dei loro trionfi, si vede come la gentilezza può essere appresa e le famiglie possono essere create, infatti alla fine del film c’è una grande “ohana” formata da Lilo, Nani, David e Stitch, Jumba, Pleakley e Cobra Bubbles. 

Lilo & Stitch 2: Che disastro Stitch!, il sequel ufficioso

Dopo Provaci ancora Stitch!, nel 2005, lo studio Disneytoon Studios fa uscire Lilo & Stitch 2: Che disastro Stitch!, diretto da Michael LaBash e Tony Leondis.

Questo è il sequel ufficioso, poiché quello precedente fa da pilota della serie, che arriverà quasi in contemporanea con questo film. La confusione è abbastanza palese, per questo si consiglia di vedere questo film subito dopo l’originale. 

La trama è quasi divisa in due atti: Stitch ha un “malfunzionamento” inspiegabile, che lo fa comportare malissimo in momenti puramente casuali e senza che lui riesca a controllarsi. 
Alla fine si scopre che questo deriva da un difetto accaduto anni fa, e l’alieno russo sta cercando di capire come fermarlo. Mentre ciò accade, Lilo vuole rendere orgogliosa sua madre continuando la sua eredità in una competizione di hula locale, la stessa che la madre vinse quando aveva la sua età. 
Il resto della storia si dipana tra la gara di hula e il cercare di tenere Stitch sotto controllo, con un finale da Lazzaro. 

Qui, a livello di sceneggiatura, c’è qualcosa che fa un po’ storcere il naso: non c’è alcun motivo per cui Jumba debba tener segreto il difetto di Stitch, ma serve solo per giustificare il fatto che Stitch soffre perchè pensa di essere naturalmente cattivo e che è destinato a rimanere solo. 

Inoltre, non essendo presente un cattivo centrale, non ci sono vere e proprie minacce e considerato il finale poco esaustivo, questo film sembra più una “reunion”, dove però solo Lilo e Stitch brillano tra il resto del “cast”.

Nulla da dire sull’animazione, che resta la componente più forte del film, dove l’acquarello e l’animazione computerizzata si fondono in maniera sublime. 

Provaci ancora Stitch!, un film “pilota”

Provaci ancora Stitch!, uscito anche lui in versione home video nel 2003, è diretto da Tony Craig e Roberts Gannaway, viene considerato un “backdoor pilot”, ovvero un episodio pilota per la serie tv successiva Lilo & Stitch: la serie

La storia, di 64 minuti, presenta i 625 esperimenti creati da Jumba con il finanziamento del dottor Jacques von Hämsterviel. Si scopre che Jumba aveva conservato tutti i 625 esperimenti come Stitch, che vengono rilasciati una volta esposti all’acqua.  Lilo e Stitch, dunque, si assumono il compito di localizzare gli esperimenti, o “cugini”, e di trovare a ciascuno di essi una casa dove possano veramente appartenere. 

New entry del “cast” è il malvagio Dr. Hamsterveil, l’ex partner di laboratorio di Jumba, che sta cercando di acquisire il resto degli esperimenti dell’ex collega in modo da poterli usare come armi nei suoi piani malvagi. C’è anche il pigro Esperimento 625, amante dei panini: entrambi fanno poi parte del cast principale della serie.
Questo film, purtroppo, non si regge da solo, perché è necessario guardare la successiva serie televisiva (o almeno i primi episodi) per apprezzare al meglio la pellicola, o si rischia di fruire un prodotto all’apparenza fuori contesto.

Lilo & Stitch: una breve recensione della serie

Nel 2003, Jess Winfield e la Walt Disney Animation portano alla luce due stagioni della serie Lilo & Stitch
Co-creata dai registi e sceneggiatori originali Chris Sanders e Dean DeBlois, la serie è fondamentalmente un controllo dei danni del film precedente: ogni episodio si concentra su un esperimento unico, ognuno diverso e più unico del precedente. Il gruppo deve catturarli tutti e insegnare loro il concetto di “ohana”, in modo che possano trovare una buona casa dove si adattino e possano usare i loro talenti unici per il bene della comunità.

La particolarità della serie (e sintomo del suo successo) sono gli episodi crossover con personaggi di altre serie Disney come American, Kim Possible, Ricreazione e La famiglia Proud. 

Ci sono molti richiami al film originale, e questo rende la serie molto più connessa: Lilo è ancora fissata con Elvis, il pesce Pudge, la danza e il Voodoo. Non ci sono tanti coinvolgimenti emotivi per lo spettatore, però va bene cosí ed ha molto senso: il lutto, il rifiuto, il rimorso e il sentirsi soli sono tutte emozioni elaborate nel film originale, e per questo prodotto seriale ha più senso non tornare indietro in questa progressione, anzi arricchire il mondo dei personaggi con nuove avventure e sfide, cercando di diffondere e condividere ai cugini di Stitch ciò che hanno dovuto impare da soli. 

L’animazione è davvero buona, seppur meno fluida del film, ma rimangono come gioie per gli occhi gli sfondi così belli e immersivi, ormai iconici per tutto il franchise. 

Leroy & Stich, il finale della serie Lilo & Stitch

Infine, anche se non proprio, c’è Leroy & Stitch, uscito nel 2006 su Disney Channel, diretto da Tony Craig e Roberts Gannaway, che tornano alla regia per concludere il franchise con il botto, 

La missione che Lilo e Stitch si sono prefissati è ora completa e tutto sembra andare per il meglio: hanno trovato una casa, un posto a cui appartenere per tutti i cugini di Stitch e, quindi, tutti gli esperimenti di Jumba. E così è giunto il momento per Stitch, Jumba e Pleakley di tornare al posto a cui appartengono, lo spazio esterno. Nel frattempo, ovviamente, il Dr. Hamsteveil è fuggito dalla prigione e ha un nuovo esperimento tutto suo, Leroy – un alieno la cui forza rivaleggia con quella di Stitch, e che potrebbe finalmente essere la chiave per la vendetta di Hamsterveil su Stitch e compagnia. La storia sembra tanto un finale quanto dovrebbe esserlo qualsiasi episodio televisivo conclusivo, ed è un modo intelligente di permettere un’intera durata di un lungometraggio a questa conclusione. 

Pieno d’azione e di momenti divertenti (la battaglia finale è epica, quasi una cosa alla Marvel), unica pecca è che c’è una qualità inferiore dell’animazione, ma restano gli sfondi “sgranati” e la cura nei dettagli per i personaggi principali. 

Leggendo la critica, si evince che in molti avrebbero voluto Leroy come se fosse approfondito come parallelo di Stitch e che fosse un pochino più profondo come film, ma rimane comunque un finale degno per un classico Walt Disney Animation Studios, pur rimanendo una pellicola televisiva per Disney Channel. 

Gli altri spin off con Stitch

Una delle cose più affascinanti accadute al franchise di Lilo e Stitch è la sua popolarità in Giappone. Per questo, nel marzo 2008 la Disney e lo studio di animazione giapponese Madhouse annunciano l’anime basato su Lilo & Stitch, intitolata Stitch! e ambientato anni dopo gli eventi di Leroy & Stitch.

Il plot vede una ragazza giapponese di nome Yuna (precedentemente denominata Hanako) al posto di Lilo, ed è ambientata su un’isola immaginaria nella prefettura di Okinawa.  Yuna è una bambina ribelle che vive sull’isola immaginaria di Izayoi, al largo della costa di Okinawa, con sua nonna. Suo padre è spesso in missione come biologo marino e sua madre è morta in un tifone quando lei era ancora molto piccola. Stitch piomba nella sua vita proprio come piomba alle Hawaii e diventa rapidamente il suo migliore amico mentre Yuna cerca di aiutarlo nella sua missione per diventare buono. 

C’è il ritorno di personaggi familiari del franchise, tra cui ovviamente Stitch, il Dr. Jumba, Pleakley, Hamsterville, Gantu, Angel, 625.

La serie funge da sequel, ma anche da una sorta di soft reboot, perché gli eventi dei film precedenti (e della serie) sono accaduti, ma si viene a creare una nuova dinamica familiare per  Stitch, in un altro posto e con altre usanze, come se dovesse ricominciare da capo ad essere “più umano”. 

Ad esempio, l’amore di Lilo per l’hula è sostituito dall’amore di Yuna per le arti marziali e ci sono molti casi di personaggi che pregano nei santuari. Viene persino mescolato un po’ di misticismo giapponese con la presenza di yokai sull’isola. Visivamente, lo show è impressionante perché gli sfondi hanno delle composizioni meravigliose e –  soprattutto – l’animazione tipica giapponese è coerente con gli altri prodotti e si vede che è stata prestata particolare attenzione per assicurarsi che personaggi riconoscibili come Stitch, Pleakley e Jumba fossero fedeli al design originale. 

Un altro spin-off debutta in Cina nel marzo 2017, una terza serie animata per la televisione chiamata Stitch & Ai, di tredici episodi. 

Anche qui, i fatti successi nei film precedenti sono esistiti (ci sono dei flashback che lo confermano), dunque, la serie mostra Stitch rapito dai Jaboodies, una fazione di criminali alieni che vogliono usarlo per vincere una guerra spaziale perché scoprono che in Stitch c’è una nuova funzione che gli permette di trasformarsi in una bestia gigante con quattro tentacoli spara-laser.

Stitch fugge di nuovo sulla Terra, finendo tra le montagne Huangshan in Cina e incontra una ragazza di nome Wang Ai Ling, che sta per essere separata dalla sorella maggiore Jiejie dalla loro zia Daiyu, dopo che le sorelle avevano perso i genitori l’anno precedente. Suona familiare?

Stitch fa rapidamente amicizia con Ai e diventa il suo nuovo “cane”, e i due si aiutano a vicenda: Ai aiuta Stitch a respingere gli alieni, mentre lui la aiuta a rimanere in montagna con Jiejie e a respingere i tentativi di Daiyu di portarla in città. 

Non ha avuto tanto successo questa serie, e la storia non è nuova affatto, ma la qualità dell’animazione rimane sorprendente e gli animatori ridisegnano fedelmente perfino i flashback dei prodotti precedenti.

Insomma, l’universo Lilo & Stitch è davvero immenso, che vale la pena riscoprire sfogliando tutto ciò che propone il catalogo Disney