Il carattere si raffina specialmente nelle ultime fasi della vita, quando la nostra vera essenza viene in superficie senza più troppi problemi. Gli anni passano, l’età avanza e la nostra unicità ed eccentricità brillano sempre più forte. Mentre le società indigene venerano questo processo, onorando con assiduità gli anziani, gli americani, ossessionati dai giovani, considerano le persone longeve come morbose, disgustose e fuori dal mondo. Una volta, T. S. Eliot disse che “i vecchi dovrebbero essere esploratori”. Space Cowboys (2000), approfondisce quest’idea con verve, in una storia divertente ed originale diretta da Clint Eastwood e scritta da Ken Kaufman e Howard Klausner. Tramite un evolversi rocambolesco degli eventi, il film dice la sua sul cliché secondo cui più a lungo si vive, meno ne valga la pena.

Frank Corvin (Clint Eastwood), “Hawk” Hawkins (Tommy Lee Jones), Jerry O’Neill (Donald Sutherland) e “Tank” Sullivan (James Garner) erano membri stabili del progetto DAEDALUS, il programma dell’aeronautica militare dedicato ai test sui viaggi spaziali. Nonostante tutti loro sognassero di diventare il primo nucleo di astronauti americani a sbarcare nello spazio, le loro speranze vengono infrante nel 1958 con la formazione della NASA, la quale li rimpiazza con degli scimpanzé addestrati.

Le cose cambiano quando un gigantesco satellite sovietico chiamato IKON va in avaria, minacciando di cadere fuori orbita e schiantarsi contro la Terra. Caso vuole che il sistema di guida per questo satellite sia identico a quello di Skylab, che è stato progettato proprio da Frank Corvin. Grazie alla spinta del mission director della NASA Sara Holland (Marcia Gay Harden), la vecchia squadra avanti con l’età viene reclutata per la missione di riparazione spaziale.

La cosa sorprendente non è tanto la somma dell’età dei quattro interpreti, quanto quella del loro talento. È un piacere guardare veterani di così alto livello prendersi gioco della vecchiaia, così come di se stessi, con tanta facilità e naturalezza.

La regia di Eastwood, che a questo punto si può dire abbia diretto all’incirca qualsiasi genere di film esistente, è solida, riuscendo a coinvolgere e divertire con una storia tutt’altro che banale.

Trattasi inoltre di un film pienamente consapevole dei suoi limiti tecnici, dati dai tempi e dal budget. Non è il classico blockbuster fantascientifico e non vuole fare pieno affidamento sugli effetti speciali. Al contrario, il film cerca di sfruttare la tecnologia disponibile, con il giusto numero di espedienti necessari al raggiungimento dell’obiettivo. 

In virtù di quanto detto, Space Cowboys è più assimilabile a un drama che prende luogo nello spazio, e questa si rivela essere una prospettiva del tutto funzionale a valorizzarne la narrazione.

Il cast nel suo complesso rispetta le grandi aspettative date dai nomi che lo compongono. Eastwood, Jones, Sutherland, e Garner offrono delle prove eccellenti, dimostrando tra loro un’innata chimica. I quattro portano sullo schermo un humor che, inserito nel quadro generale della storia, funziona in modo ottimale.

Sia che lo si veda come film di fantascienza o come una storia drammatica, questa si conferma senza dubbio una tra le migliori pellicole a sfondo NASA e viaggi spaziali. Inoltre, l’idea che non sia mai troppo tardi per inseguire un sogno è un concetto ampiamente condivisibile, a cui chiunque può sentirsi vicino, anche senza essere uno space cowboy.