I fratelli Coen, il duo familiare più famoso e duraturo del cinema degli ultimi tempi, sono la prova provata che cinema d’autore e grandi incassi al botteghino non sempre si escludono.
I fratelli Coen, Ethan e Joel, per alcuni sono creatori geniali che sanno plasmare a loro piacimento la settima arte, passando dal noir alla commedia, con dei salti mortali che schivano le pallottole tipiche del western, per altri, invece, sono solo due fratelli che inzeppano il cinema di prove di stile e giochi retorici.
Insomma, che i loro film piacciano o no, è ai Coen bros che dobbiamo titoloni come Fargo, Il grande Lebowski e Non è un paese per vecchi, quest’ultimo con quel suo monologo iniziale fatto di parole che riempiono gli enormi deserti americani e quel taglio di capelli di Bardem che ci perseguiterà per sempre.
I fratelli Coen: le origini del loro cinema
Dopo un breve inizio con ruoli precisati, almeno sulla carta, in cui Ethan firmava la produzione e Joel la regia, i due bros diventano un unicum, un mostro a due teste di bravura che a volerli separare ed etichettare si fa solo un’inutile fatica, basta dire I fratelli Coen.
Il cinema dei due è personalissimo, è uno di quei sempre più rari casi in cui s’intuisce chi ha firmato la pellicola solo guardando le inquadrature e ascoltando i dialoghi portati sullo schermo.
La coppia, con l’intesa tipica dei fratelli, che qui raggiunge un livello invidiabile, è in grado di scavare nelle pieghe del noir, del gangster movie e del dramma, ma senza mai perdere quella sottile vena comica tipica della cultura yiddish che lega ogni loro racconto.
La prima prova

I bros iniziano così, nel 1984, e quindi anche noi partiamo da Blood Simple: trama tipica del più puro dei noir con tradimenti, un investigatore privato che decide di fare per sé, ricatti, sangue e poi lei, una giovane Frances McDormand nei panni della dark lady (prima di diventare non solo moglie di Joel Coen, ma anche punta di diamante delle loro pellicole).
Il lato più cupo e desolato di un Texas abbandonato a sé stesso qui si mostra in tutto il suo essere, diventando teatro di omicidi facili e brutale violenza giustificata unicamente dall’affermazione personale. Un inizio in grande stile, quello con Blood Simple, che getta le basi della grande carriera dei fratelli che camminano su ogni genere fino a tornare sempre sui loro straordinari passi.
Ma andiamo avanti, 1990, ancora noir ma stavolta abitato da gangster, mafiosi, lotte clandestine strapiene di soldi e pallottole: Crocevia della morte, (Miller’s Crossing), con il celeberrimo John Turturro; questo è un noir che si avvicina tremendamente ad un gangster movie, ma senza caderci dentro, i fratelli Coen, infatti, rimangono in sospensione tra i due generi iniziando a delineare il loro modo di far film: spaziare da un mondo all’altro concentrandosi molto più su stile, dialoghi e personaggi, piuttosto che sul mero genere da incasellare a tutti i costi.
Partire dal Noir per arrivare ovunque

Dunque, è il 1996 e, se la base di partenza dei fratelli Coen resta indiscutibilmente il noir, in questa splendida pellicola l’horror, lo splatter e la commedia si accavallano l’uno sull’altra per dar vita a Fargo, un pezzo unico del cinema che è valso ai bros un Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e alla loro musa, Frances McDormand, l’Oscar come miglior attrice protagonista.
Un marito odioso, una donna che viene rapita, due killer spietati, ma anche tanto incapaci da riuscire a far ridere in mezzo a tutto quel sangue sparato sul bianco candido del paesaggio innevato. Dramma, noir e commedia cupa si fondono in questo film fatto di inquadrature perfette, silenzi pesantissimi e dialoghi centrati, anche grazie a degli attori incredibili come Steve Buscemi.
Noir e commedia, commedia e noir

Non per tutti ma per loro sì, nel 1998 arriva il cult, il film che li consacra al mondo intero, quel titolo che basta dirlo per veder annuire la qualunque: Il grande Lebowski. Un noir che si tuffa nella commedia o, meglio ancora, una commedia che scivola nel noir è quella in cui si trova a vivere il celebre Drugo, (nella versione originale meglio definito “The Dude” come veniva chiamato il vecchio produttore di Blood Simple), per errore, per uno scambio di persona che darà inizio a tutto.
Lo ricordiamo tutti Jeff Bridges in versione capellone drogato, tutto il giorno in vestaglia e ciabatte, ma con i suoi immancabili occhiali da sole che diventa protagonista di questo assurdo noir scoppiato per una pipì su un tappeto…un tappeto che però “dava un tono all’ambiente” e che per questo va ripagato ad ogni costo.
Insomma, un Macguffin arguto e divertente che da inizio al più celebre film dei fratelli Coen, un delirio allucinato, un noir impazzito, ma che mantiene tutti i suoi punti saldi: c’è l’investigatore, anche se qui è lo sgangherato Drugo che ha in corpo più White Russian che certezze, la dark lady, il riccone che commissiona la ricerca e mille personaggi di contorno che non fanno altro che elevare la pellicola ad un onirico viaggio nella realtà confusa e ridicola di quel mondo inventato.
Il tutto, poi, è narrato dalla voce di Sam Elliot, il cowboy che racconta quello che sente da Jeffrey, vero o romanzato che sia, lui quello sa e quello ci dice. Un film di cui ci s’innamora facilmente, sconnesso e impazzito nel suo essere iper lineare.

E infine, non può non essere citato L’uomo che non c’era del 2001, il noir più puro e semplice dei bros, girato in un elegantissimo bianco e nero che sembra riflettere la luce e farla rimbalzare dove vuole.
Il racconto rispecchia, anche con la scelta di colori, il cupo dramma di un uomo che nessuno vede, un uomo che di fatto non c’è per nessuno. La moglie lo tradisce, lui lo sa ma continua a vivere a testa bassa, almeno fino a quando non ha bisogno di soldi per ficcarsi in un’affare losco. L’amante della moglie quindi gli torna utile proprio per estorcergli il denaro, ma preso da un raptus, il protagonista, il grande Billy Bob Thornton, uccide l’uomo e da inizio a tutto il resto.
Un film da vedere, ma come tutti gli altri, perché che si tratti di noir, puri o sporcati d’altro, o di qualsiasi altro genere cinematografico possibile, i fratelli Coen troveranno il modo per dar vita ad una storia magnifica.
