In più di un’occasione è stato detto che il genere western, per decenni un punto fermo della cinematografia mondiale e fonte di enormi incassi al box office, è “morto”. Confermare ciò significherebbe sopravvedere sui numerosi titoli del genere usciti negli anni recenti, validi tanto quanto i loro predecessori.

Cominciamo con una semplice domanda: cos’è un western? 
Non sono solo deserti, cavalli e cappelli da cowboy. Questo genere cinematografico si svolge ai margini della società, lungo la frontiera, dove la legge e l’ordine sono spesso opinabili e le storie sono raccontate con ampi tratti archetipici. La violenza – anche senza essere una necessità – dà quindi l’impressione di poter scoppiare in qualsiasi momento. Il destino manifesto, il compromesso morale, la vendetta, il razzismo e il sessismo sono temi spesso esplorati nei western.

Nonostante ciò, il western rimane altamente fluido e si lascia ibridare con altri generi: in questi ultimi vent’anni abbiamo avuto dei film che non è sbagliato definire anche d’azione, thriller, commedie, horror, e la lista continua.
Scegliendo i migliori film western del 21º secolo, abbiamo preso in considerazione innanzitutto la varietà. I film in questione rappresentano una cavalcata di sottogeneri occidentali, ideologie e stili. Nel Far West di oggi, l’originalità è la chiave per il successo.

Terra di confine – Open Range

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Kevin Costner ha vinto un Oscar per il primo western che ha diretto, Dances With Wolves (Balla coi lupi), ma il suo atteso ritorno al genere è ancora più abile e soddisfacente. Open Range vede Costner e Robert Duvall nei panni di due cowboy che guidano il loro bestiame attraverso la terra di confine (“open range”, per l’appunto), attirando su di se l’astio di un rancher locale, interpretato da Michael Gambon.

Le tensioni divampano, mentre i protagonisti si rendono la vita impossibile l’uno contro l’altro, fino a quando tutto culmina in una resa dei conti. Sullo schermo, Costner raramente è stato meglio. Dietro la macchina da presa non è mai stato meglio; i personaggi ricchi e la tensione di montaggio sono totalmente accattivanti e coinvolgenti.

La Proposta

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Il primo western australiano in questa lista arriva per gentile concessione del regista John Hillcoat (The Road) e dello sceneggiatore Nick Cave, frontman di Nick Cave and the Bad Seeds. La Proposta è poetico e doloroso quanto ci si aspetterebbe dai suoi due artefici. Guy Pearce interpreta Charlie Burns, uno dei noti fratelli Burns, che viene catturato insieme a suo fratello minore Mikey (Richard Wilson), e gli viene ordinato di rintracciare e uccidere suo fratello maggiore, Arthur (Danny Huston). In caso contrario, suo fratello minore verrà impiccato.

La Proposta è un film di estrema violenza e moralmente paradossale. La violenza può essere soffocata solo con più violenza, e la pace che i poliziotti cercano può essere raggiunta solo uccidendo chiunque sia abbastanza malvagio da uccidere. L’intero film sembra come provenire da un angolo lontano dell’Inferno, dove i vili sopravvivono – per un po’ – per rendere la vita più difficile per tutti gli altri.

I segreti di Brokeback Mountain

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Romantico, incredibilmente tragico, con I segreti di Brokeback Mountain Ang Lee ha sovvertito tutte le aspettative del genere western raccontando una storia d’amore senza tempo tra due uomini le cui vite sono strettamente legate. La loro relazione inizia quando Ennis Del Mar (Heath Ledger) e Jack Twist (Jake Gyllenhaal) vengono assunti per accudire le pecore insieme, il tutto mentre nella bassa stagione le loro vite dovrebbero in teoria proseguire da eterosessuali, ognuno per la propria strada.

Ang Lee concepisce I segreti di Brokeback Mountain con fare dolce, come un’iconica avventura di passione e sentimento. Alla sceneggiatura tocca un peso specifico enorme, tanto da essere stata premiata con un Oscar, insieme alla regia. Ledger e Gyllenhaal sfoggiano delle prove indimenticabili, e Anne Hathaway e Michelle Williams brillano nei ruoli di supporto come mogli di Ennis e Jack. Il film sembra costantemente alla ricerca di ciò che non viene detto: il romanticismo è reale, ma i sentimenti sembrano confondere tutti coloro che sono coinvolti, che stanno facendo del loro meglio per trovare la felicità in un momento e un luogo in cui l’onestà sembra solo un illusione.

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Con una delle fotografie più sorprendenti del decennio, il film di Andrew Dominik è tanto dettagliato e approfondito quanto il suo titolo. L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford vede Casey Affleck nei panni del codardo in questione, intento ad insinuarsi nella famiglia criminale di Jesse James (Brad Pitt), in cerca di accettazione, amicizia, e riconoscimento del proprio valore. Tuttavia col passare del tempo, Ford fallisce nei suoi obiettivi, comprendendo che l’unico modo per ottenere la tanto bramata gloria è uccidere Jesse James stesso.

Il film di Dominik è lungo quasi tre ore, e le fa sentire a pieno, ma L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford è sui momenti di contemplazione strettamente legati agli atti di criminalità, sulle piccole umiliazioni che si accumulano nel tempo e alla fine rovesciano tutto. Si tratta di un’epica western pensierosa, lussuosa e intelligente, e ogni suo frame – da ringraziare il direttore della fotografia Roger Deakins – racconta una storia assestante, nella loro bellezza.

Non è un paese per vecchi 

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Diretto dai fratelli Coen, un racconto amorale moderno, un neo-western nello stile classico, Non è un paese per vecchi lo si percepiva cult senza tempo già immediatamente dopo la sua uscita, ed il passare degli anni non ha fatto altro che solidificare la sua pretesa di status classico. Basato su un romanzo poliziesco di Cormac Mccarthy, il film vede Josh Brolin nel ruolo di Llewelyn Moss, un tranquillo bracconiere che si imbatte in una scena del crimine violenta nel deserto e si ferma a prendere una valigia piena di soldi. Ma non ne viene fuori un delitto perfetto: un angelo della morte conosciuto come Anton Chigurh (Javier Bardem) è sulle sue tracce, e con un cannone da bestiame al suo fianco, infligge la morte a chiunque incontri sulla sua strada.

In Non è un paese per vecchi la violenza assume sembianze contraddittorie, rendendo difficile la distinzione dei momenti in cui rimane giustificata o, al contrario, diviene gratuita e crudele . I partecipanti a questo gioco mortale stanno obbedendo alle regole, inventandosene anche di proprie, senza l’approvazione del resto dei giocatori. Tutto sembra semplice ma assolutamente insensato, in un nobile western che sembra essere inutilmente sanguinoso, celando una narrazione accattivante, deprimente, struggente.

Il petroliere

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L’ovest americano è stato costruito su sangue, sudore e olio; Paul Thomas Anderson mescola queste sostanze e ne tira fuori Il petroliere, un capolavoro che atterra come un pugno in faccia. Daniel Day-Lewis interpreta un petroliere avido il cui piano di sottrarre un’intera città alle proprie risorse naturali è sfidato da un predicatore locale, interpretato da Paul Dano. Ma questo cosiddetto uomo di Dio non è un santo, e forse cela un animo malvagio come quello del nostro vigoroso antieroe.

Il petroliere, con la sua estetica sbalorditiva, con una colonna sonora indimenticabile firmata da Jonny Greenwood dei Radiohead, non è interessato al piccolo crimine occasionale tipico del Far West. Si parla invece della più grande truffa di tutte le truffe, e Anderson – adattando liberamente un romanzo di Upton Sinclair – non ha paura di accusare il capitalismo e la religione del loro coinvolgimento. 
È amaro, è complesso, è stupefacente.

Il Grinta

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I fratelli Coen tornato per la seconda volta in lista con un remake di un classico di Hollywood. Ne Il Grinta troviamo Hailee Steinfeld, nel suo debutto cinematografico nominato all’Oscar, nei panni di una ragazza il cui padre viene ucciso da un criminale spregevole, spingendola ad assumere un uomo per ucciderlo. L’uomo in questione è Rooster Cogburn, interpretato con una malleabile scontrosità da Jeff Bridges. Che sia il dolore e la brutalità del vecchio West, che siano battute stupide, la credibilità rimane immutata.

Il film è ovviamente un western ma, usando la struttura di un genere familiare, tenta di sovvertire le nostre aspettative sulla storia che pretende di raccontare. La versione del film dei Coen è sanguinosa, sciocca, ostile, piena di eroi e cattivi che ci deludono, ma che non smettono mai di stupirci.

Rango

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Il film d’animazione di Gore Verbinski, vincitore agli Oscar, vede Johnny Depp nella vocei di Rango, un camaleonte domestico che vive in una gabbia da così tanto tempo che ha perso la testa, o almeno il suo senso d’identità. Quando viene gettato dall’auto di famiglia, finendo sperduto nel deserto, s’imbatte in una selvaggia città del West piena di eccentrici delinquenti. Il camaleonte decide così di fingere di essere un grande eroe pistolero. La messinscena funziona abbastanza bene, finché non è costretto a calarsi nella parte per davvero.

Con un bizzarro design del personaggio, azione inaspettatamente intensa e un senso dell’umorismo davvero brillante, Rango è un film estremamente insolito. È un vortice di animazione originale e personaggi intriganti, il tutto condito in salsa western. Depp in questo film è in stato di grazia, proprio come Verbinski, che trova nella pellicola uno sfogo ideale per la sua particolare, sfacciata stranezza.

Django Unchained

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Il primo western di Quentin Tarantino è un film audace, che prende spunto dagli spaghetti western per poi spostarsi a sud degli Stati Uniti. Jamie Foxx interpreta il personaggio principale, uno schiavo che diventa un cacciatore di taglie, finendo sotto l’ala protettrice del carismatico Christoph Waltz. Il suo unico obiettivo è salvare sua moglie, interpretata da Kerry Washington, dalle grinfie feroci del suo sadico “proprietario”, interpretato da Leonardo DiCaprio.

Django Unchained mette al centro l’odio, il razzismo e il brutale sfruttamento dell’epoca, temi verso i quali Tarantino mostra disprezzo attraverso l’inaudita violenza della vendetta che Django scatena sui suoi oppressori. Anche qui si alternano sequenze di violenza ingiustificabile e attimi di pura estasi vendicatrice. È un incredibile gioco di equilibrio, con Waltz e DiCaprio che interpretano i due estremi etici nel modo più affascinante possibile, e con Foxx che incarna uno degli ultimi eroi del West.

La ballata di Buster Scruggs

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Terzo film in lista per i Coen, quest’opera dimostra come, dopo quei due colpi da maestro, i registi avevano ancora un asso nella manica. La ballata di Buster Scruggs è un film antologico, che racconta una serie di storie – alcune divertenti, altre tristi – su cowboy cantanti, omicidi, rapinatori di banche sfortunati, cercatori solitari, attori malinconici, pionieri spaventati e passeggeri di carrozze mal assortiti nel vecchio West.

Che cosa collega questi racconti bizzarri? Indizi per rispondere a tale quesito sono disseminati qua e là lungo la narrazione. La ballata di Buster Scruggs non è così casuale come sembra, ed ognuno dei suoi racconti ruota attorno a un tema specifico e ineludibile. Si potrebbe anche sostenere che queste storie rappresentino un microcosmo dell’opera dei Coen, con la loro sensibilità stilistica a farne da collante. È un grande omaggio al genere western, capace di fare da resoconto artistico per la vita professionale dei due registi.