Era solo il 1996, quando esce nei cinema Scream, il primo capitolo di una saga destinata a rimanere impressa nell’universo cinematografico.
Uno slasher movie che unisce, la suspense del thriller e la sadica violenza unita ad alcuni brevi tratti umoristici.

Un film tendenzialmente unico nel suo genere, in Scream è preponderante la presenza di un cattivo, che non è sovrumano come Freddy Krueger e non è taciturno come Michael Myers. L’assassino in Scream è sempre una persona reale – psicopatica certo – che come in ogni thriller che si rispetti ha un movente legato a filo doppio con una sindrome delirante.

Una saga che col tempo diventa un vero e proprio cult grazie alla sua tensione serrata e martellante e alla narrazione che detta – una battuta dopo l’altra – gli aspetti dell’horror in cui si trovano personaggi che tentano di trovare piste relative all’identità di uno sconosciuto Ghostface.
Con l’uscita del quinto capitolo previsto nelle sale per il 12 gennaio, Scream ritorna a undici anni di distanza. L’ultimo film risalente al 2011 porta la firma di Kevin Williamson alla scrittura e di Wes Craven alla regia, quest’ultimo deceduto purtroppo nel 2015. In attesa di scoprire se il passato tornerà a Woodsboro e in che modo colpirà, è necessario tenere a mente i quattro precedenti capitoli.

SCREAM

«Ti piacciono i film dell’orrore?… Qual è il tuo preferito?»


Il primo Scream inizia con l’ormai iconica uccisione di Casey Becker (Drew Barrymore) per mano di Ghostface.
Una scena in cui il volume della musica sale proporzionalmente all’ansia e, in cui, lo spettatore comprende che ha di fronte qualcosa di diverso. L’anniversario della morte di Maureen Prescott – madre di Sidney – è alle porte mentre a Woodsboro inizia una catena di omicidi ad opera di Ghostface.

Tutto punta a raggiungere Sidney Prescott (Neve Campbell), studente della Woodsboro High School e vittima designata di due assassini che rimangono sconosciuti fino alla fine per poi rivelare il loro piano e confessarsi prima della lotta finale…
Primo capitolo di successo, Scream inizia da subito a lanciare sprazzi di citazionismo cinefilo che diventerà sempre più presente nei capitoli successivi: basti anche solo pensare alle stesse telefonate del killer in cui c’è posto per domande trivial sui film horror più famosi e alle regole dettate da Randy (Jamie Kennedy) durante la festa horror a casa di Stò Macher (Matthew Lillard).

Il film gioca con l’orrore sfruttando dei meccanismi di attesa e suspense attraverso un falso e brevissimo gioco delle parti tra il killer e la vittima al telefono. La tensione psicologica è alle stelle e i rapporti tra adolescenti sono un rimbalzo continuo di battute black-humor e ipotesi di colpevolezza.
Scream ripone la sua unicità nel fatto di essere un horror che – secondo la più classica delle regole – racconta la storia di un assassino feroce che fa strage di liceali col suo affilato coltello.
I colpi di scena non mancano e si inizia a delineare quella necessità di metacinema che verrà fuori completamente nei due sequel successivi.

SCREAM 2

«Qualcuno vuole fare un serial grazie al casino che si è creato tra film e omicidi, quindi dobbiamo osservare le regole di un serial. Prima di tutto il numero dei morti aumenta, seconda cosa le scene del delitto sono sempre più elaborate, più sangue, più orrore, una carneficina…»

È così che Randy (Jamie Kennedy) spiega a Linus Riley (David Arquette) le linee guida dettate dal secondo capitolo di un horror. Si ricomincia!
A distanza di un paio di anni dagli omicidi di Woodsboro esce al cinema Stab (Squartati) il film tratto dal libro scritto dalla giornalista Gale Weathers (Courtney Cox) che racconta l’orrore vissuto da Sidney che, stavolta frequenta il Windsor College.

La prima uccisione avviene proprio all’interno di un cinema durante la proiezione e in sala. Molti hanno il volto coperto dalla ormai celebre maschera di Ghostface.
Stesso costume, assassini differenti questa volta! Durante tutto il film le uccisioni sono chiaramente legate alla protagonista e sul finale si ripercorre il concetto di vendetta contro Sidney così come avviene nel primo capitolo.

L’identità nascosta fino alla fine va a braccetto con la teatralità della morte e con l’imitazione della violenza cinematografica nella realtà. Il ciclo ricomincia, il serial cinematografico riporta in scena più violenza e più efferatezza, così Scream 2 ironizza sulla prevedibile serialità degli horror disseminando – anche qui – citazioni di film celebri mettedno in scena punti di vista discordanti sul tema.

In Scream 2 finanche le vittime hanno il nome che ricorda le vittime del precedente film, una rievocazione di ciò che è già accaduto come terreno fertile per dare alla storia continuità. Quest’ultimo concetto si inserisce nel metacinema inteso come rappresentazione non solo dello stesso Stab, ma anche ad una schiera di attori che sono diventati parte della sfera cinematografica e televisiva della cultura pop anni Novanta.

SCREAM 3


«Era un gioco facile Cotton, dovevi solo dirmi dov’è Sidney, ormai hai perso!»

Il terzo capitolo, uscito nel 2000, si apre con la morte di Cotton Weary, primo sospettato della morte di Maureen Prescott e poi scagionato. Anche qui il killer torna sempre più feroce e carico di odio vendicativo e ha bisogno della sua desiderata vittima: Sidney Prescott.

Tutto ricomincia a Los Angeles, sul set di Squartati 3 (Stab 3). Questa volta tutti i personaggi iniziano ad essere uccisi seguendo lo schema del copione del film e su ogni vittima viene lasciata la foto di Maureen Prescott.

Qui il collegamento al passato è espresso fin da subito e il film gioca nel prendere alcune sfumature del poliziesco, poiché man mano che l’elenco delle vittime si allunga, si avvia una parallela caccia all’assassino.

I personaggi sono tutti potenziali vittime e – allo stesso tempo investigatori non autorizzati come Linus Riley (David Arquette) o come “le due Gale Weathers” (Courtney Cox l’originale e la sua copia Jennifer Jolie) che si recano nell’archivio della casa di produzione per trovare informazioni sulla madre di Sidney alias Rina Reynolds.
Ogni personaggio ha un doppio che solitamente si rivela essere più nevrotico, presuntuoso o emotivamente instabile.

Il delicato “fattore ironia” è giocato proprio attraverso i contrasti tra i membri del cast di Stab 3 e i protagonisti originali.
All’interno di Scream 3 il cinema è inteso in senso più generico come sistema produttivo, come generatore di successo e fallimento, come emblema di effimeri ricordi. Un riferimento a ciò è dato dal cameo di Carrie Fisher in cui interpreta l’attrice scartata al provino per Star Wars e ora relegata a fare l’archivista per la produzione.

Scream 3 è metacinema giocato sia sui toni del thriller, nei momenti di suspense in cui è presente l’assassino, sia sui toni dell’horror per quanto riguarda “le uccisioni di gruppo”.
La caccia finale è tutta in uno spazio chiuso, claustrofobico, con stanze segrete senza uscita. Una lotta alla sopravvivenza in cui restare vivi è il premio più grande e fuggire non è abbastanza.

Questo terzo capitolo riporta in vita il passato degli inizi: il set è la casa di Woodsboro e un terreno di scontro che ritorna così come ritornano i fantasmi dal passato. Scream 3 inserisce in alcune scene la componente soprannaturale – o presunta tale – nei contesti in cui Sidney raggiunge la sua maggiore vulnerabilità emotiva.

Scream 3 è la fine dei giochi, è la resa dei conti tra Sidney e il suo più profondo antagonista legato a sua madre e al suo passato. È colui da cui tutto parte, un figlio respinto che offre moventi dando inizio alla persecuzione di una protagonista vittima di una bolla mediatica che la trasporta per tre interi capitoli, oltre che vittima del desiderio di vendetta.

SCRE4M

«Un gruppetto di ragazzini logorroici che si mettono a decostruire i film horror, finché non arriva Ghostface che li uccide uno per uno…le solite metacazzate postmoderne…»


Il quarto capitolo si apre con una critica alla prevedibilità dell’horror e agli effetti dei sequel a lungo termine, privi di originalità ad opera di personaggi che passano da un sequel all’altro dell’ormai noto Squartati (Stab 6 e Stab 7).


Come nel primo Scream anche in questo quarto capitolo si comincia da un anniversario, questa volta relativo alle stragi di Woodsboro.
Un abbondante decade è già passata e nella cittadina californiana sono ricominciati una serie di omicidi che coincidono esattamente con il ritorno di Sidney Prescott che, ora è tornata per promuovere il proprio libro.
Gli ormai tre superstiti – Sidney, Linus e Gale – si ritrovano a lottare anche in questa occasione, anche se la violenza è sempre ai massimi livelli e si lascia intendere con facilità quali saranno le vittime destinate a morire.
Meno prevedibili sono i volti degli artefici. L’elemento mediatico si rivela un tema centrale, se non addirittura movente degli assassini.

Come nei tre capitoli precedenti anche qui l’ironia gioca il suo ruolo insieme ad una sempre crescente spettacolarizzazione della morte. Come nel secondo Scream i personaggi trattavano il tema della servilità, qui si punta sul remake.

Scre4m per certi versi è un ritorno alle origini, una citazione necessaria che riporta tutto a Woodsboro, in un contesto di liceali al tempo di webcam e social network.
Il gioco della paura riprende forma e, questa volta, i dialoghi con l’assassino sono un po’ meno verbosi, c’è più lotta e l’ironia è più finalizzata alla storia rispetto al capitolo precedente in cui c’era un confronto di parti tra protagonisti originali e “surrogati”.

Le citazioni al genere horror si sprecano anche in Scre4m, dove i riferimenti fanno parte degli stessi personaggi: basti pensare al poliziotto Anthony Perkins (Anthony Anderson) che guarda caso fa pensare proprio a Psycho.
Il ritmo è serrato e la suspense è continua e persistente e non si può non trovare riferimenti al primo Scream soprattutto nella seconda parte del film.

Scream è una sinistra e orrorifica fiaba postmoderna che nell’arco di circa venticinque anni ha dettato uno stile tutto suo e rimesso in discussione le scelte narrative, stilistiche e produttive proprie del cinema horror.
È un punto di partenza in cui si mescolano le sfumature di alcuni generi e si ripropone un immaginario in cui si intensifica l’eterna lotta tra bene e male.