L’eterna lotta tra il bene e il male, si sa, è stata da tempo immemore (ed è ancora) una delle grandi protagoniste di dibattiti, opere letterarie e teatrali e, non per ultime, opere cinematografiche. Restando, tuttavia, esclusivamente in ambito cinematografico, numerosi sono gli autori che, nel corso degli anni, hanno voluto rappresentare per immagini tale lotta, ognuno a modo proprio, ognuno secondo la propria, preziosa cifra stilistica. Se, tuttavia, ci sono due registi in particolare che in tal senso hanno reso ancora più ricca la storia del cinema, dando il via a nuovi modo di intendere la settima arte stessa, questi sono Martin Scorsese e Quentin Tarantino.
Due estetiche, due mondi, due differenti modi di intendere il fare cinema, ognuno dei quali capace di lasciare il proprio segno. Ma in che modo, dunque, Martin Scorsese e Quentin Tarantino si differenziano tra di loro? Come hanno affrontato entrambi, nel corso degli anni, questa eterna, cruciale lotta tra il bene e il male? Come andremo a vedere a breve, dilemmi morali, religione, vendetta e catarsi giocano qui un ruolo fondamentale.
Da Martin…

Partendo da un pilastro della storia del cinema come Martin Scorsese, dunque, non possiamo non ricordare capolavori (senza paura di esagerazione alcuna) come Taxi Driver (1978), Toro Scatenato (1980), Quei bravi Ragazzi (1990), The Departed (2006), ma anche L’ultima Tentazione di Cristo (1988) e Silence (2016), giusto per fare qualche esempio.
Questi, dunque, sono solo alcuni dei titoli che hanno reso grande il suo cinema. Ma in che modo il regista di New York è riuscito a “fare la differenza”? Riprendendo, dunque, il discorso sul bene e il male, ecco che tali tematiche hanno svolto un ruolo a dir poco centrale nelle sue opere, sia che si trattasse di lungometraggi a carattere gangsteristico, che drammi personali o film in cui la religione (altra grande protagonista) veniva affrontata in modo diretto.
…a Quentin.

E ora, arriviamo al nostro Quentin Tarantino. Vero e proprio enfant prodige che nel 1994 lasciò tutti senza fiato al Festival di Cannes con il suo Pulp Fiction, egli si è distinto, nel corso degli anni, anche per opere del calibro di Le Iene (1992), Jackie Brown (1997), Kill Bill: Volume 1 e 2 (2003 e 2004), Bastardi senza Gloria (2009) e The Hateful Eight (2015).
Anche qui, dunque, il bene e il male giocano un ruolo importante, anche se il confine che li separa non è sempre così netto. Anche qui, importanti dilemmi morali vengono osservati attentamente dall’obiettivo della macchina da presa, senza lasciare, però, dubbio alcuno sul come agire.
Scorsese: colpa e (possibile) redenzione
Nei film di Martin Scorsese, dunque, come già menzionato, questo è un tema a dir poco centrale. E ciò si traduce principalmente in personaggi dal forte impatto emotivo sul pubblico, alle prese con complicati dilemmi morali che fanno da vero e proprio leit motiv all’interno dei vari lungometraggi.
Nessuno di loro è realmente privo di macchia, ognuno ha le proprie debolezze e i propri punti di forza, pur non distinguendosi sempre per una condotta impeccabile.
Tali dilemmi morali sono spesso osservati in forte correlazione con una profonda, talvolta conflittuale religiosità, che prevede in ogni caso un giudizio finale o importanti rimorsi di coscienza, spesso rappresentati anche solo attraverso la silente osservazione da parte di un personaggio nello specifico.
Tarantino: e catarsi fu
Anche Quentin Tarantino è sempre stato affascinato da tale complessa tematica. Eppure, come già accennato, quando parliamo di “lotta tra il bene e il male” non sempre i personaggi sono realmente “del tutto buoni” o “del tutto cattivi”.
Vittime, sovente, di ingiustizie del tutto inaccettabili (e, di conseguenza, con un forte desiderio di vendetta) o loschi figuri già invischiati in situazioni piuttosto ambigue, i protagonisti tarantiniani ci regalano ogni volta la preziosa opportunità di vivere la violenza e la giustizia in modo catartico, decisamente liberatorio.
Ed ecco che qui, al di là di ogni possibile sfumatura, possiamo finalmente dire che il bene trionfa. Con tutti i dovuti prezzi da pagare, s’intende.
La firma di Martin

E per quanto riguarda lo stile registico, invece? Attraverso un’estetica precisa, studiata fin nel minimo dettaglio, che rende spesso ogni film un vero e proprio “manuale di regia” (come non pensare, in tal senso, alla mitica sparatoria di Taxi Driver?), ulteriormente valorizzato da un montaggio serratissimo e da precise scelte musicali che contemplano sovente anche brani rock, Martin Scorsese ha davvero la capacità di tenerci incollati allo schermo dall’inizio alla fine.
La divertita violenza di Quentin

Non è da meno il simpatico Quentin Tarantino, che di una violenza estrema, spesso volutamente esagerata, con un forte effetto catartico e sempre e comunque “divertente e divertita” ha fatto il proprio marchio di fabbrica. Grande peculiarità del suo cinema, tuttavia, sono i dialoghi.
Dialoghi apparentemente privi di contenuti rilevanti al fine della narrazione stanno, in realtà, a far crescere quel senso d’attesa e di tensione nello spettatore, certo che, a breve, qualcosa di molto, ma molto potente accadrà. E poi, naturalmente, c’è un forte citazionismo, degno omaggio al cinema di genere e di serie B di cui lo stesso Tarantino è sempre stato fan e che, grazie a lui, ha finalmente ottenuto la gloria che merita.
Un amore in comune
Martin Scorsese e Quentin Tarantino. Due registi, due estetiche, due differenti modi di affrontare il male sul grande schermo. E se, in conclusione di tale riflessione, volessimo trovare un fattore speciale che li accomuna? Non potremmo, in tal caso, non pensare proprio all’Italia (e non solo, naturalmente, per i cognomi di entrambi, che mal celano origini nel nostro paese).
Nel cinema di Scorsese, gangster italiani stanno spesso a sconvolgere la “tranquilla” vita statunitense. Quentin Tarantino, invece, mostra nei confronti del cinema italiano una vera e propria venerazione. E dopo decenni di grandi soddisfazioni in ambito cinematografico in patria, dunque, non possiamo che essere orgogliosi anche di questi due insostituibili autori che, ognuno a modo proprio, celebrano costantemente anche all’estero il nostro Bel Paese.
