L’Aquila. Casa mia. Aprile. Cinque del pomeriggio.

‘’Pomeriggio Cinque’’. Mi accarezzo la barba rossiccia sulle punte, tengo ben saldo il telecomando, penso al tatuaggio di Asia Argento.

Barbara strabuzza gli occhi, spalanca le labbra a frasi emotivamente trascinanti:

‘’Tutti abbiamo diritto alla nostra privacy’’.

A tal proposito, parla delle amanti di Salvatore Parolisi. In realtà io sono molto più interessato alle ali di Asia Argento, ma questa storia in qualche modo mi è entrata dentro. Il sentimentalismo dozzinale della D’Urso è un sottofondo che mi disturba e mi affascina, mi allontana e mi tiene con sè… Sto per chiudere gli occhi…

Squilla il telefono. Attilio. Mi desto. Mi gratto la testa. Non rispondo.

‘’Cazzo. L’articolo. Il principale mi fa schizzare il cervello se anche sta settimana non scrivo!’’

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Assassini Nati – Natural Born Killers, è un film del 1994 diretto da Oliver Stone.

Il soggetto scritto inizialmente da Quentin Tarantino, ma poi ripreso e quasi stravolto da Oliver Stone, Richard Rutowski e David Veloz rende centrale la naturalezza della violenza più efferata

condita da dialoghi brillanti e riferimenti, fortemente voluti da Stone, in netto disaccordo con Tarantino, che poi prenderà le distanze dal film, al morboso e mai davvero disinteressato rapporto tra i media e la ferocia umana.

La storia inizia in un bar lungo la route 66, la voce calda e mai rassicurante di Leonard Cohen fa da contorno ad un immaginario totalmente provinciale, quella periferia americana nella quale è così facile che germogli il seme della follia, della confusione tra bene e male.

Mickey e Mallory Knox stanno facendo colazione.

Stiamo aspettando il miracolo (Waiting for the miracle), ma siamo già certi che non avverrà.

Quando Mallory inizia a ballare e viene importunata da alcuni cacciatori su di giri, sulle note punk e acidissime di Shitlist delle L7, non a caso la prima grunge-band tutta al femminile della storia, si scatena la reazione sadica, spropositata e delirante dei due serial killer, che culmina con la filastrocca per decidere l’ultima persona da uccidere.

I due abbandonano il locale lasciando in vita solo un uomo, affinché possa raccontare ai giornalisti che “sono stati Mickey e Mallory”.

Le musiche sono quanto mai varie e incalzanti e sui titoli di testa ci accompagnano in un flashback che lascia una scia di sangue. Rock’n’ Roll Nigger di Patty Smith spalanca le porte alla dolcezza malata e visionaria di Mallory.

Sweet Jane, reinterpretata dalla voce eterea di Margo Timmins dei Cowboy Junkies, è il massimo del coinvolgimento emotivo: voglio essere amato come Mallory ama Mickey in questa scena!

Quando la chitarrina di Dylan entra nel carcere dove è rinchiuso Mickey, è evidente che c’è qualcosa che non va. You Belong To Me, brano tradizionale della cultura popolare americana, interpretato nel corso dei decenni praticamente da tutti, diventa protagonista della scena. Il bianco, il nero, la mano ingorda di Mallory che non smette di andare a tempo, ci accompagna verso la fuga. La trama continua sull’onda di altri omicidi efferatissimi, la colonna sonora si muove per profondità e impatto immediato, dalle sonorità industrial di Nine Inch Nails, Burn, fino a  Peter Gabriel & Nustrat Fateh Ali Khan, Taboo, in una delle scene più alluccinate e allucinanti del film, in cui l’ex Genesis si accompagna al cantante pakistano di qawwaii (musica religiosa tipica del sufismo, la tradizione mistica all’interno dell’Islam).

Ancora Nine Inch Nails con la ballata dark Something I Can Never Have, tratta dall’album di debutto Pretty Hate Machine. Questo brano affronta con la solita potenza autodistruttiva tipica de NIИ il tema della depressione e del suicidio, con suoni serrati e freddi che sembrano non lasciare nessuna via di scampo alla vita.

Ormai il destino per Mickey e Mallory è segnato.

La vecchia scuola Hip Hop di Dr. Dre nel suo The Day The Niggaz Took Over, ci trasporta in un angolo buio di un sobborgo di Los Angeles e solo in quel momento ci accorgiamo di non avere nessun biglietto di ritorno! In questo pezzo, uno dei pionieri del genere si avvale della collaborazione del suo onnipresente amico, tale Snoop Dogg.

natural-born-killers2Arriviamo così, su una nuvola di violenza da fast food e ancora riferimenti continui all’avant-pop, alla naturale conclusione.

La fuga della coppia dal carcere, ancora sparatorie, morti, Wayne Gale (Robert Downey Jr, ma in questo pomeriggio psichedelico Barbara D’Urso), infine il volto senza scrupoli della tv, ingranaggio di un meccanismo perverso, alimentato dalla violenza, rendendo ancora più sanguinari i due serial killer, viene preso in ostaggio.

Naturalmente poco dopo lo uccidono, non prima di aver spiegato che “È come Frankenstein che uccide il dottor Frankenstein”.

I due si allontanano. Ora viaggiano a bordo di un camper, hanno due bambini, aspettano il terzo. Sembra abbiano cambiato vita.

Nelle nostre orecchie The Future, ancora Cohen. Sembra che il canadese abbia scritto il testo dopo aver guardato il film tutto d’un fiato, non c’è traccia di redenzione:

”Tutti chiedono pietà. Ma cosa chiedono?”

Il futuro esiste e ce l’abbiamo davanti, comunque, qualunque cosa sia accaduta prima.

Stone, come Cohen, ci lascia con l’oscura e apocalittica profezia che:

Ci sarà la rottura dell’antico

Codice occidentale

La tua vita privata esploderà senza preavviso

Ci saranno fantasmi

Ci saranno fuochi per le strade

E l’uomo bianco ballerà

 

Vedrai una donna,Natural-Born-Killers-natural-born-killers-19322244-900-506

Appesa a testa in giù

Il viso coperto dalla gonna caduta

E tutti i viscidi poetucoli

Circondarla

Cercando di somigliare a Charlie Manson

E l’uomo bianco ballerà

[…]

Ho visto il futuro, fratello

E’ omicidio.