Con il ritorno nelle sale di Kill Bill: The Whole Bloody Affair ripensiamo il meraviglioso pastiche di Tarantino
Se si pensa al cinema di Tarantino tra le primissime immagini che vengono in mente probabilmente quella di Uma Thurman, infusa di un fascino terribile nel suo completo giallo, scalza (o quasi) quella di Vincent e Mia. Nell’indecisione, si sta comunque parlando delle zone del podio su cui sta assiso comodamente quell’eccezionale caleidoscopio di cellulosa che è Kill Bill.
Un film che cannibalizzando le icone cinematografiche ne è diventato a sua volta una nuova e che fa ora il suo ritorno sul grande schermo (al momento in America, ma la speranza è che arrivi presto anche in Italia) con il titolo di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, un nuovo montaggio del film che, uscito tra il 2003 e il 2004 in due parti, ritrova in quest’occasione l’originaria concezione del regista.
Tutta la sanguinosa faccenda

E che sanguinosa faccenda è quella della Sposa/Black Mamba/Beatrix Kiddo (ruolo totalizzante della Thurman) sopravvissuta esanime al massacro commissionato per gelosia da Bill (David Carradine magnetico quanto riprovevole) durante il suo matrimonio. Tornata cosciente dopo anni di coma e annessi stupri, Black Mamba perpetra la sua lenta e inesorabile vendetta contro la Squadra Assassina Vipere Mortali, il gruppo di sicari di cui faceva parte e di cui è a capo il suo ex-amante Bill.
Dalla forgiatura della lama leggendaria di Hattori Hanzō, all’allenamento di arti marziali con Pai Mei, fino alle lande fatalmente del deserto californiano, la Sposa avanza nella sua vendetta mentre riemergono i ricordi della sua vita passata e della maternità negatagli dal boss.
Kill Bill, che pastiche!

Nella Pop Art il significato viene esternalizzato fino a coincidere con il significante, portando dunque il contenuto in superficie, non superficialmente, ma al livello della forma. Il cinema di Tarantino non fa qualcosa di molto differente in fondo, e non è certamente una novità: una serigrafia del volto tumefatto della protagonista visto attraverso le lenti verdi del detective o l’appropriazione e rielaborazione di immagini (e immaginari) come il getto ematico e graficamente iperbolico degli anime ne sono un esempio.
Infatti, la conoscenza di Tarantino è quella che, contrariamente allo sguardo empirico di un Wenders (di cui pure le “opere giapponesi” non rifuggono da stereotipismi), incontra le varie culture passando direttamente attraverso lo schermo cinematografico, facendovi ritorno in una veste nuova.

L’abito è quello multiforme del pastiche postmoderno (di cui l’opera del regista può esserne la definizione) che trova ancora oggi in Kill Bill le sue estreme conseguenze: film d’exploitation che si muove agilmente dal chambara al kung fu movie di Hong Kong, fino ad approdare perifericamente nella seconda parte allo spaghetti-western.
Eppure, sul piano formale, convivono senza attriti anche lo split-screen, le riprese panoramiche e un montaggio convulso, il bianco e nero e la monocromia, l’animazione giapponese e le musiche, tra gli altri, di Ennio Morricone (direttamente da Leone e Corbucci!), creando così un’apoteosi iconico-simbolica.
Il rape and revenge movie secondo Tarantino
In un equilibrio precario eppure sorprendentemente solido, come solo Tarantino era probabilmente in grado di realizzare, si aggirano personaggi fumettosamente parossistici che cadono uno dopo l’altro in un arco narrativo da rape and revenge movie classico. La violenza, fisica e poi anche sessuale, subita dalla Sposa viene compensata da un’altrettanto brutale vendetta che si concretizza nella “legittima” legge del taglione.

Kill Bill non stravolge questa formula, ma la rinfresca con un pot-pourri di cinematografie in grado di creare una propria mitologia, regalando un’eroina bigger than life. Icona pop impressa nella storia della settima arte la Sposa, passando per la katabasi della sua vendetta (letterale nell’indimenticabile scena della bara), ritrova sé stessa, e dunque il suo nome, solamente alla fine, in quell’abbraccio materno riconquistato.
Un film la cui violenza, criticata come eccessiva all’esordio, risulta oggi ancor più catartica e necessaria nella raccapricciante persistenza di femminicidi sui notiziari.
FAQ
Quanto durerà la nuova edizione Kill Bill: The Whole Bloody Affair?
Kill Bill: The Whole Bloody Affair durerà circa 281 minuti, di cui circa sette minuti mostreranno una scena d’animazione inedita.
Dove posso guardare Kill Bill vol. 1 e vol. 2?
Attualmente i due volumi di Kill Bill sono disponibili alla visione su Netflix.
Da chi è composta la Squadra Assassina Vipere Mortali?
La Squadra Assassina Vipere Mortali è composta dagli indimenticabili O-Ren Ishii/Mocassino acquatico (Lucy Liu), Vernita Green/Testa di rame (Vivica A. Fox), Elle Driver/Serpente montano della California (Daryl Hannah) e da Budd/Sidewinder (il compianto Michael Madsen).
