Il Festival CinemAmbiente torna sotto la Mole dal 1° al 4 ottobre un’edizione speciale in formato ridotto ma di grande qualità. Ad inaugurare la rassegna il documentario di Ron Howard, Rebuilding Paradise, in anteprima italiana.

Correva l’anno 2004 quando il primo eco-movie hollywoodiano, The Day After Tomorrow di Roland Emmerich, lanciò l’allarme clima immaginando l’avvento di uno scenario apocalittico sulla Terra a causa dal riscaldamento globale dovuto all’inquinamento e all’effetto serra. Da allora il cinema ha preso progressivamente coscienza delle questioni ambientali trasferendo sullo schermo le paure e le preoccupazioni collettive per il degrado del nostro pianeta non più in un futuro indefinito, ma entro i confini di un presente sempre più irretito dall’incombenza della catastrofe. Oggi sono migliaia i titoli che, accendendo i riflettori sui cambiamenti climatici e sulla cultura dell’ecosostenibilità, hanno formato un vero e proprio genere green, reso evidente dal moltiplicarsi delle rassegne e dei festival specializzati. Il caso italiano più noto è quello di CinemAmbiente a Torino che, giunto alla sua 23esima edizione, si presenta all’appuntamento del 2020 con un’edizione speciale in formato ridotto ma di grande qualità. Nel claim di quest’anno il nome di un proprio premio storico, “Movies Save the Planet”, nato per testimoniare l’importante contributo che il cinema può offrire sensibilizzando l’opinione pubblica e i governi sui gravissimi rischi che il mondo sta correndo.

Organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, il Festival CinemAmbiente si svolgerà dal 1° al 4 ottobre nelle sale del Cinema Massimo e sulla piattaforma streaming di MYmovies, che ospiterà una selezione dei film in cartellone. In programma 65 film fra lungo, medio e cortometraggio, provenienti da 26 Paesi e quasi tutti in anteprima nazionale, accompagnati da incontri con autori, protagonisti, esperti, presenti in sala o in collegamento online. Una manifestazione per la prima volta non competitiva – fatta eccezione per CinemAmbiente Junior, con i corti realizzati dalle scuole –, pensata per favorire attraverso il cinema la ripresa di un dibattito collettivo sull’ambiente, relegato in secondo piano dopo l’arrivo della pandemia.

Rebuilding Paradise (2020) di Ron Howard

Si comincia, giovedì 1° ottobre alle 17.30, con Génération Greta di Simon Kessler e Johan Boulanger, che intreccia le storie di nove attiviste, dai 12 ai 23 anni, in lotta ai quattro angoli del mondo contro gli effetti del climate change e l’immobilismo della politica sulla scia dell’esempio di Greta Thumberg. Alle 21 spazio all’inaugurazione ufficiale della rassegna con Rebuilding Paradise del premio Oscar Ron Howard, che nel suo ultimo documentario affronta la drammatica attualità degli incendi incontrollabili in California, raccontando la storia di una cittadina rasa al suolo nel 2018 ma determinata a ricostruire quanto andato perso fra le fiamme.

Deciso a raccontare tutta la verità sull’inquinamento da plastica e sulla falsa soluzione del riciclo è The Story of Plastic di Deia Schlosberg che, venerdì 2 alle 18.30, svela come le industrie del gas e del petrolio abbiano manipolato con successo la narrazione del problema e quale possa essere la strategia per uscirne. Sul futuro dell’uomo e il suo ruolo nel mondo si interroga alle 20 Revelation of Jonah degli antropologi Alexander e Nicole Gratovsky, parabola filosofica ispirata al racconto biblico di Giona, sfuggito al suo destino e inghiottito dalla balena. Alle 20.30, con Amussu di Nadir Bouhmouch, ci si sposta a Imider, in Marocco, dove dal 2011 la comunità Amazigh – riunita nel “Mouvement sur la Route 96” – si oppone alla desertificazione causata dalla deviazione delle acque verso la più grande miniera d’argento del Paese.

Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities (2019) di Donna Serbe-Davis

Segue, sabato 3 alle 16.30, l’opera prima del fotografo e studioso di scienze climatiche e ambientali Emmanuel Cappellin, Once You Know, esplorazione intima e personale di una condizione esistenziale segnata dalla consapevolezza della verità sui cambiamenti climatici e sul loro impatto nel futuro. All’impegno civile di un altro grande fotografo è dedicato, alle 18, Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities di Donna Serbe-Davis. Nell’indagare i rapporti di Berengo Gardin con la “sua” Venezia, il film si sofferma sul reportage dedicato al passaggio delle grandi navi da crociera nel canale della Giudecca e davanti a San Marco: denuncia che ha portato all’attenzione internazionale il problema dell’impatto dei giganti d’acciaio sui fragili equilibri della città lagunare. Un invito ad abbandonare la resistenza passiva in favore di una partecipazione collettiva alla lotta per il clima arriva da The Troublemaker di Sasha Snow, che alle 20 approfondisce le ragioni comuni di due percorsi apparentemente agli antipodi: quello di Sylvia Dell, pensionata, madre di quattro figli, non militante estremista, ma semplice e pacifica cittadina, e quello di Roger Hallam, fondatore del movimento inglese Extinction Rebellion. Alle 22 Pariah Dog, esordio di Jesse Alk, racconta invece una storia di vite parallele in cui uomini e cani randagi sopravvivono ai margini dell’affollata Calcutta.

Domenica 4 alle 16 è la volta di Kiss the Ground di Josh e Rebecca Tickell, pellicola che esplora le potenzialità dell’agricoltura rigenerativa come pratica in grado di aumentare la capacità dei terreni di stoccare il carbonio, rimuovendolo dall’atmosfera e determinando il ripristino di ecosistemi alterati. Girato in cinque continenti, supervisionato da più di cento esperti e scienziati, il film è narrato da Woody Harrelson e vede la partecipazione di eco-celebrities quali Gisele Bündchen, Tom Brady, Jason Mraz, Ian Somerhalder, Patricia Arquette e Rosario Dawson. Alle 18, con The Forum, Marcus Vetter entra invece nel meeting per eccellenza dei potenti della Terra, il World Economic Forum di Davos, al seguito dell’81enne fondatore Klaus Schwab, convinto sostenitore del dialogo come metodo di risoluzione dei problemi mondiali. Grazie a una lettera inviata a Greta Thunberg, si instaura un confronto generazionale che dà speranza. Ma il WEF può effettivamente contribuire a cambiare il mondo o è piuttosto, come espressione delle grandi élites globali, parte del problema? Chiude il Festival CinemAmbiente alle 21 The Great Green Wall di Jared P. Scott, un viaggio nel Sahel, guidato dalla musicista-attivista maliana Inna Modja, alla scoperta di un ambizioso progetto di riforestazione che prevede la creazione di una barriera di 8.000 km di alberi attraverso l’intera larghezza dell’Africa, allo scopo di contrastare la siccità e la desertificazione e ridare un futuro a milioni di persone. 

Scopri il cartellone completo su cinemambiente.it

The Great Green Wall (2019) di Jared P. Scott

 

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