I tempi gloriosi per il cinema nostrano sono acqua passata, è cosa ormai risaputa. Da anni a questa parte l’Italia (tranne rare eccezioni) si è barcamenata perlopiù in produzioni piatte, family-friendly, commedie scialbe, lasciando spesso e volentieri in una posizione scomoda chiunque fosse voglioso d’invertire la tendenza, osando di più. Per fortuna, negli ultimissimi anni, questa tendenza si sta invertendo per davvero. Di recente abbiamo visto emergere prodotti di qualità, rischiosi ed intraprendenti come, giusto per citarne alcuni, Il Primo Re, Dogman, Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot.

In questo contesto, Damiano e Fabio D’Innocenzo avevano stupito tutti nel 2018 con il loro primo lungometraggio, La terra dell’abbastanza. Conquistando consensi in Italia ed in Europa, i due fratelli hanno da subito attirato curiosità sui loro prossimi passi da lì in poi. Ecco che quindi nel 2020 arriva la loro nuova fatica, intitolata Favolacce. Questo film è la prova tangibile che il vento stia cambiando. Ha colpito chiunque, vincendo persino il premio per la miglior sceneggiatura alla 70ª edizione del Festival di Berlino. Una nuova leva di cineasti italiani sta emergendo, e con loro le speranze di una fase di splendore del nostro cinema. Per ora, in questa recensione ci limiteremo a parlarvi del perché quest’opera ha entusiasmato tutti noi più di quanto ci aspettassimo.

Favolacce: trama

favolacce recensione fratelli d'innocenzo

Nella periferia di Roma, una piccola comunità di famiglie passa le sue giornate in modo all’apparenza normale. Eppure, sotto questo velo di placida illusione, si celano dinamiche inquietanti. Odio, invidia e rancore vengono coltivate nel quotidiano dentro i vari nuclei familiari, al cospetto di padri sadici e madri passive. Al fronte di ciò, i soli a preservare la purezza e l’ingenuità dell’animo umano sono i bambini, rei però di esser nati in un ambiente malsano. Così, in questo girone infernale nascosto tra le siepi delle villette a schiera, non vi sono buoni o cattivi, ma solo vittime.

I fratelli D’Innocenzo mettono in scena la loro storia avvalendosi di un cast che restituisce allo spettatore delle prove eccezionali. Forti presenze quelle di Elio Germano e Barbara Chichiarelli, qui nei panni di Bruno e Dalila Placido, una delle coppie protagoniste. Tutti gli interpreti sono sopra le righe, in linea con i toni del film con la loro espressività smodata, quasi animalesca. Si mangia in modo vorace, si urla a perdifiato, si ride sguaiati e ci si dispera sempre, perché disperate sono le circostanze. La tragedia infatti non è data solo dal fattore economico, ma anche dalla condizione di forte isolamento. I membri della comunità, sotto questa bolla che li racchiude, sviluppano comportamenti illogici ed incivili, ma che per loro sono la norma.

Favolacce: analisi

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Considerando quanto fatto in questo film, non c’è da stupirsi se i due registi romani abbiano conquistato persino la Berlinale. Accaparrandosi l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura (che nell’edizione precedente era andata a Claudio Giovannesi per La paranza dei bambini) è proprio qui che il film risplende. In un quadro cittadino marchiato a fuoco dal nulla cosmico, pensare di sviluppare una trama intricata ed avvincente è da considerarsi quantomeno audace come pretesa. Ebbene, non solo i fratelli D’Innocenzo ci sono riusciti, ma hanno proposto qualcosa che in Italia possiamo ammirare di rado, ossia una vera e propria favola dark ben riuscita. Pur prendendo luogo nella vita vera, il tipo d’esposizione dei fatti (voce narrante esterna) e la vasta gamma di personaggi c’immerge in un clima irreale, dove i bambini sono abbandonati a loro stessi nel fronteggiare orde di mostri e streghe terrificanti.

La fiamma vitale è allora nelle sole mani di questi nostri piccoli eroi. Mentre gli adulti sembrano ormai aridi e vincolati gli uni agli altri da legami esanimi, i ragazzini percorrono le tappe proprie di un’età segnata dalla serenità e dalla gioia. In modo goffo ed impacciato ci si approccia ai primi amori, alla scoperta della sessualità, ma il destino toccato loro è fin troppo scellerato ed interferisce inesorabile con le loro vite. Al livello visivo il lavoro fatto è impeccabile, con una cura dei colori eccezionale. Osserviamo nella scelte cromatiche una predominanza di giallo (colore simbolo per antonomasia della follia) e del verde (considerato anticipatore del pericolo), ad enfatizzare la tensione interna alla storia. La macchina da presa si avvicina spesso ai volti in modo asfissiante a sottolinearne le rughe scavate nella pelle, gli occhi strabuzzanti, i denti digrignati: in sintesi, la bestialità dell’uomo.

Favolacce: conclusioni

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Il coraggio di Damiano e Fabio D’Innocenzo è inoppugnabile. Scegliere infatti di portare “in sala” (purtroppo non in senso letterale, viste le circostanze) una tragedia macabra come Favolacce è rischioso, ma rappresenta la mossa giusta da fare se si vuol tornare a proporre opere di qualità. La nuova generazione di cineasti italiani lo sa bene, e questo film ne è la dimostrazione. Così come ne La terra dell’abbastanza, anche qui non si ha la più pallida idea di cosa sia il lieto fine, né il politically correct, e questo ci piace. In più non c’è un’esaltazione gloriosa del male, ma bensì la chiara messa in luce di ciò che le figure contraddittorie di questo film sono per davvero, ossia esseri miserabili e senza speranze.

La pellicola è terrificante, spregevole, senza peli sulla lingua. L’esposizione cruda ed impietosa richiama cineasti europei contemporanei ben distanti dai nostri canoni, come Yorgos Lanthimos e Lars von Trier, pur con le dovute differenze. La passione nel raccontarci queste favolacce è tipica di chi quegli incubi li ha toccati con mano, di chi in quei quartieri desolati vi ha giocato da piccolo. Favolacce è il connubio ideale tra una storia ispirata, degli interpreti in stato di grazia e due registi che, grazie al loro talento, accettano di mettere in atto un’angosciante e turbolenta rivoluzione. Il cinema italiano sembra in buone mani.

Scheda film

Favolacce

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Regia:
  • Damiano D’Innocenzo
  • Fabio D’Innocenzo

Interpreti:
  • Elio Germano
  • Barbara Chichiarelli
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 98 min
Premiere: 11 maggio 2020

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