Certi film sono spesso trattati come fossero dei souvenir cinematografici d’altri tempi. Quasi come una spilla commemorativa scovata in un negozio d’antiquariato, o come la Torre Eiffel in miniatura dai bordi pericolosamente taglienti, ricordo di un viaggio a Parigi e che ora permane sul caminetto di casa, un po’ impolverata, ma pronta a far riaffiorare i ricordi di un’età svanita non appena gli occhi vi si posano sopra.

Top Gun è uno degli esempi più azzeccati di questo genere. Difenderlo come un’opera d’arte sarebbe coraggioso e spericolato. Come artefatto storico, però, è impareggiabile. Se si vuol sapere com’era il pop-movie a metà degli anni ’80, non c’è esempio migliore di questa storia lucida e cromata diretta da Tony Scott, con un concentrato di velocità, testosterone, piloti statuari e aerei scintillanti.

Due giovani, Pete “Maverick” Mitchell e Nick “Goose” Bradshaw, sono rispettivamente pilota e navigatore di un F-14 della marina degli Stati Uniti e, nonostante il comportamento ribelle di Maverick, risultano i migliori dei loro gruppi, così vengono spediti alla Scuola di caccia da combattimento della marina Usa, situata a Miramar (California). La scuola seleziona con severità assoluta gli allievi, futuri Top Gun: chi arriva alla fine deve essere “il meglio del meglio” per preparazione, disciplina, senso del dovere.  

Pur essendo tra i migliori, Maverick continua a faticare con la disciplina, dal momento che quando è in volo troppo spesso si lascia andare ad iniziative a sorpresa, fortemente sgradite al comandante della scuola.
Neanche il rapporto sentimentale con Charlie, la bionda istruttrice, riesce a calmare Maverick, il quale coinvolge nelle sue scorribande l’amico Goose, che finirà col perdere la vita in un incidente.
Maverick, sconvolto, cade in una crisi depressiva, nella quale si agita anche il ricordo del padre, a sua volta pilota, morto in una missione in modo misterioso, e che lo porta a decidere di lasciare la Marina. Alla fine, la scoperta della morte da eroe del padre e la voglia di riscatto avrà la meglio per Maverick, che rientrerà in tempo per una missione d’emergenza, in seguito alla quale deciderà di voler diventare istruttore di Top Gun.

Il film, come ampiamente pronosticabile, fece il botto.
Aveva tutte le caratteristiche per avere appeal sul grande pubblico, tra cui il fascino dell’ambiente militare, le sequenze d’allenamento emozionanti, l’azione mozzafiato, una storia d’amore e la competizione sfrenata.

Era una formula vincente e comprovata, che non ha fatto altro che riconfermarsi tale. Si può affermare che, in modo un po’ provocatorio, il film più che un film ricorda una sequela di spot realizzati con maestria. Tra motociclette, aerei e pettorali sembra di guardare delle pubblicità high-budget, e non c’è da stupirsi se la marina Usa mise a disposizione un armamentario dal valore di milioni di dollari per le riprese.

La struttura del film (anche se forse non servirebbe sottolinearlo) non è realistica. Durante le riprese, un consigliere della marina militare sul set sottolineò che la maggior parte dei discorsi preparatori nelle scuole non avvenivano certo negli spogliatoi e men che meno a petto nudo, ma i produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer avevano idee diverse.

Dopo aver scritturato un giovane Tom Cruise per 1 milione di dollari, l’idea era più quella di un “Flashdance nel cielo” che di un vero e proprio film militare. Se lo si prende come esempio tipo del film commerciale che spopolava negli anni ’80, Top Gun acquista fascino e carisma, proprio come un souvenir che ti sta a cuore.
Le sequenze di volo sono entusiasmanti, la storia (seppur molto debole) si lascia seguire, e nel bene o nel male è la pellicola che ha lanciato Tom Cruise nel mondo del cinema, regalandoci uno degli interpreti più folli e dediti al ruolo della sua generazione.